(ASI) Dal 17 al 30 maggio scorsi un team del Fondo Monetario Internazionale, guidato da James Daniel, vicedirettore del Dipartimento Asia-Pacifico, è stato ricevuto a Pechino e Shenzhen per le cosiddette consultazioni dell'Articolo IV, ovvero l'annuale revisione condotta dagli esperti dell'influente istituto internazionale nei Paesi membri. Secondo il giudizio del Fondo, «il de-risking del settore finanziario cinese ha accelerato grazie ad un ampio raggio di misure adottate; la crescita del credito ha rallentato; la riduzione dell'overcapacity procede; gli sforzi contro l'inquinamento si sono intensificati; e l'apertura prosegue».

 

Per il 2018, inoltre, l'FMI prevede che l'economia cinese crescerà del 6,6% per poi rallentare sino ad un ritmo del 5,5% entro il 2023. L'analisi del gruppo guidato dal vicedirettore James Daniel conferma il trend annunciato dal governo cinese circa due anni fa, con la pubblicazione del 13° Piano Quinquennale Socio-Economico, e confermato dal presidente Xi Jinping in occasione del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, lo scorso ottobre, che vede il Paese passare da un modello di crescita basato sulla velocità ad uno basato sull'alta qualità dello sviluppo.

«Alla luce del numero record di riforme di successo da parte cinese nel corso degli ultimi decenni e del forte impegno e della determinazione delle autorità, siamo fiduciosi che la Cina riuscirà a riequilibrare il proprio modello di crescita nella direzione della sostenibilità», ha affermato lo stesso Daniel, citato da Xinhua.

Il sorpasso dei servizi sull'industria è arrivato in Cina nella stessa fase in cui l'Europa, e la Germania in particolare, istituzionalizzavano l'Industria 4.0, piano finalizzato a rinnovare la manifattura applicando l'innovazione digitale al processo produttivo. Nel Paese asiatico, dunque, la terza e la quarta rivoluzione industriale si stanno fondendo in un unico processo, sintetizzato nel piano Made in China 2025, che, a conti fatti, dovrebbe riuscire a convertire diverse vecchie aree industriali in parchi tecnologici ed innovativi pensati per migliorare la qualità della vita di una popolazione più ricca e più esigente che in passato, salvaguardando al contempo i livelli occupazionali. In Cina, dunque, presumibilmente non assisteremo all'emersione di aree depresse, come la famosa Rust Belt americana, emblema elettorale e fucina di voti per Donald Trump alle scorse presidenziali.

È proprio il leader statunitense che, dopo aver minacciato pesanti dazi sulle importazioni dal Paese asiatico nei mesi scorsi, ha congelato la decisione e cercato un accordo con Pechino che, tra le varie cose, consentisse alle proprie aziende automobilistiche di entrare più agevolmente nel mercato cinese. Stando a quanto comunicato lo scorso 23 maggio dal Ministero delle Finanze di Pechino, a partire dal primo luglio prossimo, i dazi sulle auto e sui pezzi di ricambio provenienti dall'estero dovrebbero diminuire drasticamente: i primi dal 25% e dal 20% al 15% e i secondi dall'attuale forbice compresa tra l'8 e il 46% al 6%.
 
Più che una concessione a Donald Trump, i dirigenti cinesi, come avevano già specificato ad aprile, ci tengono a sottolineare che si tratta di misure basate «sull'accurata valutazione dell'attuale livello di sviluppo della Cina». Considerando quanto confermato anche dal FMI, c'è sicuramente del vero in tutto questo. Sebbene la leadership asiatica continui a sottolineare che la Cina resta ancora un «Paese in via di sviluppo», proiettato nel futuro ma inquadrato nella cosiddetta «fase primaria del socialismo», è infatti evidente che la capacità di innovazione raggiunta rende oggi diverse aziende cinesi molto più competitive che in passato, anche nel difficile confronto con i colossi europei e nordamericani del settore auto.
 
La maggiore apertura del mercato interno e l'aumento delle importazioni dall'estero - i due grandi obiettivi annunciati da Xi Jinping in occasione dell'ultima edizione del Forum di Boao - vanno dunque nella direzione di un'economia che, se da un lato è sempre più competitiva, dall'altro viene ormai trainata dai consumi interni e non più dalle esportazioni, come avveniva in passato. In questa congiuntura storica, si sono trovati praticamente a convergere i propositi di reindustrializzazione degli Stati Uniti e le nuove necessità strutturali di un'economia cinese caratterizzata dai servizi e dall'innovazione. Non a caso, in questa prima fase di negoziati, Pechino ha chiesto la rimozione del divieto che impedisce alle aziende americane di vendere componenti e software a ZTE, colosso cinesi delle telecomunicazioni.
 
In realtà, la guerra commerciale nei confronti della Cina l'aveva iniziata Barack Obama quando - seguendo la strategia del Pivot to Asia di Hillary Clinton - aveva deciso di avventurarsi nel Partenariato Trans-Pacifico (TPP), un accordo di libero scambio di fatto nato già storto perché pensato principalmente per tentare di escludere Pechino dai mercati della regione Asia-Pacifico. Subito dopo l'elezione alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump aveva deciso di ritirarsi da quel trattato, ritenuto svantaggioso per gli interessi economici americani, lasciando tuttavia campo libero alla Cina. Da allora cominciò ad appalesarsi la possibilità, inizialmente insperata ed imprevista, che con Trump, il candidato più duro nei confronti della Cina in campagna elettorale, per motivi del tutto fisiologici legati alle nuove e diverse necessità strutturali dei due Paesi, Pechino e Washington trovassero un'intesa sul piano commerciale.
 
