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Politica Estera

Libia, una soluzione per due governi, le visite lampo di Renzi per contenere terrorismo e immigrazione

Di Redazione ASI 13 Marzo 2015 – 13:29 2 min di lettura

(ASI) Risulta alquanto sorprendente che il premier Matteo Renzi possa spendere tante energie per un bicameralismo perfetto, ma questa volta non si tratta delle riforme costituzionali italiane, bensì di politica estera.

Il piano politico è stato infatti il principale topic del lungo colloquio tra il Presidente del Consiglio italiano e l'inviato ONU per la crisi libica, lo spagnolo Bernardino Leon, avvenuto questa settimana a Roma. Un'anteprima da non sottovalutare, soprattutto alla vigilia di importanti summit come quelli di Algeri e Rabat, già iniziati e che proseguiranno nell'arco di questo weekend.
Renzi ha già preparato le valigie per partire alla volta Sharm El Sheik località dove da sabato mattina si terrà forum economico che ospiterà anche figure di primo piano della crisi libica come il generale del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, già protagonista per aver chiesto all'Italia un riarmo e il supporto per vincere la guerra contro l'Islamic State, e certamente il generale al-Sisi, principale esponente tra i nemici dei fondamentalisti presenti sul suolo libico.
Le trattative sono molto delicate e l'Italia non ha finora mostrato di possedere un piano d'azione preciso. La priorità sarà contenere terrorismo e immigrazione, per farlo la comunità internazionale punta a un nuovo governo di unità nazionale, per averla saranno necessarie due camere che possano rappresentare equamente le due diverse anime del paese, Tripoli e Tobruk, i due governi che animano l'aspro confronto fra le principali regioni del Paese, la Tripolitania e la Cirenaica.
Leon è convinto della necessità di misure efficaci come l'applicazione di un blocco navale. Questa soluzione desta rilevanti sospetti se proprio il Cremlino è stato il primo a proporre questa opzione all'ONU. E' ormai risaputa la vicinanza tra al-Sisi e Vladimir Putin, altrettanto solida è l'alleanza di Arabia Saudita e Qatar che faranno di tutto pur di far vacillare determinate risoluzioni condivise dai due leader, anche a costo di armare il terrorismo stesso.
Se per il momento i militanti dell'Isis abbattono la loro violenza sul povero mausoleo sufi nel sud della Libia perpetrando il loro genocidio culturale, l'Italia deve guardarsi bene dal prendere scelte affrettate, premesso che tutti i principali interessi economici, dall'Eni, al gas, fino all'energia sono situati nell'area controllata da Tripoli e ben lontana dalle influenze del generale egiziano.
Non a caso lo stesso ambasciatore italiano in Libia Giuseppe Buccino ha scelto di agire dopo una breve visita a Palazzo Chigi, partendo alla volta del Marocco al fine di partecipare ai prossimi colloqui previsti nel weekend. In fondo il principale stallo, in attesa di essere sbloccato anche da una partecipazione attiva dei vertici UE come Lady PESC Federica Mogherini, riguarda la posizione fin troppo neutrale degli Statunitensi. Si sa che ormai la Libia non è una loro priorità rispetto all'Iraq ma è altrettanto vero che l'iperattivo Matteo Renzi aspetta solo l'ufficialità per una visita alla Casa Bianca il prossimo 14 aprile per parlare direttamente con Barack Obama, presumibilmente con il nodo libico in primo piano.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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