(ASI) Non è certo una novità recente della politica internazionale. Da alcuni anni, infatti, la cooperazione tra la Cina e la Germania sta crescendo a vista d'occhio tanto che l'accordo per l'ampio partenariato sull'innovazione siglato lo scorso anno sembra ormai poter assumere i tratti di un rapporto strategico, specie

a seguito del debutto nel nuovo corridoio ferroviario eurasiatico nel marzo 2014, grazie al quale in appena 16 giorni è possibile arrivare dalla megalopoli cinese Chongqing alla città tedesca di Duisburg, passando attraverso la regione autonoma cinese dello Xinjiang, il Kazakhstan, la Russia, la Bielorussia e la Polonia. Tuttavia, la mega-arteria ferroviaria ha soltanto completato un primo percorso di approfondimento delle relazioni sino-tedesche, rispondendo così alla sempre più pressante richiesta di ottimizzazione dei collegamenti tra i due Paesi avanzata dai rispettivi mondi politici ed imprenditoriali.

Lo scorso 28 ottobre, la cancelliera tedesca Angela Merkel, accompagnata da una delegazione economica di primo livello, ha compiuto la sua settima visita nel Paese asiatico in appena dieci anni, cioè da quando occupa lo scranno più importante del governo di Berlino. Secondo i dati diffusi nel corso di una recente intervista rilasciata per l'agenzia Xinhua dall'Ambasciatrice cinese in Germania Shi Mingde proprio in quei giorni, il volume di interscambio commerciale ha raggiunto quota 177,8 miliardi di dollari nel 2014, pari a circa il 30% del volume d'interscambio complessivo tra la Cina e l'Unione Europea. Se l'Europa è, infatti, il primo partner commerciale di Pechino nel mondo, la Germania è evidentemente il Paese dell'Unione che attualmente più contribuisce alla realizzazione e alla solidificazione di questo rapporto privilegiato, in particolare grazie alle sue eccellenze nel campo della tecnologia e degli investimenti. Raggiunto dai microfoni di Radio China International, anche l'Ambasciatore tedesco in Cina Michael Clauss ha voluto fornire alcuni dati significativi: oggi in Cina operano ben 6.000 aziende tedesche, una presenza industriale pari a 10 volte quella britannica. La Cina è il principale mercato extra-europeo di riferimento per la Germania, avendo superato ormai anche Stati Uniti e Giappone.

 

La visita di Wang Yi e la sicurezza internazionale

Tra il 18 e il 20 dicembre scorsi, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi è volato in Germania per un incontro di alto livello con il suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier, nel quadro del primo appuntamento del Dialogo Strategico Cina-Germania sugli Affari Diplomatici e di Sicurezza. Il ministro di Angela Merkel ha riferito che i temi principali dell'incontro hanno riguardato l'approfondimento nella cooperazione a livello multilaterale, portando l'esempio della questione nucleare iraniana dove, secondo Steinmeier, anche l'intesa sino-tedesca ha giocato un ruolo importante per raggiungere uno storico accordo dopo dieci anni di negoziati.

Grande spazio è stato poi riservato all'emergenza del terrorismo e alla crisi siriana, ambito nel quale è stata elogiata da ambo le parti la risoluzione votata nall'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nelle stesse ore. Wang Yi ha ribadito che la Cina intende svolgere un ruolo costruttivo che passi attraverso la promozione di una soluzione politica a Damasco, sottolineando che deve essere il popolo siriano a decidere in modo indipendente il futuro del proprio Paese.

Nel mondo islamico resta tuttavia irrisolto anche il nodo afghano dove, ad oltre 14 anni dall'inizio delle prime operazioni militari degli Stati Uniti e della missione ISAF, la situazione resta drammatica e ad alto rischio in termini di sicurezza, stabilità politica e coesione sociale. La Germania, che ha preso parte all'ormai conclusa ISAF con alcune centinaia di unità stanziate nella regione di Kunduz (nel Nord dell'Afghanistan), attualmente partecipa alla Resolute Support Mission con 850 uomini sui 12.905 totali, che fanno di quello tedesco il terzo maggior contingente dei 42 presenti complessivamente in Afghanistan, dopo quelli degli Stati Uniti (6.800) e della Georgia (870).

