Cina. Tra le incertezze, l'economia riparte dal sostegno a piccole imprese e lavoro autonomo

Li copy(ASI) Dopo l'ufficializzazione dei dati macroeconomici relativi al 2021, con una crescita certificata all'8,1%, l'economia cinese si prepara ad affrontare un 2022 ancora denso di incertezze, sospeso tra due problemi, intrecciati tra loro: la pandemia in senso strettamente sanitario, da un lato, ed il pesante rincaro delle materie prime a livello globale, dall'altro.

La prima, come suggerito prudentemente dall'OMS negli ultimi giorni, potrebbe accingersi ad entrare nella sua fase endemica e dunque conclusiva, ma al momento vede ancora aumentare i contagi nel Paese asiatico come in tutto il resto del mondo. Come sottolineato dalla segretaria al Tesoro Janet Yellen, citando i «professionisti delle previsioni», l'inflazione globale presumibilmente «diminuirà in modo sostanziale» già dal prossimo anno [Teleborsa, 21/1/2022], ma i prossimi mesi saranno ancora caratterizzati dall'impatto dei forti aumenti generalizzati del 2021.

Stando a quanto riporta Xinhua in un'inchiesta di questi giorni, gli oltre 40 milioni di piccole e medie imprese cinesi hanno sofferto particolarmente la pandemia, non solo nel primo trimestre del 2020, quando il PIL cinese è letteralmente crollato (-6,8%), ma anche nei mesi successivi, a causa del forte calo degli ordini dall'estero, specie da quei Paesi dove la pandemia aveva colpito duramente due o tre mesi più tardi. Eppure queste aziende «non si sono arrese», avendo potuto anche beneficiare in questi due anni di misure specifiche, oltre che di politiche più generali pensate per ridurre la pressione fiscale e favorire l'accesso al credito nei momenti di maggiore difficoltà. 

In particolare, con la pandemia, si è ritagliata un ruolo di rilievo la microfinanza, ovvero l'insieme di strumenti dedicati a tipologie di clienti insolvibili, ritenuti "non-bancabili" dagli istituti di credito tradizionali. Quella della finanza inclusiva, osserva Xinhua, «sta diventando una scelta strategica per le banche statali cinesi». Yang Fan, vicedirettore della filiale ICBC di Shenzhen, ha spiegato: «Quasi ogni mese lanciamo uno o due prodotti innovativi che soddisfano le esigenze di finanziamento di diversi tipi di imprese» [Xinhua, 24/1/2022]. Molte aziende cinesi hanno infatti utilizzato il credito per investire nella digitalizzazione, restando competitive durante le fasi più critiche dell'emergenza sanitaria.

Il primo ministro Li Keqiang era stato piuttosto chiaro durante l'ultimo vertice di dicembre del Consiglio di Stato, quando aveva annunciato l'adozione di un «approccio basato sul mercato» per incrementare il sostegno finanziario a favore delle micro, piccole e medie imprese. «Le MPMI e il lavoro autonomo stanno affrontando grandi difficoltà», aveva rilevato Li, osservando come «nella prima metà del prossimo anno [2022, nda], l'impatto degli aumenti dei prezzi delle materie prime sarà avvertito dalle imprese a valle ed aumenterà la pressione su di loro». La soluzione prospettata da Pechino è quella di «approvare misure su più fronti per aiutare le aziende più piccole e il lavoro autonomo per attraversare questo periodo di difficoltà».

Malgrado l'opinione pubblica occidentale sia spesso portata a pensare all'economia cinese come ad un insieme di vasti agglomerati manifatturieri o multinazionali attive su vari settori, in realtà, come in molti Paesi avanzati, le piccole e medie imprese rappresentano almeno il 99% dei 46 milioni di aziende totali e generano il 60% del PIL, il 50% del gettito fiscale e l'80% dei posti di lavoro nelle aree urbane [SCMP, 16/12/2021]. Segnano inoltre da molti anni, soprattutto nei settori più innovativi, una considerevole crescita in termini di valore aggiunto.

Come evidenziato da Xu Xiaolan, viceministro per l'Industria e le Tecnologie Informatiche, in una conferenza stampa a fine novembre, il fatturato delle PMI industriali cinesi è aumentato del 22,8% su base annua nei primi tre trimestri del 2021 e del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, recuperando e superando i livelli pre-pandemici. Trend persino migliore per quanto riguarda gli utili, cresciuti del 32,5% nei primi tre trimestri su base annua e del 13,2% rispetto allo stesso periodo del 2019.  

Sul lato dell'accesso al credito, la novità più importante introdotta dal governo per quest'anno è indubbiamente la sostituzione dello strumento di proroga per il rimborso del microprestito [lanciato nel 2020 dopo la prima grave ondata pandemica per consentire alle micro e alle piccole imprese (MPI) di ritardare la restituzione del capitale prestato e dei relativi interessi] con nuove forme di microprestito. La banca centrale cinese (PBoC) erogherà fondi alle banche locali che emettono prestiti inclusivi alle MPI e ai lavoratori autonomi dall'inizio di quest'anno sino a giugno del 2023, pari all'1% dell'aumento del loro saldo di prestito, come stimolo per sviluppare il settore della microfinanza [SCMP, 16/12/2021].

Sul fronte della politica fiscale, la Cina continuerà a promuovere l'ormai consolidata linea di riduzione dei costi per le imprese, che ha visto negli ultimi sei anni il governo tagliare tasse ed oneri per un totale di 8.600 miliardi di yuan, pari a circa 1.204 miliardi di euro. L'obiettivo dichiarato lo scorso 31 dicembre da Wang Jun, direttore dell'Amministrazione Fiscale dello Stato, è quello di «stabilizzare la crescita e promuovere lo sviluppo di alta qualità». Per quest'anno si stima che i tagli supereranno quota 1.000 miliardi di yuan (ca. 140 miliardi di euro), di cui beneficeranno in particolare le piccole e medie imprese, le attività individuali e la manifattura.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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