Martedì, 4 Agosto 2026
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Politica Estera

Primarie Usa: Cruz e Sanders recuperano ma Hillary e Trump ancora in largo vantaggio

  (ASI) Dopo il “Super Tuesday” (il super martedì), è stata la volta del “Super Saturday” (il super sabato). In verità la tornata di sabato è stata molto più limitata rispetto alla precedente. Martedì si era votato in ben 14 stati e il risultato

Di Cenusa Alexandru Rares 6 Marzo 2016 – 09:51 3 min di lettura
largamente favorevole a Hillary Clinton e Donald Trump, aveva permesso a questi ultimi di aggiudicarsi oltre un terzo dei delegati nei rispettivi partiti.La sfida di sabato è però stato un importante banco di prova per testare la tenuta del trend di martedì. Si è votato in 4 stati per i repubblicani (Kansas, Maine, Kentucky e Lousiana) e in 3 per i democratici (Nebraska, Kansas e Louisiana). In campo repubblicano a sorpresa Ted Cruz si è affermato in Kansas e Maine, dove per altro si sono registrate affluenze record rispetto alle precedenti primarie repubblicane (+35%). A Trump sono invece andati il Kentucky e lo strategico stato della Louisiana. Quest’ultimo non solo era quello che conferiva il maggior numero dei delegati tra i 4 stati al voto, ma la composizione assai eterogenea della popolazione e l’abbondanza di industrie agricole ne fa da sempre uno degli stati di maggior peso nel voto dell’unione tanto alle primarie quanto alle presidenziali. Anche in casa democratica Hillary si è aggiudicata la Louisiana, confermando come Trump una vittoria strategica che la mette al riparo dalla sempre più improbabile rimonta di Bernie Sanders. Il “socialista” governatore del Vermont, ha invece prevalso in Nebraska e in Kansas. Sebbene la contesa più importante fosse quella della Louisiana, il vantaggio numerico costituito dal successo in due stati su tre al voto, ha permesso a Sanders di rilanciare il suo messaggio di sfida ai vertici del partito. Ancora una volta Sanders, nel suo discorso post elettorale, ha accusato apertamente i vertici del partito di collusione con l’alta finanza di Wall Street, ed in particolare ha denunciato i rapporti tra la favorita Hillary Clinton e la grande “aristocrazia” bancaria e speculativa in particolare per quanto concerne il ruolo giocato dalla Clinton nel consentire la “deregulation” di Wall Street, ossia l’aumento indiscriminato delle speculazioni mediante la rimozione dei pochi ostacoli legislativi presenti nella giurisdizione americana. Sia la Clinton che l’intero partito democratico, sono stati inoltre ancora una volta accusati da Sanders di non aver intenzionalmente fatto niente per arginare la crisi economica onde favorire l’accentramento di risorse nelle mani dei ceti più abbienti a spese del ceto medio e di un vertiginoso aumento della povertà in America.

Anche in casa repubblicana i fermenti non sono mancati. Ormai sembra sempre più chiaro che il ventilato piano portato avanti dai vertici del partito per silurare Trump puntando tutto su Marco Rubio sta divenendo sempre più una mera fantasia. Nel corso del voto dei 4 stati, il governatore della Florida si è confermato stabilmente terzo assoluto staccato tanto da Trump quanto da Cruz. L’ultima speranza politica di Rubio risiede nel voto del 15 marzo in Florida, ma ormai appare chiaro che anche in caso di vittoria per Rubio la strada per impensierire Trump, e far contenti i vertici del partito repubblicano, rimane una salita pressoché verticale per il governatore della Florida. La crisi di Rubio ha dato peraltro a Cruz la possibilità di volgere il teorizzato piano per silurare Trump a vantaggio a proprio vantaggio. Il governatore del Texas ha infatti chiesto ufficialmente il ritiro di tutti gli altri candidati repubblicani e la convergenza di voti sulla sua candidatura onde arrestare l’avanzata di Trump. Anche Trump si è espresso a favore della proposta Cruz dichiarando “Rubio deve levarsi dalle scatole”. Quanto alla possibilità che Cruz possa essere l’anti Trump tanto desiderato dal partito, l’imprenditore newyorkese ha risposto affermando – “Cruz non ha nessuna possibilità di battermi. Nono ci riuscirà ne a New York, ne nel New Jersey, ne in nessun altro degli stati che contano”.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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