(ASI) Umbria - Le ventisei Associazioni del Forum dell'Umbria sono molto preoccupate per l'iniziativa che si ritiene affrettata di discutere entro luglio il disegno di legge regionale denominato: "Norme perpolitiche di genere e per una nuova civiltà delle relazioni tra uomini e donne".

Abbiamo letto il testo e troviamo che sia ancora particolarmente denso di una visione ideologica su ciò che dovrebbe intendersi per "nuova civiltà nelle relazioni tra uomini e donne". In particolare ci sono almeno quattro punti particolarmente sensibili sui quali è davvero necessario affrontare un serio discorso che rappresenti in modo trasversale la comunità di popolo della nostra regione.


1) il concetto di "lotta agli stereotipi" così come delineato potrebbe essere equivalente alla lotta
a qualsivoglia istituto consolidato della nostra esistenza, a partire dalla legittimità delle
istituzioni stesse;


2) l'istituzione di un Albo regionale di associazioni femministe sotto l'egida della Giunta regionale evoca suggestioni di gheddafiana memoria; come pure l'istituzione degli Stati Generali delle associazioni femministe lascia dubbiosi riguardo la garanzia di tutela dell'interesse superiore in sede istituzionale;


3) la strutturazione per ora impossibile da accettare degli articoli riguardanti la rieducazionedegli studenti nelle scuole di ogni ordine e grado relativamente all'"identità di genere" e all'educazione sessuale, arrivando a ridefinire libri di teso e ogni altra dimensione didattica.


Tanto più che la stessa Risoluzione UE Rec 5(2010) cui il testo in definitiva si richiama,specifica all'art. 32 che tali iniziative non possono essere prese senza previa condivisione con le famiglie di origine.                    Come peraltro esprimono la nostra Costituzione, il Codice Civile e la Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Uomo, e certamente il buon senso;


4) Una lunga coda della legge infine si sofferma sulla questione della violenza sulle donne esprimendo tuttavia lo stereotipo per cui gli uomini sono sempre intrinsecamente violenti, e le donne sempre vittime predestinate. Su questi aspetti si dovrebbe invece andare molto più in profondità, integrando una doppia considerazione che emerge dagli esperti che si occupano del fenomeno, e cioè che capita anche che siano le donne a esprimere violenza sugli uomini, psicologica e talvolta fisica, come anche l'esigenza di riuscire a sottrarre molte delle donne che vivono questa assurda realtà dal tollerarla culturalmente.
Riteniamo che qualunque testo di legge tocchi corde così profonde della sensibilità popolare, non possa essere discusso con tale fretta, ne andrebbe dell'esposizione a un vero e proprio scontro sociale. Tanto più che proprio le controverse tematiche affrontate in esso, sono entrate proprio ieri dalla porta principale del Senato della Repubblica, portando una visione finalmente avulsa dalla propaganda mediatica che sembra aver presidiato l'argomento, facendo emergere le cose come stanno sulla questione, ovvero la grande e spontanea mobilitazione popolare che si sta addensando attorno a questi temi, che ha mostrato il volto del vero sentimento della gente comune, rispetto a una scelta fin qui politically correct dell'estabilishment, che di fatto non è passata al vaglio della consultazione politica e popolare.
Sappiamo che la politica comincia a interrogarsi sul paradigma tutto attuale, che prevede l'imposizione di regole non condivise previamente con le persone su cui queste dovrebbero poi ricadere. La Francia e gli altri Paesi che hanno tentato questo approccio stanno pagando tale
arbitrio d'imperio con punizioni epiche alle consultazioni elettorali. Ci chiediamo cui prodest
perseverare?

Il Presidente
Dott. Ernesto Rossi

 

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