(ASI) Nel Regno Unito si sta svolgendo la campagna per le primarie  della presidenza del “Labour Party”, il Partito Laburista britannico.

Uno dei partiti più antichi non solo in “casa” Inghilterra, ma anche in tutto il continente europeo e nella scena mondiale.

Fondato nel 1900, il Partito Laburista si è da sempre conteso con il suo maggiore rivale Conservative Party, il Partito Conservatore, il governo e l’amministrazione del Regno di Sua Maestà inglese.

Nel contesto della grave crisi sociale, economica, politica ed immigratoria che attraversa senza distinzioni l’intera Europa, il prossimo 12 settembre la base laburista sarà chiamata a scegliere il leader che dovrà guidare la politica del partito in questo non facile clima sia nazionale che internazionale.

Il maggiore favorito tra i candidati in lizza per la presidenza è Jeremy Corbyn. Noto attivista per i diritti civili e pacifista senza eguali, Corbyn è l’idolo della base militantistica del Partito Laburista. “Vecchio” marxista, si è da sempre battuto per un sistema più equo per la classe lavoratrice inglese, ponendosi anche più volte in contrasto con la troppa “coscienza privatistica” che da sempre ha messo radici in Oltremanica. Tanto riluttante al privatistico, che addirittura il secondo dei suoi tre matrimoni è finito a causa di una divergenza di vedute tra lui e la coniuge: divisi su “istruzione pubblica o istruzione privata” per i propri figli. Non nuove sono anche le sue affermazioni di critica, se non proprio di totale contrarietà, alla Regina e alla rimanenza o meno della monarchia in Inghilterra.  

Sull’onda di questo forte richiamo sulla base laburista, il posto di Presidente del Labour Party sembra quindi avere in Jeremy Corbyn il suo probabile vincitore. Ma siccome per ogni figura di rilievo c’è sempre una 'zona d’ombra' nella propria vita che nei momenti meno opportuni viene fatta saltare fuori dagli avversari o da gruppi di pressione interessati per delegittimare o per colpire l'immagine . Per cui,  per il “veteromarxista” inglese ecco arrivare come un fulmine a ciel sereno l’accusa di “sodale dei antisemiti e negazionisti”.

 

A formulare tali accuse è niente di meno che il “Jewish Chronicle”, il giornale ebraico di Gran Bretagna. Che ha confezionato in uno dei suoi ultimi numeri, una vera e propria lista delle inclinazioni, le amicizie e le frequentazione del politico laburista, giudicate “poco raccomandabili” , ovviamente secondo il punto di vista del giornale ebraico. Si passa dal sostegno della causa palestinese all’accusa di vicinanza ad Hamas, di simpatie verso l’Iran per giungere fino alla più pesante presenza di Corbyn ad un convegno pro Palestina risalente a 15 anni fa, tenuto dal gruppo "Deir Yassin Remembered" che ha tra i suoi fondatori il noto negazionista dell’Olocausto Paul Eisen.  E' accusato anche di essere un finanziatore di tale gruppo. In merito il Jewish Chronicle ha scritto: "È preoccupante che una persona con forti legami con razzisti e terroristi possa diventare il segretario di uno dei due maggiori partiti e quindi potenzialmente Primo Ministro". Il giornale ha poi posto al candidato del Partito Laburista, 7 domande in cui si chiede spiegazione di queste sue vedute “compromettenti” e della vicinanza a personaggi come il disegnatore brasiliano Carlos Latuff, accusato di aver prodotto vignette offensive sugli ebrei, o il reverendo Stephen Sizer, famoso peri suoi studi "complottistici" contro Israele.

Jeremy Corbyn, in un’intervista a Channel 4 News, ha da subito rigettato ogni accusa di vicinanza ad ambienti antisemiti. Ha confermato di essere stato vicino in passato al gruppo "Deir Yassin Remembered", ma solamente per il fatto per cui era nato il gruppo: il ricordo del massacro di palestinesi avvenuto a Deir Yassin, villaggio situato ad ovest di Gerusalemme, nell' aprile 1948. Quindi, come testé detto, se una vicinanza c’era da parte sua, era solo per i motivi fondativi di questo gruppo, al quale - come sempre afferma Corbyn -  può anche aver “staccato” degli assegni in suo favore. Non certo per la natura negazionista del suo fondatore, il quale all’epoca in cui risalgono i fatti imputati, ancora non lo era. Dichiara Corbyn: "Se lo fosse stato non avrei avuto niente a che fare con lui. Le mie azioni sono sempre state solo in favore delle vittime del massacro di Deir Yassim". Proseguendo l’intervista a Channel 4 News, afferma inoltre  che “il negazionismo è vile e sbagliato", che "l' Olocausto è stato uno degli episodi più bassi della nostra storia", e che "gli ebrei uccisi durante l' Olocausto sono le persone che hanno più sofferto nel corso del  XX Secolo".

La vicenda non sembra finire qui. Ma quello che fa riflettere è come certi centri d’interesse siano sempre lì pronti a consegnare o togliere “patenti di legittimità” a seconda della loro volontà.  Un comportamento “inquisitorio” che stona con le stesse dichiarazioni di sostegno alla  “liberta di pensiero e alla democraticità” che pervengono a più riprese anche da questi stessi centri.

 Per il momento Jeremy Corbyn rimane il favorito alle primarie laburiste. Bisogna vedere se altri “scheletri nell’armadio” saranno tirati fuori dall’accusatore di turno.  Comunque vadano le cose, si tratta pur sempre di un'elezione democratica del leader di un partito. Che va rispettata.

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

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