(ASI) Nell'imminenza del vertice annuale dei ministri degli Esteri dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Tashkent, il capo della diplomazia cinese Wang Yi ha colto l'occasione per un nuovo importante tour in Asia Centrale. Dopo aver fatto visita al ministro degli Esteri kazako Erlan Idrissov ad Astana e al ministro degli esteri kirghiso Erlan Abdyldaev a Bishkek, tra oggi e domani Wang raggiungerà la capitale uzbeka dove incontrerà l'omologo Abdulaziz Kamilov per poi prendere parte al vertice SCO.

La rapida sessione di incontri ha rimarcato il rinnovato interesse di Pechino per la regione, in particolar modo per i Paesi più vicini ai suoi confini nord-occidentali. Conclusi e messi al sicuro alcuni fondamentali accordi strategici, a partire dalla riapertura del Passo di Kulma tra Cina e Tagikistan nel 2004 e dall'inaugurazione, nel 2009, del grande gasdotto trans-asiatico che dal Turkmenistan, passando per Uzbekistan e Kazakhstan, giunge nello Xinjiang cinese, Pechino si può ora concentrare sul coinvolgimento e sulla valorizzazione dell'Asia Centrale nell'ambito dei suoi nuovi piani per l'investimento estero e l'innovazione.

Wang Yi ad Astana

Il Kazakhstan è il Paese più grande della regione centrasiatica e quello, per ora, maggiormente proiettato verso la diversificazione del proprio sistema economico, per anni focalizzato sull'export di materie prime ed in particolare di petrolio. Come messo in luce anche dall'avveniristico padiglione costruito ad Expo Milano 2015, la nazione guidata dal presidente Nazarbayev andrà ad ospitare il prossimo Expo mid-term tra giugno e settembre 2017, facendo di Astana il centro del dibattito globale sui temi dell'energia del futuro.

Il Kazakhstan è dunque uno dei partner asiatici più importanti per una Cina che, a sua volta, sta affrontando un imponente processo di revisione dell'approvvigionamento e di riduzione delle emissioni e del fabbisogno. L'obiettivo dichiarato da Pechino all'interno del 13° Piano Quinquennale, recentemente pubblicato, è quello di ridurre entro i prossimi cinque anni il consumo di acqua, quello di energia (già diminuito del 18,2% per unità di PIL nel quinquennio precedente) e le emissioni di diossido di carbonio, rispettivamente del 23%, del 15% e del 18% per unità di PIL. Expo Astana 2017, tuttavia, sarà anche l'occasione per intensificare i rapporti bilaterali sino-kazaki e per accrescere gli investimenti cinesi in Kazakhstan venendo incontro agli obiettivi dell'innovazione e dell'internazionalizzazione delineati da Nazarbayev nel piano Kazakhstan-2050. Durante l'incontro del 21 maggio scorso, infatti, Wang ha manifestato la volontà del suo Paese di aumentare le relazioni di alto livello in una vasta serie di ambiti, in particolare nell'industria, nell'agricoltura e nella connettività.

Wang Yi a Bishkek

Lo scorso 22 maggio, invece, nella vecchia Frunze, città natale dell'omonimo comandante sovietico, oggi Bishkek, Wang Yi ha incontrato il capo della diplomazia kirghisa Erlan Abdyldaev, per altro già ambasciatore in Cina nei primi anni Duemila. Il Kirghizistan è una piccola repubblica dell'Asia Centrale, prevalentemente montuosa, ancora in via di sviluppo e per lo più nota agli analisti di politica internazionale per la forte instabilità politica del decennio scorso e per la prolungata presenza di una base militare statunitense (Manas), utilizzata dal Pentagono tra il 2001 e il 2014 come appoggio alle operazioni in Afghanistan. Sotto la presidenza di Almazbek Atambayev, pare che il Paese abbia finalmente posto le condizioni politiche, sociali ed economiche per una sua definitiva stabilizzazione.

