In Corsica dilaga la protesta: disordini e tafferugli tra manifestanti isolani e polizia francese, dopo il tentato omicidio in carcere dell’indipendentista Yvan Colonna.

Scontri in Corsica 4(ASI) Roma – Numerosi disordini e scontri si stanno susseguendo in Corsica tra gli isolani e le forze dell’ordine parigine. Il fatto scatenante è il tentato omicidio in carcere di Yvan Colonna, avvenuto nella prigione di Arles dov’era detenuto. 

Militante indipendentista corso, il 13 dicembre 2007 Colonna venne condannato all’ergastolo in quanto indicato come l’autore dell’omicidio del prefetto Claude Érignac, avvenuto il 6 febbraio 1998 ad Ajaccio.

Secondo le dichiarazioni ufficiali, il movente religioso sarebbe all’origine dell’evento. Franck Elong Abé, radicalizzato islamista di origine camerunense e detenuto per associazione a delinquere finalizzata alla preparazione di atti di terrorismo, avrebbe ricevuto delle offese sulla sua fede da Colonna. Nella giornata del 2 marzo, il 36enne musulmano si sarebbe vendicato degli insulti aggredendo l’indipendentista corso per poi strangolarlo. Ben otto minuti sarebbe durata l’aggressione che ha portato Colonna allo stato di coma.

Ora Yvan Colonna si trova ricoverato, in gravissime condizioni, all’ospedale di Marsiglia, ma la dinamica della vicenda non ha convinto il popolo corso. “Dato che per Colonna vigeva lo status di Detenuto Particolarmente Sorvegliato, e quindi sotto il controllo costante delle autorità carceraria, com’è possibile che per otto minuti nessun agente preposto sia intervenuto per frenare il tentato omicidio?” – questa è la domanda che i movimenti nazionalisti corsi pongono a gran voce alle istituzioni francesi. Il 4 marzo, commentando la vicenda del carcere, Gilles Simeoni, Presidente del Consiglio esecutivo della Corsica, asserisce: “Il tentato omicidio contro Yvan Colonna è uno scandalo di Stato. Non vogliamo che l’indagine venga soffocata o seppellita. Chiediamo l’immediata nomina di una commissione d’inchiesta congiunta”.

La poca chiarezza sui fatti ha scatenato le proteste in tutta la Corsica. A Corte, occupazione dell’Università della Corsica Pasquale Paoli e di altri collegi e licei. Il 4 marzo, al porto di Ajaccio i lavoratori del Sindicatu Travagliadori Corsi hanno bloccato l’attracco di un traghetto, proveniente da Tolone, su cui erano imbarcate squadre antisommossa di rinforzo alla polizia locale. Sempre ad Ajaccio, nella sera del 9 marzo, durante una manifestazione in solidarietà a Colonna con centinaia di attivisti, sono stati appiccati incendi e alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nel Palazzo di Giustizia. Nei giorni successivi, migliaia di persone hanno proseguito le manifestazioni a Bastia, Corte e Ajaccio registrandosi altri violenti scontri con le forze dell’ordine. Questo è il bilancio di una settimana di proteste, le quali proseguono anche in queste ore.

Il tentato omicidio dell’indipendentista corso, sembra aver fatto da miccia a stati di malessere e sentimenti di ribellione più profondi nell’isola. Ridestando, forse, l’antico sogno dell’indipendenza della Corsica. In merito a ciò, in un articolo del giornale online Corsica Oggi, dal titolo “Sostegno a Yvan Colonna: nuovo raduno regionale previsto in un contesto di forti tensioni”, si legge: “Le tensioni sono altissime. Non è bastata la lettera della sorella di Yvan Colonna che chiede ai giovani di non correre rischi: loro sono scatenati e a volte la rivolta sembra perdere la bussola. Forse c’è tra questa gioventù una parte di persone solamente lì per dimostrare violenza; ma considerare la rivolta solamente sotto quest’angolo è riduttivo. Disoccupazione e costo della vita altissimi, speculazione fondiaria che toglie l’accesso alla propria terra, rifiuto del riconoscimento (reale) della specificità corsa: c’è in Corsica un malessere. Una voglia di libertà e di riconoscimento che aggiunti alle poche prospettive offerte a quella gioventù crea un ambiante esplosivo. L’aggressione a Yvan Colonna è stato il colpo di troppo, una tragedia che si può risolvere solo con una soluzione politica forte. Quando la risposta dello Stato è solo, per ora, la revoca dello status di “Detenuto Particolarmente Sorvegliato” di Yvan Colonna, si pensava seriamente che le cose possano andare meglio? Questo viene recepito come un affronto. Anche se è stata aperta una piccolina finestra dal Primo Ministro Jean Castex che ha dichiarato che c’è una “riflessione” in favore di Alain Ferrandi e Pierre Alessandri, i due altri condannati del “commando Érignac”, la Corsica aspetta sempre una vera risposta politica”. 