Chiaramente, nulla è ancora definitivo. Restano i nodi legati all'import di prodotti hi-tech cinesi negli Stati Uniti e alle restrizioni per gli investimenti americani in Cina. Trump si è mostrato incostante e volubile, capace di assumere decisioni importanti e di smentirle, o quanto meno di rivederle, poco tempo dopo. Al netto degli aspri contrasti interni alle alte sfere di Washington, il suo modo di condurre la diplomazia americana a tutti i livelli ha fin'ora dato l'idea di un approccio da giocatore di poker, pronto persino ai più clamorosi bluff per testare la reazione dell'interlocutore ed eventualmente decidere se spingersi oltre o fermarsi.
 
È successo con la Siria (e dunque con la Russia), è successo con la Corea del Nord, è successo con la decisione di aprire l'Ambasciata statunitense a Gerusalemme e potrebbe succedere lo stesso anche con la Cina, prima minacciando l'applicazione di una serie di pesanti dazi ai prodotti importati e poi sospendendo tutto per aprire al dialogo. Di certo, Donald Trump non potrà tirare troppo la corda anche perché se gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale da record con l'estero, la colpa - come aveva detto lo stesso Trump a Pechino nel novembre scorso - non è certo di chi ha saputo trarne vantaggio.
 
 
Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia
 
 

ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull'argomento trattato, il giornale ASI è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d'interpretazione

 
L'onestà intellettuale crea dibattito e stimola nelle persone l'approfondimento. Chi sostiene l'informazione libera, sostiene il pluralismo e la libertà di pensiero. La nostra missione è fare informazione a 360 gradi.

Se credi ed apprezzi la linea editoriale di questo giornale hai la possibilità di sostenerlo concretamente.
 

 

 

Ultimi articoli

Il saluto dei Vescovi umbri al nuovo Pastore di Assisi e Foligno, mons. Felice Accrocca, esprimendo gratitudine al predecessore mons. Domenico Sorrentino

  (ASI) I Vescovi dell’Umbria accolgono fraternamente mons. Felice Accrocca nominato vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno. La sua esperienza pastorale e la sua conoscenza appassionata e ...

Stellato (Istituto Friedman): “La Corte europea, limitare il fisco e lo Stato investigatore”

(ASI) “Il duro intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo segna un passaggio decisivo nel rapporto tra fisco e cittadini italiani, imponendo una riflessione profonda sul confine tra potere ...

Mercosur, Confeuro: "Tra criticità strutturali e necessità di tutelare l'agricoltura europea" 

(ASI) "Il via libera dell'accordo Ue-Mercosur non può essere considerata una buona notizia per il settore agricolo europeo e per i nostri produttori, rispetto alla quale Confeuro ha sempre ...

Perugia, Vitali (FdI): “Il caso Hannoun arriva in Consiglio Comunale: il Sindaco chiarisca la sua posizione. Per governare serve prudenza e senso di responsabilità”

(ASI) "Nel corso della Interrogazione di lunedì in Consiglio comunale, il Sindaco Vittoria Ferdinandi riferirà ufficialmente la propria posizione sul cosiddetto 'caso Hannoun'. Un passaggio che Fratelli d’Italia Città ...

Fisco: PD su Instagram, Meloni nega in diretta nazionale aumento record tassazione

(ASI) "Il governo di Giorgia Meloni ha portato la pressione fiscale ai massimi livelli da 10 anni. E lei nega in diretta nazionale". Così in un video su Instagram il Partito ...

UGL Telecomunicazioni Basilicata: "Sciopero contro i criteri discutibili del bando di gara dei contact center ENEL".

(ASI) "Lo sciopero odierno dei lavoratori delle commesse di contact center di ENEL, E-Distribuzione, ENEL-X, è l'ennesimo allarme per i migliaia di posti di lavoro a rischio nelle aziende appaltatrici, e ...

Pirateria, Mollicone (FDI): “Sanzione AGCOM a Cloudfare dimostra forza della legge antipirateria, italia modello in Europa”

(ASI) “La sanzione di oltre 14 milioni di euro comminata da Agcom a Cloudflare rappresenta la conferma definitiva dell’efficacia della Legge 93/2023, di cui sono stato primo firmatario.

Milano-Cortina, Rixi: Olimpiadi investimento sul futuro del Paese

(ASI)Genova - "L'arrivo della fiaccola olimpica in Liguria è un momento di grande valore:  simbolo di pace, unità, amicizia, lealtà e impegno.

Lavoro, Turco (M5S): sui salari da Meloni ancora bufale

(ASI) Roma - “Pure oggi Giorgia Meloni, in conferenza stampa, ha ripetuto le solite bufale sui salari.

Venezuela, Barbera (PRC): "Sabato 10 corteo per  dire basta alle violazioni del diritto internazionale, basta doppi standard dell'Occidente. Libertà per Maduro e Cilia Flores"

(ASI) "Confermiamo la nostra partecipazione al corteo di Roma che si terrà domani, sabato 10 gennaio, con partenza alle ore 15:00 da piazza dell'Esquilino e diretto verso l'ambasciata degli Stati ...