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(ASI) Le ribellioni del Nord Africa e quelle del Vicino oriente comportano una forzata riscrittura del quadro geopolitico dell'area. Inoltre non sarà sfuggito a nessuno che la Turchia e l'Egitto si sono politicamente allontanate dallo stato ebraico, per cui la nazione che si sente maggiormente isolata e circondata in quella parte geografica è Israele.

Israele per controbilanciare gli equilibri strategici nella regione ha stretto un'alleanza con l'Arabia Saudita, la quale in disaccordo con la politica di Obama, reo di aver abbandonato l'ex presidente egiziano Hosni Mubarak e non fermato le rivolte nei paesi arabi , vuole diventare il maggiore antagonista dell'Iran nel Golfo Persico.

Quindi, come sempre, gli interessi economici e gli equilibri geo-strategici sono all'origine di quello che sta accadendo con le rivolte e la guerra in Libia che assumono lo status non solo di semplici conflitti regionali.

Da un lato l'occidente vuole gestire i radicali cambiamenti secondo l'esportazione dei propri principi “democratici”. In realtà vuole mantenere distanti dai propri confini i regimi islamici.

Inoltre, non stupirà che paesi come la Francia del presidente Sarkozy e l'Inghilterra di Cameron, prendendo a pretesto la risoluzione dell'Onu 1973 improntata a fini umanitari hanno dato inizio alla guerra in Libia del vituperato rais Gheddafi.

Dimenticandosi però che con quel tiranno, le loro nazioni negli anni precedenti, hanno intrattenuto relazioni e fatto lauti affari.

Un Sarkozy, in crisi di consensi in patria e in perenne caduta di popolarità, tanto che alle recenti elezioni cantonali, gli elettori hanno sonoramente bocciato le sue politiche e relegato il suo partito ad un ruolo subalterno ai socialisti. Di più, dopo i recenti drammatici eventi giapponesi e la conseguente fuga di scorie radiative da Fukushima, questo problema mette in risalto l 'inaffidabilità dell'energia nucleare, infliggendo un duro colpo al mercato della vendita delle centrali e dell'energia nucleare francese.

Esportazioni vitali soprattutto per la sua economia e dalle quali la Francia ricava enormi vantaggi in termini non solo economici. Motivo per cui, il rilanciare il prestigio proprio di Sarkozy e il peso internazionale della Francia s'intreccia con gli affari del petrolio e spiega meglio le reali ragioni che hanno spinto il paese transalpino a dare inizio all'intervento militare in Libia.

La stessa cosa dicasi per gli inglesi alle prese con una crisi economica interna senza precedenti che ha costretto Cameron ha fare una politica di “lacrime e sangue “, improntata alla grande austerità e ai forti tagli allo stato sociale. Politica fortemente contestata dalla popolazione che mobilitava a Londra una vibrante protesta fatta da una folla talmente numerosa che non si ricordava una manifestazione simile da molti anni. Però sebbene le politiche di Sarkozy e Cameron siano aspramente contestate nei rispettivi paesi, continuano a prendere decisioni, forse, anche senza la maggioranza dei consensi. Però la Libia la vogliono divisa e gestire loro le ingenti risorse naturali.

Un limite endemico della democrazia che dalla formula semantica originale: governo del popolo, si è geneticamente modificata nel tempo in: governo per conto del popolo ed infine governo contro la volontà del popolo che in pratica significa tirannia.

Eppure gli occidentali hanno la presunzione di esportare la democrazia in quei paesi dove infuria la rivolta per il pane e per la libertà.

A nulla valgono costituzioni e il diritto internazionale. e se in occidente non sanno garantire lavoro, giustizia sociale e negli Usa nemmeno copertura sanitaria a tutti.

In pratica, si vorrebbe sostituire il dispotismo nord africano e del vicino oriente con la tirannia occidentale. Naturalmente, lo si fa per il loro bene e le morti di inermi civili libici, avute dall'una e dell'altra parte, semplici effetti collaterali necessari.

Inoltre, non è una novità che le rivoluzioni colorate non nascono mai dal nulla, ma le proteste e l'esasperazione spontanea vengono alimentate, finanziate indirizzate da gruppi defilati che alla fine ne trarranno i maggiori vantaggi in termini economici e geostrategici.

Un altro aspetto rilevante dello scenario del Vicino Oriente, è la situazione d'isolamento che si è venuta a determinare per Israele. Israele che, a causa delle grande crisi che colpisce anche gli Stati Uniti, probabilmente riceverà meno aiuti finanziari dai suoi storici amici a stelle e strisce.

Un isolamento che si è venuto a creare per due principali ragioni: la lotta per il pane ha portato alla caduta del maggiore suo alleato nella regione, Moubarak e l'avvicinamento della Turchia all'Iran.

A cui vanno sicuramente aggiunte: l'instabilità politica della Giordania, la permanente inimicizia della Siria di Assad e che in Libano gli Hezbollah, amici della Repubblica Islamica dell'Iran, sono sempre più politicamente forti e militarmente determinati a contrastare la politica espansionistica di Tel Aviv nella zona. Tutte situazioni che hanno indotto Israele ad intervenire e a rivedere i suoi piani. E' scontato che per fare da contraltare ai nuovi assetti necessitava destabilizzare la Siria.

Però attenzione la Siria non è la Libia: è alleata al Libano ed all' Iran, ed è unodei punti di riferimento della Russia, che spesso vi tiene una parte della flotta militare  del mediterraneo; Per cui o le rivolte verranno neutralizzate, oppure nel paese ci sarà una sanguinosa guerra civile.

Sicuramente la Russia e l'Iran faranno tutto per sostenere il regime di Damasco e per non perdere un alleato fondamentale nello scacchiere del vicino oriente.

 

Infine i cinque Paesi emergenti che fanno parte del gruppo Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), condannando i bombardamenti in Libia e criticando le decisioni della coalizione occidentale, hanno voluto mostrare anche un’unità politica, prendendo una posizione netta rispetto alle altre potenze mondiali.. La guerra, dunque, non convince i Brics, che chiedono alla Nato un’immediata cessazione delle operazioni di bombardamento.

C'è del materiale per avere un'idea che dietro il pretesto dell'esportazione della “Democrazia” e gli apparenti conflitti regionali in realtà si celi l'acerrima lotta globale per il controllo delle risorse energetiche per il controllo del mondo. Una volta con la logica di Yalta i competitori mondiali erano due, Russia e Usa, oggi, ce ne sono molti di più e maggiormente spregiudicati.
Pertanto, i pretesti umanitari sono bugie utili per mascherare infime verità. Siamo di fronte ad una società socialmente ingiusta e moralmente spregievole. La tirannia democratica ha costruito una realtà globale che è il  peggiore dei mondi possibili ed educato un'umanità ad essere sempre più assetata di potere e meno ispirata alla saggiezza. 

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