Come detto, le proteste sull’isola sembrano non cessare. Anzi, per domenica 13 marzo le forze nazionaliste hanno indetto una manifestazione unitaria, nella città di Bastia, dal titolo “Statu Francese Assassinu”, in sostegno di Colonna, per la libertà dei patrioti corsi detenuti e il riconoscimento del popolo corso.

Sulla situazione della Corsica, l’Associazione italo-corsa Pasquale Paoli ha rilasciato alcune dichiarazioni ad Agenzia Stampa Italia. Gabriele Bini, Vicepresidente dell’Associazione, dichiara: «Quello che sta accadendo adesso in Corsica è sconcertante. Come Associazione, ci stringiamo intorno al popolo corso sceso in piazza per protestare, accusando la Francia di complotto e di nascondere la verità sull’accaduto. Infatti, all’inizio era stata diramata la notizia dell’assassinio di Colonna, per poi smentirla poco dopo dichiarando che le sue condizioni fossero gravissime e il conseguenziale trasferimento in ospedale.

Inoltre, condanniamo fortemente l’invio di circa 1500 militari francesi in Corsica, visto che i corsi hanno tutto il diritto di protestare e la Francia non può evitare di dare, per sempre, le reali spiegazioni sull’accaduto. Lo Stato francese si ricordi che i corsi non sono nati ieri e hanno il pieno diritto di sapere la verità.

L’Occidente, oltre che avere un occhio di riguardo per la crisi russo-ucraina, inizi a puntare la lente d’ingrandimento anche sulla questione corsa, che, se non verrà risolta, potrebbe portare ad un nuovo vento di guerra, ma stavolta sul fronte occidentale.

Come Associazione Pasquale Paoli, abbiamo contattato l’Onorevole Salvatore Deidda di Fratelli d’Italia, che si è reso disponibile a dar voce al popolo corso in Parlamento. Inoltre, con le nostre sezioni sparse in Italia, ci stiamo attivando per organizzare presidi e manifestazioni in solidarietà con i corsi. A Roma domenica 13 marzo, alle ore 11:00, a largo di Torre Argentina angolo Via di S. Nicola de’ Cesarini, si terrà una manifestazione a sostegno dell’isola e della gioventù corsa, organizzata dal gruppo Facebook “ITALIA CORSICA FRATELLANZA”, alla quale noi aderiamo».

Anche André Vesperini, aderente corso dell’Associazione Pasquale Poli, lancia un appello all’Italia: «Chiediamo all’Italia di aiutarci, di portare l’attenzione su ciò che sta accadendo nella nostra isola».

Nel campo politico, Filippo de Carlo, dirigente di Forza Nova, movimento della destra nazionalista e sociale corsa, ha rilasciato ad ASI quanto segue: «Denunciamo con forza quanto è accaduto al patriota Yvan Colonna. Perché Colonna è stato lasciato, per otto minuti, nelle mani di un jihadista, senza che nessuno intervenisse? La responsabilità della vicenda è tutta dello Stato francese e delle condizioni che riserva ai patrioti corsi in carcere. La Francia, ancora oggi, attua un trattamento ingiusto e scandaloso nei confronti dei detenuti politici corsi. Come Forza Nova, chiediamo l’immediato rilascio di tutti i patrioti corsi rinchiusi nelle carceri francesi.

Le proteste che si sono scatenate in Corsica a seguito del tentato omicidio di Colonna, sono la giusta risposta del popolo corso verso uno Stato che permette le violenze sui patrioti detenuti, che ha portato alla povertà la nostra isola, che mira alla distruzione, sistematica, del popolo corso, della sua cultura, identità e specificità. Inoltre, è la giusta risposta verso un nazionalismo “istituzionale”, che in questi anni non ha fatto nulla per dare maggiore autonomia alla Corsica, se non piegarsi continuamente alla volontà colonizzatrice di Parigi.

Forza Nova sosterrà tutte le manifestazioni per la libertà dei detenuti corsi e l’indipendenza del nostro popolo». 

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

 

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