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Politica Estera

Ucraina, invio armi: perché la scelta è illegittima

Di Marco Paganelli 20 Marzo 2022 – 17:11 2 min di lettura

biden stoltemberg(ASI) Sembra che lo voglia a tutti i costi. Pare che l’attenda con impazienza. L’irrefrenabile Volodymyr Zelensky è tornato a non escludere un possibile conflitto mondiale se le trattative, con l’omologo russo Vladimir Putin, dovessero fallire. 

Le armi che la Nato continua a inviare, all’esercito guidato dal comico di Kiev diventato Capo dello Stato, stanno già producendo la deflagrazione totale delle relazioni internazionali. Il Beppe Grillo, dell’Europa orientale, ha convinto gli alleati a dichiarare guerra, seppur non formalmente, alla Russia.

L’Occidente, ormai privo di identità e accecato da una sottomissione totale agli Stati Uniti, ha aderito all’ appoggio di questa follia, dimenticando di riflettere autonomamente sulle conseguenze di una opzione così pericolosa. Essa non ha alcuna base giuridica. L’autodifesa collettiva è infatti un diritto il cui esercizio, però, deve essere autorizzato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. L’organo decisionale di tale ente, che ha sede presso il Palazzo di Vetro di New York, non si è mai espresso in tale senso. Non ha dato quindi luce verde ad alcun aiuto nei confronti dell’Ucraina.

La diretta interessata non è membro inoltre del Patto Atlantico. Ciò comporta l’impossibilità di applicare l’articolo 5 del Trattato di fondazione dell’organizzazione, siglato dagli aderenti il 4 aprile 1949 a Washington, per richiedere assistenza militare.

L'iniziativa di Mario Draghi, di inviare armi all’Ucraina, ha generato una violazione dell’impegno a ripudiare l’impresa bellica “come mezzo di risoluzione delle controversie”, elemento sancito dall’articolo 11 della Costituzione italiana.

Il silenzio, davanti alla scelta di calpestare quest'ultma, conferma, per l’ennesima volta, come Roma sia diventata una marionetta manovrata dalla Casa Bianca e dall'Unione europea. Tale servilismo denota pure la poca attenzione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, verso i suoi doveri sanciti dall'articolo 87 della Carta fondamentale del nostro Paese. Il numero uno del Colle ha perso il proprio ruolo di arbitro, che era finalizzato al mantenimento di un necessario equilibrio istituzionale. Ha dimenticato da tempo l'obbligo di non promulgare i decreti legge, varati da Palazzo Chigi, se contengono aspetti non attinenti al dettato costituzonale. Pare che abbia obliato inoltre il potere di rinvio alle Camere, con un messaggio motivato, dei provvedimenti, varati dalle stesse, contenenti elementi di illegittimità.

E' venuta meno quindi la divisione dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario) in nome dell'emergenza, prima sanitaria e oggi legata al conflitto, intesa sempre più come metodo di controllo  delle cose e delle persone.

La democrazia, insomma, è un ricordo lontano presente solo più nei libri di Storia.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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