(ASI)Lettere in Redazione - Una volta c’erano le colonie che dominavano i Paesi non civilizzati soprattutto nel continente Africano. Dato che il mondo non è un paradiso terrestre di anime buone, ma un coacervo di persone che badano ai propri interessi, in queste colonie, occupate dagli stati europei, lo sfruttamento delle risorse e specialmente delle materie prime era uno dei motivi per cui esse erano nate.

In cambio però l’amministrazione coloniale garantiva uno stato di pace, di tranquillo e graduale progresso e soprattutto un esempio di ordinamento civile per popolazioni che civili non erano mai state.

I nativi non avevano la libertà di scegliere il proprio governo nazionale che era imposto dai colonialisti, non potevano farsi proprie leggi, ma dovevano sottostare a quelle degli stati dominanti, ma quasi sempre gli stati non erano mai esistiti e le leggi indigene erano leggi tribali, ingiuste e vessatorie, molto più oppressive per le popolazioni di quelle coloniali!

In cambio regnavano pace e tranquillità ed era la norma il formare una classe dirigente indigena che magari aveva studiato a Londra od a Parigi o a Liegi e che supportava l’amministrazione coloniale, ma creava nel contempo le basi per una futura amministrazione autonoma inserendo nel tessuto sociale istruzione, cultura e civiltà.

Non c’erano guerre tribali, né faide sanguinose sostenute da integralismi religiosi o perlomeno esse erano controllate e represse efficacemente.

Poi sono arrivati i buoni di cuore, ma scarsi di cervello che, senza ragionare sulle questioni concrete e sulle situazioni reali hanno deciso che era giunta l’ora di “dare la libertà e l’autodeterminazione” a quei popoli che avevano il diritto di decidere autonomamente della propria sorte.

Al loro fianco il nuovo capitalismo mondialista che ha brigato per sostituirsi agli stati coloniali Europei dominando le ex colonie commercialmente e quindi senza dirette responsabilità amministrative che costituivano comunque un onere.

Nessuno si è chiesto perché nei secoli precedenti alcuni popoli, come quelli europei, avevano raggiunto un certo gradi di civilizzazione mentre quei popoli erano rimasto al palo di partenza.

Nessuno si è chiesto, in base alle rispettive culture e storie, con quali criteri essi avrebbero usato la ritrovata libertà.

Nessuno si è chiesto quali avrebbero potuto essere le conseguenze sociali, politiche, economiche e di relazione con gli altri Paesi come conseguenza della decolonizzazione.

Le anime buone, che sono spesso anche un poco sceme, hanno trascurato tutti questi interrogativi pratici per concentrasi sul sogno, molto più semplice da gestire, della liberazione di quei popoli  dalla tutela altrui.

Abbiamo poi visto cosa è successo in tutte quelle ex colonie.

Il potere è stato preso da piccoli o grandi signorotti che non solo non  hanno portato libertà di scelta e di vita al popolo, ma lo hanno costretto a subire un potere senza leggi e senza regole, hanno fomentato lotte interne fratricide per accaparrarsi il controllo di quelle materie prime che prima erano controllate dagli stati coloniali e sono inoltre esplosi gli integralismi religiosi che a volte sono idioti pregiudizi ed a volte solo pretesti per controllare la ricchezza.

Insomma quelle popolazioni che, secondo i buoni di cuore, ma scarsi di cervello, avrebbero dovuto risorgere ad una vita migliore e libera, sono precipitati nella miseria, nella guerra, nella fame e nella disperazione tanto che una grande fiumana, mai vista in precedenza, composta da quelle popolazioni, sta fuggendo per la disperazione da quei mondi e viene in Europa e specialmente in Italia a cercare una vita accettabile a costo di fare i semischiavi del lavoro nero.

Segno di quanto stavano male nei loro Paesi “liberati” dal colonialismo..!!!

Oggi gli stessi buoni di cuore, ma scarsi di cervello, cianciano di “accoglienza e di integrazione” senza considerare, ancora una volta quali siano gli elementi in gioco e quanto sia difficile integrare a causa della resistenza dei migranti ad accettarne le regole, in una civiltà progredita, elementi, convinzioni e regole che provengono da una cultura meno civilizzata.

L’unico modo per aiutare i Paesi in via di sviluppo è quello di aiutarli in loco.

Lo si può fare prendendo con una forza internazionale, magari l’ONU,  la tutela delle loro amministrazioni nazionali sottraendole al dominio dei Ras locali ed investendo in istruzione, cultura e sviluppo per creare, con le generazioni che verranno, una classe dirigente in gradi di capire e di gestire una futura e graduale autonomia!

I buoni di cuore ma scarsi di cervello dovrebbero tacere e farsi da parte anziché creare guai, come hanno sempre fatto, salvo poi piangere sul latte versato….!!!

Alessandro Mezzano

Migranti2

Avevamo scritto che il problema dei migranti non poteva essere risolto che aiutando quei Paesi in loco.

Qualcuno ci ha accusati di indifferenza e di cinismo .

Ad essi rivolgiamo una domandina semplice, semplice:

Posto che nel mondo ci sono tre miliardi di persone che vivono sotto la soglia di povertà e che non hanno abbastanza da mangiare o che sono perseguitati e visto che NON sarebbe giusto privilegiarne qualcuno scegliendo chi si deve salvare e chi deve invece morire, ci sanno dire DOVE LI  METTIAMO TRE MILIARDI DI PERSONE se dovessimo accogliere tutti coloro che ne hanno bisogno…?????!!!!!

Attendiamo una risposta logica..

Alessandro Mezzano

 

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