(ASI) Nel Cile del presidente Sebastian Pinera dopo 10 giorni di proteste il popolo ha ottenuto una significativa vittoria costringendo il capo dello Stato a tornare sui propri passi.

 

Nella serata di ieri il primo mandatario di Santiago ha infatti firmato il decreto con cui è stato rimosso - dalla mezzanotte di oggi - lo stato di emergenza in tutto il paese. La misura, fa sapere la presidenza cilena, viene varata con l'obiettivo di "contribuire a far recuperare la normalità istituzionale al Cile. Il capo dello stato ha avviato da sabato la progressiva revoca del coprifuoco e dello stato di emergenza, promettendo di voler estendere il provvedimento a tutto il paese, "se le circostanze lo avrebbero permesso". Una decisione con la quale Pinera intendeva riconoscere la progressiva normalizzazione del paese, premiando lo svolgimento pacifico della imponente manifestazione che aveva chiamato nella capitale oltre un milione di cittadini.

Con il passare dei giorni le manifestazioni di protesta si erano fatte sempre più intense e corpose fino ad arrivare a quella di venerdì che ha visto oltre un milione e 200 mila persone riversarsi sulle grandi Alamedas, fino a Plaza Italia; senza considerare quelle svoltesi nelle altre città.

Messo sotto pressione dalla piazza il presidente alla fine ha dovuto cedere chiedendo a tutti i ministri di dimettersi per formare un nuovo esecutivo in grado di rispondere alle nuove richieste. Nel corso di una conferenza stampa Pinera ha inoltre reso noto di aver "proposto al Parlamento una profonda ed esigente agenda sociale" per "poter avanzare con urgenza verso un miglioramento delle pensioni dei nostri anziani e del reddito dei nostri lavoratori, nonché verso la stabilizzazione dei prezzi dei servizi di base".

Al grido di “Il Cile si è svegliato” la popolazione ha ottenuto un grande successo politico pagato però a caro prezzo; secondo gli ultimi dati ufficiali divulgati dal governo le proteste hanno causato 19 morti e il ferimento di 33 persone tra la popolazione civile e 22 tra le forze dell'ordine. L'Istituto nazionale dei diritti umani (Indh) riferisce dell'arresto di 2.410 persone, segnalando che i feriti per gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza sono 535, di cui 210 per colpi di arma da fuoco.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

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