(ASI) Alexey Navalny è rientrato ieri, come aveva promesso nei giorni scorsi, in Russia. Era partito da Berlino, dove si trovava da tempo per ricevere cure in seguito ad un avvelenamento, durante un’ aggressione nella sua nazione, attribuito agli 007 di Mosca.

Gli agenti del nucleo operativo, del Servizio Penitenziario Federale, lo hanno preso in consegna all’arrivo, come era prevedibile, al varco passaporti dello scalo di Sheremetyevo. L’unico elemento inaspettato è stato il dirottamento del volo all'ultimo miglio del viaggio. L’aereo, su cui era a bordo l’oppositore, sarebbe dovuto atterrare infatti a Vnukovo, ma ha cambiato tragitto ed è giunto nell’altra località.

"Questa è casa mia, sono felice di essere qui", ha detto l’uomo poco prima del fermo. "Io non ho paura – ha aggiunto - e non dovete averne nemmeno voi". E’ stato portato, dopo tali dichiarazioni volte a rassicurare l’opinione pubblica, in un edificio presente in città del ministero dell’Interno, del governo del Cremlino, dove ha trascorso la notte. Alcuni componenti della comunità internazionale hanno chiesto la liberazione immediata del blogger, mostrandogli così piena solidarietà. La Germania ha definito, per bocca del ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, la vicenda “totalmente incomprensibile”, domandando che il giovane venga posto in stato di libertà. Anche l’Unione europea, per bocca del presidente del Consiglio Charles Michel, ha ripetuto il medesimo appello.

L’Italia ha fatto eco mediante il capo della Farnesina, Luigi Di Maio, che ha auspicato che i diritti dell’attivista vengano rispettati, in quanto precedono “qualsiasi forma di cooperazione” con l’esecutivo di Vladimir Putin. La Lituania non ha escluso addirittura possibili sanzioni, del vecchio continente, nei confronti delle autorità guidate dallo Zar. Anche il segretario di Stato americano uscente, Mike Pompeo e il neo consigliere per la sicurezza nazione Usa, dell’amministrazione di Joe Biden che si insidierà tra due giorni alla Casa Bianca, Jake Sullivan hanno domandato la scarcerazione dell’attivista.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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