(ASI) Manila – Il pugno duro contro la criminalità è giunto nelle Filippine. A vincere le recenti elezioni della Repubblica delle Filippine è stato il 71enne Rodrigo Duterte. Già Sindaco di Davao dal 1988, Duterte ha ottenuto il 39% delle preferenze, vincendo i due principali sfidanti Manuel Roxas e Grace Poe.

Il nuovo Presidente delle Filippine si è da sempre contraddistinto per una forte politica repressiva nei confronti della criminalità. Nella città di Davao è conosciuto con il soprannome di “Giustiziere”. Metodi “forti” che gli sono costati le critiche delle organizzazioni per la tutela dei diritti umani, le quali lo hanno accusato più volte di andare ben al di là delle proprie facoltà legali, ledendo i diritti dei criminali quanto dei cittadini. In particolare a Duterte gli viene contestato di aver organizzato “squadroni della morte” i quali si sono macchiati di migliaia di omicidi extragiudiziali.

Definito dalla stampa internazionale un “Donald Trump filippino” per le colorite dichiarazioni accompagnate da una certa visione “populista”, Duterte promette ai propri concittadini una politica di “tolleranza zero” per la criminalità, e una riforma in senso federalista per lo Stato con l’obbiettivo di togliere il potere alle dinastie politiche della “Imperial Manila” colpevoli – secondo Rodrigo Duterte – di non rispettare il volere e i bisogni delle comunità attraverso una politica tropo centralista.

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

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