La catastrofe migratoria degli ultimi mesi, però, sembra aver messo in allarme anche Berlino, che in un primo momento aveva esortato i Paesi dell'Unione Europea a compiere tutto il possibile per accogliere i profughi in fuga dall'ISIS o da altri conflitti, salvo poi rivedere notevolmente la sua posizione quando l'impatto sociale ed economico dei flussi migratori è diventato chiaramente ingestibile. Molti rifugiati giunti in Germania attraverso la Turchia e le rotte balcaniche, provengono proprio dall'Afghanistan e Berlino potrebbe ora privilegiare una strategia di contenimento e prevenzione riversando parte delle risorse inizialmente pensate per l'accoglienza sulla stabilizzazione del teatro di conflitto e sulla ricostruzione del Paese che, nel corso degli ultimi tre anni, ha concluso numerosi accordi infrastrutturali, minerari e militari proprio con Pechino.

 

La rigidità tedesca e la Cina come mediatrice

Sullo sfondo di questa importante tappa nel processo di ampliamento e approfondimento delle relazioni sino-tedesche, restano tuttavia ancora distanze e divergenze. In primis, la questione ucraina e di conseguenza l'intera visione dei rapporti con la Russia. Angela Merkel è stata il capo di governo europeo che ha recentemente spinto di più per rinnovare le sanzioni contro Mosca, presentate al Consiglio Europeo all'indomani del referendum in Crimea che sancì il ritorno della regione sotto il controllo della Russia. Oltre alla contingenza degli interessi politici ed economici e ai timori tedeschi per l'eventuale ingresso nell'Unione Europea di un'Ucraina privata delle sue aree più ricche e sviluppate (la Crimea e le regioni filo-russe del Sud-Est), alberga nella mente della leadership di Berlino una concezione neo-carolingia, portata avanti dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che in passato ha già indicato senza mezzi termini il recupero in chiave moderna dell'eredità di Carlo Magno, elogiandone la capacità di unificare l'Europa e l'intuizione dell'unità monetaria.

Questa rigida visione franco-tedesca dell'integrazione europea ha portato la Germania ad assumere posizioni quasi egemoniche, risultate impopolari nell'Europa mediterranea e in quei Paesi che, come il nostro, sono stati pesantemente penalizzati dai parametri di quella 'geometria variabile' europea pensata proprio da Wolfgang Schaeuble e Karl Lamers già nel lontano 1994. Dopo le interferenze di Helmut Kohl nel processo di disgregazione della Jugoslavia e nella guerra in Kosovo, le relazioni russo-tedesche avevano vissuto una significativa fase di miglioramento sotto il cancellierato di Gerard Schroeder, artefice dell'accordo con la russa Gazprom per il gasdotto Nord Stream, protrattasi anche lungo gli anni del primo mandato di Angela Merkel.

Con l'escalation in Ucraina, però, sembra essersi aperta una crepa molto pericolosa tra Berlino e Mosca che di certo non piace nemmeno a Pechino, partner strategico di primo livello della Russia di Putin. Forse anche per questo il dossier ucraino non è stato inserito in agenda nell'incontro tra Wang e Steinmeier. Eppure, la distensione russo-tedesca resta un obiettivo importantissimo anche in un'ottica esclusivamente mediorientale, nella misura in cui il ruolo militare di Mosca in Siria è ormai diventato un fattore decisivo per la lotta all'ISIS e agli altri gruppi integralisti.

In una situazione del genere la Cina ha una grande opportunità, cioè quella di poter lavorare sulla riduzione delle distanze, portando il partenariato a livelli ancora più alti ed intervenendo direttamente nel contesto europeo attraverso la sua diplomazia e la sua capacità di persuasione su entrambe le parti. La questione ucraina potrebbe essere dunque soltanto rimandata al prossimo incontro bilaterale.

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

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