(ASI) Le Filippine non permetteranno alla Russia di installare una base militare sul loro territorio poiché una simile eventualità è in contrasto con la costituzione di Manila.
Lo ha affermato il ministro della Difesa filippino Delfin Lorenzana, commentando l’esito della sesta conferenza sulla sicurezza internazionale, conclusasi a Mosca e tenutasi dal 26 al 27 aprile che aveva come tema principale la lotta al terrorismo.


A marzo, il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha permesso l'accesso delle navi russe nelle acque territoriali del paese mentre a gennaio aveva espresso l’auspicio che Mosca potesse diventare un alleato di Manila.
Durante la Guerra fredda, e nel momento di massima espansione, l’Urss aveva appena 16 servitù militari sparse per il mondo; dopo la dissoluzione dell’impero ne sono rimaste in funzione solamente due, peraltro di modesta entità, anche se di notevole importanza: Tartus in Siria, uno dei motivi per cui Putin ha sempre evitato azioni militari Nato e statunitensi nel paese, e quella di Sebastopoli, in Crimea, sul Mar Nero.
Negli ultimi anni il Cremlino ha valutato la possibilità di riaprire, o quanto meno utilizzare congiuntamente con i governi locali, gli ex presidi navali di Cam Ranh in Vietnam, Lourdes nell’isola di Cuba, chiuso nel 2001 dallo stesso Putin, e perfino una alle Seychelles, che nell’Oceano indiano rappresentano un vero e proprio avamposto russo visto che da anni è sotto l’influenza di Mosca; nel 1981 la Marina sovietica ha aiutato il governo ad evitare un colpo militare e prima del crollo dell’Urss i russi vantavano una costante presenza nell’area.
All’inizio del suo primo mandato presidenziale Putin aveva disposto la dismissione delle basi ancora attive, sia per motivi economici sia per mostrare al suo omologo a stelle e strisce, all’epoca Bush jr., la volontà di chiudere una volta per tutte l’epoca della Guerra fredda. Washington però ha approfittato di quel momento di debolezza per aumentare le proprie servitù militari, soprattutto sulla frontiera orientale. In quest’ottica il vertice Nato svoltosi in Galles nel settembre 2014 ha ribadito la volontà di blindare ancora di più la frontiera con la Russia, con cinque nuove basi in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, e Romania anche se, almeno stando a quanto dichiarato da Obama, queste nuove installazioni non saranno permanenti, pur avendo a disposizioni mezzi di aviazione, navali, depositi ed arsenali aggiornati con tutte le ultime novità in materia.
Nuove basi russe potrebbero sorgere in Sud America, ad esempio in Venezuela ed in Nicaragua, oltre che nella regione asiatica in paesi come l’Ossezia del sud, l’Abkazia, il Kirghizistan, dove già si trovano militari russi, ed il Tagikistan, altra nazione dove la presenza di militari dell’ex armata rossa è particolarmente numerosa. Alla fine del 2014 inoltre c’è stato il dispiegamento di un nuovo reggimento dell’aviazione in Bielorussia.

Fabrizio Di Ernesto-Agenzia Stampa Italia

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