Santori (ASI) Renzi gran monopolista, al governo senza neanche passare dal via. Noi ripartiamo dal territorio
(ASI) Con Renzi, il giovane rottamatore, sembrerebbe essere tornato il Pentapartito. Alla fine, pur con mille malumori, PD, Scelta Civica di Monti, Udc e quello che viene chiamato Nuovo Centro Destra di Alfano, hanno trovato l’accordo con il partito delle banche.
E il primo governo Renzi è partito. Mille difficoltà nella composizione del governo, poi anche qui si è trovata una quadra: Alfano rivendica e ottiene la poltrona per sé e per altri due dei suoi, Napolitano impone il ministro dell’Economia fedele ai dettami di Bruxelles e della Merkel, tutte le correnti del PD esprimono un ministero. E’ anche il governo dei giovani e delle donne. Se capaci saranno i fatti a dimostrarlo. Ma è indubbiamente il terzo governo che nasce in Italia senza alcun rispetto della volontà popolare, partorito nei palazzi con il bene placet del Quirinale. Dopo il disastro di Monti e l’immobilismo di Letta, ecco il governo che nasce dalle primarie del PD. Come è noto, in Italia le regole finiamo sempre per interpretarle a nostro piacimento: negli Usa le primarie servono a stabilire il miglior candidato per sfidare l’avversario, da noi chi le vince va direttamente a Palazzo Chigi. Senza neanche giocare la partita elettorale.Per quanto riguarda le politiche territoriali, il ritiro del decreto Salva Roma ha sancito comunque il default politico del Sindaco Marino, per il quale abbiamo formalmente suggerito le dimissioni prima dell’umiliazione del commissariamento. Un Sindaco in costante conflitto con la sua stessa maggioranza, incapace fino ad oggi di fornire risposte concrete alla cittadinanza, nonostante alla fine i conti di Roma siano stati salvati da un nuovo decreto. Ma difficilmente potrà essergli fornita una nuova possiiblità…
In Regione, i cittadini laziali hanno dimostrato come il veltronismo di Zingaretti non è poi così credibile, così come confermato dal monitoraggio Datamedia che annuncia la perdita del 3,8% nel gradimento del presidente della Regione Lazio. La nominopoli senza fine di Zingaretti, lo scandalo dei pronto soccorso, navigare a vista sulla gestione sanitaria e dei rifiuti, i consulenti esterni e la vergogna delle nomine delle Asl e degli ospedali giustificano la perdita di consensi del Presidente della Regione Lazio. Sprechi e mancanza di trasparenza finanziati con l’aumento indiscriminato delle tasse, in particolare dell’addizionale regionale Irpef finiscono per spengere il piffero della propaganda e dell’immaginazione.
Per concludere ho avuto modo, in questi mesi, di ascoltare tantissimi pareri dei cittadini sulla situazione politica attuale. Ed è stato evidente che la riunificazione del centrodestra rappresenta per tutti noi un punto fermo, che sappia però proporre una rinnovata classe dirigente, dando spazio a nuove idee ed energie. I leader, a dire il vero pochissimi, che attualmente lo compongono dovranno essere riconosciuti per la loro capacità di battere le sinistre e proporre un modello di governo diverso, anche scevro dagli errori del passato. Ma, anche in vista delle europee, credo anche che sia venuto il momento di decidere ed è un passo che mi riserverò di fare nelle prossime settimane.