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Politica Estera

Erdogan: “Continueremo la lotta la terrore ”. Turchia incassa sostegno di Nato ed U.E. Aerei di Ankara bombardano basi dei combattenti curdi anti Isis

Di Cenusa Alexandru Rares 29 Luglio 2015 – 06:37 3 min di lettura

(ASI) Si può parlare tranquillamente di trionfo. Infatti è stato un vero e proprio trionfo di politica estera e, contemporaneamente, politica per il presidente turco Erdogan.

Dopo essere entrata formalmente in guerra da pochi giorni con l’Isis, l’intervento di Ankara ha già cominciato a dare i suoi frutti. In tre giorni sono già state colpite 6 basi dell’Isis in Siria. Mentre il confine veniva chiuso, la sera del 24 luglio scorso, dopo 4 anni di aperture che hanno consentito all’Isis di far passare uomini e rifornimenti, veniva contemporaneamente concesso alla Nato l’usufrutto della base aerea di Incirlik sul confine siriano. L’inaspettata presa di posizione di Ankara dopo 4 anni di titubanze, e soprattutto, l’inaspettata “generosità” verso la Nato e il suo principale mandatario nell’area, gli Usa, hanno favorevolmente impressionato Washington e non solo. Oggi il presidente Erdogan ha incassato la piena fiducia, la stima e il sostegno dell’Alleanza del nord Atlantico e di Bruxelles. Il premier turco, nel plauso generale, ha dichiarato –“Non faremo alcun passo indietro nella lotta contro il terrore”. Ma pare che qualche “sassolino” nella scarpa non sia mancato. In particolare alcune fonti riportano il tentativo da parte di alcuni rappresentanti di Bruxelles di affrontare la questione curda tornata alla ribalta proprio nel mezzo dell’inizio della lotta all’Isis.

Infatti, se il 24 luglio venivano chiusi i confini con la Siria, già poche ore dopo, prima ancora che venissero attaccati obbiettivi dell’Isis, venivano attaccate le postazioni dei guerriglieri curdi del Pkk, il partito comunista curdo. La questione curda, che sembrava essere entrata in una fase di temporanea pacificazione, è tornata così a esplodere. In verità non si è trattato certo di una “esplosione” contemporanea all’inizio delle operazioni belliche sul fronte siriano. Già nei giorni precedenti, durante le operazioni di polizia che avevano portato all’arresto di alcuni militanti dell’Isis in territorio turco,  molti furono gli arresti di membri, militanti e simpatizzanti del partito filo curdo Hdp. Mentre sul fronte della lotta all’Isis le notizie certe parlano di 6 basi e una dozzina di obbiettivi colpiti dai raid degli F-16 turchi, su quello della lotta contro le postazioni curde del Pkk, che paradossalmente lottano contro l’Isis, fonti attendibili parlano di decine di basi colpite e di raid aerei contro decine di obbiettivi.

Il Pkk, tradizionalmente spina nel fianco della politica interna turca poiché rivendica la creazione di uno stato curdo nel sud-est del paese, si è trovato così ad essere attaccato sia dall’Isis che dalla Turchia. La brillante operazione su due fronti  di Erdogan, che certamente non mancherà di aumentare il proprio prestigio presso i nazionalisti e i conservatori turchi, è stata spiegata dai rappresentanti di Ankara a Bruxelles dichiarando “l’impossibilità di continuare il processo di pace con chi minaccia l’unità e la fratellanza nazionale”. A questo è stato poi aggiunto che “chi mette a dura prova la tolleranza della gente e dello stato riceverà al più presto la risposta che merita”.

In effetti questa “risposta” sembrerebbe essere in avanzata fase di formulazione. Non tanto per i devastanti attacchi portati ai combattenti curdi che da anni si impegnano con notevoli successi contro l’Isis, quanto per la proposta di un decreto legge che annulli l’immunità diplomatica per i rappresentanti parlamentari dell’Hdp. Secondo Erdogan è imperativo “far pagare loro il prezzo per i collegamenti ai gruppi terroristici”.

Il leader dell’Hdp, Selahattin Demitras, ha fatto sapere che a suo avviso l’unica “colpa” del partito filo – curdo è quella di aver ottenuto il 13% alle ultime elezioni.  Molto allarmato dalla piega che hanno preso gli eventi il vicario apostolico di Aleppo, mons. Georges Abou Khazen, che ha espresso il timore che”la Turchia combatte i curdi con la scusa dell’Isis. Se è una lotta contro l’Isis va bene. Ma se è una scusa per combattere i curdi e aumentare la confusione e la violenza, allora non è un segnale positivo. Si sa che la Turchia ha permesso ai militanti dell’Isis di entrare, armarsi e addestrarsi”.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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