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(ASI) L'atto terroristico perpetuato lo scorso agosto nella città israeliana di Eilat, sul Mar Rosso che ha provocato 14 morti , tra cui sette israeliani e sette attentatori.
La ritorsione dell'esercito di David non si è fatta attendere con attacchi aerei condotti sulla Striscia di Gaza.

Dopo il primo attacco negli ospedali palestinesi si contano 7 morti, tra cui un adolescente ma anche numerosi feriti. Ma le incursioni dei caccia israeliani hanno sconfinato e colpito ed ucciso anche guardie egiziane al confine con il Sinai. Secondo la versione diffusa dal Cairo: “L'attacco sarebbe stato portato da un aereo israeliano che stava inseguendo alcuni miliziani nella zona di confine tra la località egiziana di Taba e la città israeliana di Eliat. ".

L'uccisione delle 5 guardie è stata la causa il motivo che ha fatto scatenare l'ira degli egiziani contro Israele.

Da subito gli egiziani hanno reclamato le scuse degli israeliani chiedendo la rottura delle relazioni diplomatiche fra i due paesi. Una simile dimostrazione d'ostilità sul territorio egiziano contro Israele non si era mai vista negli ultimi decenni e ciò ha alimentato la preoccupazione che la caduta di Mubarak.

Molte le manifestazioni di protesta, l'ultima delle quali è di ieri, dove una folla inferocita di manifestanti ha invaso la sede della rappresentanza diplomatica israeliana costringendo l'ambasciatore, la sua famiglia e i suoi collaboratori ad un precipitoso ritorno in Israele,delegandolo a svolgere gli affari di stato il console israeliano,

Pesantissimo il bilancio delle violenze di ieri notte nei pressi dell'ambasciata di Israele al Cairo. Secondo fonti della sicurezza ci sono due vittime, mentre i feriti sono saliti a 488. Nei momenti più tesi dell'assalto, sei membri della rappresentanza diplomatica sono rimasti intrappolati all'interno dell'edificio e sono stati salvati solo grazie all'intervento delle teste di cuoio egiziane.

Le reazioni
In Israele è stata attivata un'unità di crisi, presso la sede del ministero degli Esteri a Gerusalemme, dove è giunto anche il ministro, Avigdor Lieberman. Per Netanyahu si è trattato di un "incidente serio". Si è "evitato un disastro", ha aggiunto, ringraziando Barack Obama per il sostegno.
Tzipi Livni, l'attacco rappresenta "un grave incidente", ma lo storico trattato di pace del 1979 - il primo sottoscritto dallo Stato ebraico con un Paese arabo - "deve essere mantenuto, a dispetto di una folla rabbiosa di strada". il presidente americano Barack Obama ha invitato l'Egitto a garantire la sicurezza della sede diplomatica ed ha espresso la propria preoccupazione al premier israeliano Benjamin Netanyahu e il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha chiesto alle autorità egiziane di porre fine ai disordi

Commento
Il nuovo corso della politica estera egiziana, con la decisione di aprire la frontiera con la Striscia di Gaza, il riavvicinamento con Hamas e l’intenzione di migliorare le relazioni con l’Iran, sta irritando Israele che ritiene queste mosse una minaccia alla propria sicurezza e in grado di minare la pace tra i due Paesi. Tanto da far dire recentemente ad un alto funzionario israeliano:“Siamo turbati dai recenti sviluppi in Egitto. Questi sviluppi possono influenzare la sicurezza nazionale di Israele a livello strategico”. Ma in realtà è la deleteria politica degli insediamenti illegali dei coloni a Gerusalemme, i continui attacchi aerei su Gaza,la costruzione del Muro e il blocco navale della Striscia di Gaza, con il conseguente stallo diplomatico con l'autorità palestinese a rendere incandescente la situazione in Medio Oriente

Inoltre mai come ora Israele è isolato in questa zona. Lo dimostra il fatto che pure un suo tradizionale alleato la Turchia è ai ferri corti con lo stato ebraico. Turchia che ha minacciato di rompere le relazioni diplomatiche con il governo d Tel Aviv se non verranno le scuse ufficiali da parte di Israele per l'attacco del 31/05/2010 perpetuato dalla marina di Gerusalemme alla nave Mavi Marmara in acque internazionali che ha avuto come effetto l'uccisione di 9 civili. Incursione militare che che il 2 settembre la commissione Onu ha giudicato una reazione eccessiva dell'esercito israeliano dando così ragione alla Turchia, ma ha anche dichiarato legale il blocco di Gaza.

A dimostrazione delle relazioni tese fra Turchia e Israele, puntuale e incisiva è arrivata la replica dal governo di Tel Aviv che ha preso spunto dalle ultime dichiarazioni del premier turco Erdogan. Gli uomini di Netanyhau stanno prendendo in considerazione misure ritorsive, che prevedono: 1- il sostegno finanziario e militare dei guerriglieri curdi, che si battono anche con mezzi terroristici per l'indipendenza da Ankara; 2- passi diplomatici nelle opportune sedi, necessari per arrivare al riconoscimento internazionale delle responsabilità turche nel genocidio degli Armeni. Superfluo sottolineare la novità rivoluzionaria di quest'ultimo punto, visto che è la prima volta che Tel Aviv ammette la possibilità che il genocidio degli Ebrei durante il secondo conflitto mondiale non sia stato unico e irripetibile in tutta la storia dell'umanità. E' possibile allora che sia resa giustizia anche agli Indiani d'America, riconoscendo loro il sacrosanto diritto al risarcimento morale e materiale per lo stermino subìto ad opera degli Europei a cominciare da Colombo fino a Buffalo Bill? Sinceramente c'è da augurarselo. Infine ad acuire le controversie in quell'area tormentata del globo è l'ambigua posizione degli Stati Uniti che, da un lato non approvano la politica del Netanyahu e tramite il gli Usa Segretario di stato Bill Gates giudicano il premier israeliano: “ Un vero ingrato perché non comprende quanto sia pericoloso per Israele il suo isolamento”,. Parole che hanno irritato il governo israeliano che ha risposto seccamente: “ La politica di Netanyahu gode di ampio sostegno sia a Tel Aviv e sia nel Congresso di Washington”. Però dall'altro lato, cosa grave, il portavoce del dipartimento di stato americano Victoria Nuland ha annunciato gli Usa metteranno il veto all'Onu quando sarà avanzata la proposta e messa in votazione il riconoscimento dello Stato della Palestina.  Se poi a questi inneschi ad orologeria aggiungiamo che Sarkozy ha minacciato l’Iran di una guerra preventiva e poi ha persino prefissato una data, 3 anni, entro cui in Iran si dovrebbe verificare una rivolta sul modello dei paesi arabi. Gli fatto eco il nuovo responsabile del Pentagono Panetta ha detto che presto ci sarà una insurrezione in Iran ed ha insistito sul fatto che è solo questione di tempo. Allora il quadro genrale è più chiaro.

La storia ci ha insegnato che proprio quando entra in agenda la possibilità di un riconoscimento della Stato della Palestina, puntualmente a fermare questo riconoscimento legittimo qualcosa di eclatante avviene...Anche questa volta dovremo aspettarci qualcosa? Sta di fatto che il mondo è una polveriera per la crisi economica globale, per la speculazione finanziare che pone sotto attacco gli Stati sovrani, ma anche perché l'irrisolta questione medio orientale condiziona gli equilibri politici internazionali.

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