(ASI) L’Unione Europea ha formalizzato un regolamento che prevede la graduale eliminazione delle importazioni di gas naturale russo entro il 30 settembre 2027, rendendo giuridicamente vincolante una decisione politica maturata nel corso degli ultimi anni. Il provvedimento è stato adottato dal Consiglio dell’Unione Europea il 26 gennaio 2026 dopo che Parlamento e Stati membri avevano già trovato un accordo di carattere legislativo e strategico.
Il testo del regolamento, una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE, entrerà in vigore e sarà direttamente applicabile in tutti i paesi membri. La normativa stabilisce scadenze precise: dal 1° gennaio 2027 sarà vietata l’importazione di GNL (gas naturale liquefatto il cui trasporto avviene via nave) e, dal 30 settembre 2027, anche le importazioni di gas tramite gasdotto saranno proibite. Le sanzioni previste per il mancato rispetto delle regole includono penalità finanziarie significative per imprese e operatori che non ottemperano al divieto, con multe calcolate anche in percentuale del fatturato globale annuo.
Il Commissario UE all’Energia, sottolinea che l’obiettivo è ridurre la dipendenza da Mosca e limitare la leva geopolitica esercitata attraverso l’energia, soprattutto dopo che la Russia aveva fornito storicamente una quota molto significativa del gas consumato nell’UE.
GAS RUSSO e GAS AMERICANO
Con la graduale riduzione di approvvigionamento del gas russo, il GNL americano è quello che subirà una maggiore impennata della richiesta, dopo la Norvegia che è il primo fornitore tramite gasdotti. In un quadro geopolitico più ampio, le principali differenze tra gas russo e gas americano (in particolare GNL statunitense) emergono principalmente nelle modalità di trasporto e nei costi complessivi per l’Europa, dovuti alla logistica legata alla tipologia di fornitura; di fatto non sussistono differenze di qualità tra i due gas.
La maggior parte del gas russo importato dall’Europa veniva fornita attraverso i gasdotti. Negli ultimi anni il gas russo è stato anche esportato nella forma di GNL (gas naturale liquefatto, ossia gas raffreddato per essere trasportato via nave). Tuttavia il prezzo del gas russo via pipeline risulta essere anche del 30-40% più basso rispetto al GNL statunitense.
Gli Stati Uniti infatti esportano principalmente GNL, che tende ad avere costi complessivi più alti, in quanto la filiera logistica risulta più complessa e quindi più costosa rispetto alla consegna via gasdotto. La liquefazione e il trasporto via nave, aumentano i costi di almeno circa 15% rispetto al gas in ingresso alla produzione.
Il passaggio dal gas russo ai flussi di GNL ha avuto quindi un impatto diretto sui prezzi dell’energia finale in Europa. E l’aumento delle importazioni di GNL USA ha sì contribuito a mantenere l’approvvigionamento, ma a un costo più elevato per le bollette rispetto alla precedente dipendenza da gas russo, in particolare durante i periodi di elevata domanda.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia
Foto AI Sora su input Carlo Armanni