La Cina, pur non essendosi mai intromessa nei suoi affari interni, ha senz'altro assistito con rammarico alle continue turbolenze nel caotico vicino, dove anche il radicalismo islamico si è più volte potuto inserire, avendo trovato spazi di agibilità nei momenti di maggior vuoto politico.

Durante il vertice, infatti, il ministro Wang ha ribadito ad Abdyldaev la volontà cinese di approfondire la cooperazione bilaterale e di aiutare il Kirghizistan a rafforzare il suo processo di industrializzazione e a rendersi, così, autosufficiente. Attualmente, circa il 55% dell'import kirghiso proviene dalla Cina e riguarda in gran parte materie prime, macchinari, prodotti chimici e generi alimentari. Sia per la morfologia del territorio che per l'arretratezza in diverse aree del Paese al di fuori della capitale e dei principali centri della Valle del Fergana, il Kirghizistan non ha ancora raggiunto una soddisfacente capacità produttiva: una situazione critica che lo costringe ad importare più del doppio di ciò che esporta (nel 2015 il deficit commerciale era pari a 2,3 miliardi di dollari). E' così che l'auspicio di Wang Yi in un rapido coinvolgimento del Kirghizistan nel progetto Belt and Road, ed in particolare nel quadro della Cintura Economia (terrestre) della Nuova Via della Seta, diventa una vera e propria speranza per un Paese che ha forte bisogno di investimenti esteri innovativi e di qualità.

Sicurezza e sviluppo

A Tashkent, il tema principale del vertice dei ministri degli Esteri della SCO sarà, come di consueto, quello della sicurezza collettiva e della lotta ai «tre mali» del separatismo, dell'estremismo e del terrorismo. Nata nel 2001, su iniziativa di Russia e Cina, l'organizzazione raccoglie Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan come membri fondatori. Sono in fase di accoglimento le richieste di membership piena presentate dall'India e dal Pakistan, che per ora rientrano ancora tra i membri osservatori insieme ad Iran, Mongolia, Afghanistan e Bielorussia, mentre Armenia, Azerbaigian, Cambogia, Sri Lanka, Nepal e Turchia restano partner per il dialogo.

Nel corso degli anni, le esercitazioni militari congiunte (Peace Missions) hanno permesso ai Paesi membri di migliorare notevolmente il proprio know-how operativo e le proprie capacità di neutralizzazione del terrorismo, che in Asia Centrale ha continuato ad imperversare senza sosta sin dall'inizio degli anni Novanta, mettendo più volte a repentaglio anche la sicurezza della Cina, vittima delle attività violente dei gruppi estremisti uiguri dello Xinjiang. Nel corso dell'ultimo vertice APEC del novembre scorso, il presidente cinese Xi Jinping aveva ribadito che la Cina «non permetterà al terrorismo di minacciare i valori fondamentali alla base delle nostre economie libere ed aperte», aggiungendo che «lo sviluppo economico, la prosperità e le opportunità sono alcuni tra i più potenti strumenti per affrontare le cause alla radice del terrorismo e del radicalismo».

Pare un'opinione sempre più condivisa in Asia l'idea che i fenomeni di radicalizzazione e violenza fermentino molto più facilmente in un ambiente di disagio sociale, degrado e ignoranza. E' per questo che il piano Belt and Road per la ricostruzione della Nuova Via della Seta può rappresentare un'occasione fondamentale per i tanti Paesi a maggioranza musulmana che ne saranno coinvolti, sia nel Sud-est asiatico che in Asia Centrale e in Medio Oriente. Laddove il progetto per la creazione di una banca per lo sviluppo della SCO o la stessa Banca per lo Sviluppo del Gruppo BRICS non sono ancora arrivati, soprattutto a causa della crisi economica che la Russia sta attraversando, può dunque arrivare la Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali (AIIB), una nuova grande piattaforma finanziaria a guida cinese, pensata non solo per il sostegno allo sviluppo infrastrutturale ma anche per stimolare l'innovazione, la sostenibilità e la trasparenza, a cui Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan hanno aderito prontamente.

Andrea Fais- Agenzia Stampa Italia

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