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(ASI)Lettere in Redazione - La storia infinita sulla decadenza di Berlusconi da senatore, originata da una legge Severino-Alfano che, quale frutto di compromesso, si è rivelata essere un pasticcio legislativo. Quindi non chiara e incompleta, è giunta finalmente a una fase di relativa pausa, dopo il pronunciamento a favore della decadenza da parte della Giunta per le Elezioni del Senato, conseguente discussione in aula entro venti giorni e fiducia incassata dal governo Letta lo scorso 2 ottobre.

Questo squallido teatrino politico di veti e ricatti, nonché l’ondata di buonismo peloso e compassione contingente suscitata dalla tragedia annunciata nel Canale di Sicilia, consumatasi il giorno successivo, con centinaia di morti a Lampedusa causate, va rilevato, oltreché dalle speculazioni economiche e geopolitiche nell’area nord-africana e medio-orientale da parte delle potenze occidentali, USA e UK in testa, e da cinici profittatori di disgrazie altrui novelli “Caronte”, anche dall'illusione della possibile accoglienza, hanno fatto passare in secondo piano i soliti e tanti mali italiani.

Infatti, a proposito di questi ultimi, la Procura della Repubblica di Bari, attivata dalla Guardia di Finanza, ha in corso un’indagine per associazione a delinquere, truffa aggravata, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e falso ideologico nei confronti di 38 persone, in merito alla vicenda di alcuni concorsi truccati alle facoltà di diritto: si tratta di professori universitari accusati d’aver manipolato, negli ultimi anni, i concorsi per accedere alle docenze in varie università italiane.
Tra loro figurano, oltre all’ex Ministro alle Politiche Europee, Annamaria Bernini, e all’ex Garante della “Privacy”, Federico Pizzetti, anche i cinque “saggi” Augusto Barbera e Giuseppe De Vergottini dell’Università di Bologna, Carmela Salazar dell’Università di Reggio Calabria, Lorenza Violini dell’Università di Milano e Beniamino Caravita dell’Università “La Sapienza” di Roma, nominati direttamente dal Presidente Napolitano insieme con altri 30 “luminari”, esperti nel campo del diritto, con l’incarico di riformare la Costituzione, vetusta, obsoleta (sarebbe ora!) e non al passo con le “nuove democrazie”.
Va notato che, all’epoca di tali nomine, già erano in corso le relative indagini, avviate nel 2009, quando il PM di Bari, Renato Nitti, iniziò a indagare su di un concorso bandito dall’Università Telematica Giustino Fortunato; complessivamente, per tale concorso, sono finiti sotto i riflettori degli investigatori i tre Istituti di Diritto Costituzionale, Diritto Canonico ed Ecclesiastico e Diritto Pubblico Comparato. Anche se diversi degli indagati hanno già manifesto la propria estraneità ai fatti, appare singolare come la notizia dell’indagine abbia evidenza solo ora che la commissione nominata da Napolitano si sia chiusa il 17 settembre 2013, quindi con nessuno dei “saggi” costretto a rimettere il proprio mandato.

Ma far entrare nelle facoltà, o in altro posto di lavoro, chi è ben raccomandato rispetto ad altri, magari anche più validi, è un vecchio vizio italiano duro a morire che ora rischia di gettare sfiducia e discredito sull’intero sistema delle università italiane, con buona pace dell’effettivo merito e dei tanti precari in cerca di occupazione. Si è parlato di prima, seconda, terza Repubblica, ma è sempre rimasto tutto come prima; cambia la facciata, l’immagine, ma la sostanza e ciò che conta non cambia: posti di lavoro, case, agevolazioni, consulenze e incarichi agli amici degli amici, fame e disperazione per tutti i rimanenti. Del resto, se chi oggi raccomanda taluno ieri ha ottenuto qualcosa per se con le medesime modalità, perché dovrebbe scandalizzarsi più di tanto? Se queste fossero le persone che dovrebbero essere d’esempio e cambiare la Costituzione, andiamo bene!
6 ottobre 2013 (Roberto Bevilacqua)

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