(ASI) Pescara -  La Consigliera di Parità regionale Letizia Marinelli Il 28 maggio 2014 scrivevo una lettera aperta al neoeletto Presidente della Regione Abruzzo anticipando i problemi che il Consiglio regionale a dieci giorni dal voto, vive e vivrà nei prossimi giorni.

Leggo oggi che il Presidente D'Alfonso che sta predisponendo le nomine per la nuova giunta da sottoporre ai partiti ha dichiarato di voler mettere mano alla legge elettorale Abruzzese. Forse questa volta si potrà affrontare efficacemente la questione della doppia preferenza di genere. Del resto anche la disponibilità manifestata dall'On. Giovanni Lolli a fare un passo indietro per consentire l'ingresso di una donna nella futura Giunta va nel senso di dimostrare attenzione a questa importante tematica. Una cosa è certa: non è concepibile che prosegua la differente impostazione dei sistema elettorale per l'elezione del Sindaco con quella del Presidente della Giunta Regionale. Il primo sistema ha dimostrato, almeno garantendo la doppia preferenza di genere, nel tempo di funzionare, il secondo fa acqua da tutte le parti come è avvenuto in Sardegna, avviene in Abruzzo e probabilmente accadrà nelle future prossime elezioni in altre Regioni. Se poi si vuole davvero porre l'accento sulla questione della parità nelle opportunità che uomini e donne DEVONO avere per fare politica, è il sistema nel suo complesso che va rivisto. La legge elettorale regionale dell'Abruzzo ha dimostrato quanto vale la presenza in lista garantita in percentuale tra uomini e donne! Praticamente nulla. La nostra Costituzione vede nei Partiti Politici lo strumento attraverso il quale i cittadini veicolano il loro agire in Politica e se i Partiti Politici ancora oggi utilizzano le donne nelle liste elettorali solo per colmare vuoti a perdere oppure per rispondere ad imposizioni di legge, è il sistema politico che non funziona. Ed è per questo, proprio perché dal basso non si garantisce nulla e dall'alto i candidati uscenti, in ogni poltrona che occupano, si guardano bene dal risolvere il problema delle pari opportunità nella rappresentanza in politica, che occorre una legge; ma occorre anche e soprattutto che le donne acquistino consapevolezza che votare le donne ormai è una priorità, non più rinviabile. Mi sono chiesta, visti i risultati elettorali nelle elezioni regionali Abruzzesi, come si potrà assicurare il rispetto delle norme Costituzionali, Nazionali e dello stesso Statuto della Regione Abruzzo sul rispetto della parità di genere. Questa situazione, che vede una sola donna sicuramente eletta nel prossimo Consiglio Regionale, palesemente rimarca la necessità che venga urgentemente modificata la L.R. 02-04-13 n° 9 Norme per l'elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale e che le donne consapevolmente VOTINO le donne. Su questo punto apprezzo la sensibilità espressa dal neo Presidente, e capisco la sua intenzione di legare questo processo di riforma regionale alla doverosa attività di programmazione anche delle risorse che arriveranno dall'Europa, per il rilancio dell'economia regionale; mi preme però ricordare al Sig. Presidente che la "questione femminile" è intrinsecamente legata a tutti e due questi momenti, visto che in Abruzzo non si è riusciti a contrastare efficacemente la segregazione verticale, ossia la difficoltà delle donne di fare carriera, cosa che se nel Privato è da anni un fenomeno conosciuto, stupisce che ciò avvenga anche nella Pubblica Amministrazione e da questo problema non è esente il Personale della Regione Abruzzo. Le donne, anche da noi, risultano retribuite nel loro lavoro, a parità di mansioni , meno degli uomini; il 25% mediamente in meno rispetto ai colleghi maschi, cosa che è emersa dalle rilevazioni condotte nello studio dei dati del Rapporto Biennale sulla condizione del personale maschile e femminile nelle Aziende Pubbliche e Private con più di 100 dipendenti nel biennio 2010/2011. Le donne abruzzesi continuano a vivere questa condizione di difficoltà , in Politica, nella Società, nel mondo del lavoro e dell'economia regionale e la differenza persiste nonostante la Costituzione Italiana, trattati europei, numerose leggi vigenti prevedono la pari dignità nel lavoro e nella retribuzione.

Letizia Marinelli

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