(ASI) La Russia pare intenzionata sempre più a riprendersi il suo ruolo di protagonista della politica mediterranea. Con  lo storico accordo firmato 2 giorni fa, giunge a compimento un disegno iniziato più di un anno fa ma che la crisi ucraina aveva costretto al rallentamento.

Ma da questo mese la Marina Militare Russa, potrà finalmente usufruire dei porti e delle relative installazioni dell’isola mediterranea rendendo di fatto Cipro la più importante base di appoggio strategica della Russia nel Mediterraneo.

L’accordo, che in vero fornisce alla Russia possibilità assai limitate in termini di mezzi e infrastrutture, ha destato profondo sgomento in occidente. Come noto, l’isola di Cipro è divisa in due parti distinte. Una è sotto il controllo turco, mentre l’altra ha una governo indipendente che da sempre si richiama per tradizioni, lingua e cultura alla Grecia. L’accordo stipulato direttamente tra Putin e il presidente cipriota Nikos Anastasiades, coinvolge proprio la parte filo- greca dell’isola, dove da anni è stata edificata una base della Royal Navy britannica. La strategica posizione di detta installazione militare ha permesso alla Nato, e alla marina di sua Maestà britannica in particolare, di avere sotto controllo lo scacchiere mediorientale. Ora l’accordo stipulato tra la Russia di Putin e Cipro, porterà le navi e i sottomarini della flotta del Mar Nero a poter estendere il proprio raggio d’azione al Mediterraneo. Inoltre si troveranno a navigare nelle stesse acque e a distanza visiva dalla base britannica. La Flotta del Mar Nero, un tempo assai temuta, ma che languiva da anni sotto il peso delle radiazioni e delle unità in disarmo, ha però dato prova di una rinnovata efficienza e della determinazione dei propri equipaggi durante la recente crisi di Crimea. Proprio l’idea di avere a pochi passi da una delle più strategiche installazioni militari del Mediterraneo, la flotta che ha difeso gli interessi russi quando tutto il mondo tentava di ostacolarli, ha sollevato forti preoccupazioni nei comandi occidentali. Gli analisti militari occidentali parlano di un esempio di “soft power”, ossia di una strategia volta a persuadere del potere e della nuova direzione in politica estera russi. Nella fattispecie, visto che l’accordo non prevede installazioni militari russe sul suolo cipriota ma solo l’utilizzo delle strutture esistenti per il rifornimento e la manutenzione delle unità navali, le implicazioni sarebbero per lo più politiche e di immagine senza portare ad un’ alterazione significativa degli equilibri di forza nel teatro mediterraneo. Ma nonostante il rapporto steso dagli esperti militari occidentali, ulteriori preoccupazioni ha sollevato una postilla dell’accordo stesso dove si parlerebbe apertamente dello studio di varie opzioni per la costruzione  di una base aerea dell’aereonautica russa che ufficialmente dovrebbe assolvere solo a “compiti umanitari”. Detta base di appoggio dell’aereonautica non potrebbe infatti ospitare ne armamenti ne velivoli armati se non in casi di “estrema e imponderabile necessità”. Di fatto, visto che ormai da tempo la Russia si sta muovendo per poter prendere parte al conflitto contro l’Isis, si tratterebbe anche in questo caso di un esempio di “soft power” volto ad operazioni umanitarie di risonanza e portata strategica sull’opinione pubblica globale come già accaduto con gli aiuti umanitari alle popolazioni del Donbass durante la crisi ucraina. Oppure sull’esempio di quanto recentemente accaduto sempre nelle regioni orientali dell’Ucraina, con Gazprom che ha allacciato i territori filo russi alla rete nazionale russa dopo che il governo di Kiev aveva deciso il taglio delle forniture. Un altro aspetto della nuova politica estera russa che si evince ormai da mesi è il costante avvicinamento con quei popoli o delle frange popolari considerati culturalmente affini per tradizioni e religione. Nel caso specifico l’accordo cipriota è succeduto a molti accordi e intese con il governo ellenico,e con l’Ungheria, ed in tutti i casi si tratta di popoli di religione ortodossa che condividono tale fede con la Russia. Questo aspetto, da molti trascurato in occidente, sta invece garantendo a Putin un sostegno crescente tra le masse balcaniche quale difensore dei valori tradizionali di fronte ai valori occidentali spesso considerati revisionisti e relativisti e quindi percepiti con diffidenza dalle popolazioni locali. Altro aspetto che gioca a favore di Putin è la netta percezione da parte delle masse dell’Europa orientale di un occidente, e nella fattispecie di un Europa nordoccidentale che si manifesta solo per agire da “giudice, giuria e boia”, soprattutto in campo economico e politico. Fenomeno questo di cui ormai risente gravemente l’immagine della Germania in particolare, che sta inesorabilmente consegnando l’opinione pubblica delle masse balcaniche all’abile politica estera russa del presidente Putin. La “conquista” dei Balcani è da considerarsi sempre nell’ottica del teatro mediterraneo in quanto la loro strategica posizione al centro dell’Europa e del Mediterraneo porterebbe al controllo di oltre i tre quarti dell’area mediterranea, oltre a rappresentare, da sempre, un punto fondamentale della politica europea.

Cenusa Alexandru Rares – Agenzia Stampa Italia

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