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(ASI)Lettere in Redazione - Befera, l’uomo dei mille incarichi, l’imperatore incontrastato del fisco italiano, colui che calcola, impone, riscuote e spia ogni rotolo di carta igienica acquistato: non solo è stato rieletto, ma gestirà anche la riforma del catasto. Eppure la legge parla chiaro. Le entrate tributarie sono calate, l‘evasione fiscale non è stata nemmeno scalfita, ogni giorno è una moria di piccole e medio aziende, ma, Attilio Befera, viene riconfermato alla guida dell’Agenzia delle Entrate dal governo Letta. Attilio Befera ha superato l’età massima indicata per i dipendenti pubblici, lo dice la Legge, a chi dobbiamo questa ennessima illegalità? Attilio Befera è già un pensionato: a quanto risulta al Fatto Quotidiano. Palazzo Chigi giustifica dicendo che nel decreto di nomina di Befera non è citato il dlgs del 2001 e dunque a lui non si applicano i limiti d’età. Anche noi di Federcontribuenti come Il Fatto parliamo di aggiramento di una legge della Repubblica. Non finisce qui, Attilio Befera gestirà anche la riforma del catasto. Insomma, il fisco italiano è un sistema totalitarista, per nulla equo e non in linea né con la legge, né con le direttive europee. Befera accerta, impone e riscuote e ora governerà pure la fondamentale partita della riforma del catasto in una confusione di ruoli e poteri che non ha eguali in Europa. Ogni autunno Befera annuncia di aver recuperato tra gli 11 e i 13 miliardi di evasione, quando la Federcontribuenti sa benissimo che tutto ciò che viene recuperato riguarda rateizzazioni, espropri a danno di semplici famiglie, aziende portate via senza un rimorso, altro che evasione fiscale. Ma perchè tanta riverenza politica nei confronti di Befera? Perchè l’Agenzia delle Entrate è ormai una funzione a sua immagine e somiglianza? Perchè l’ente controllato dal Tesoro non ha mai fatto concorsi per scegliere i propri dirigenti? Il Tar del Lazio, due anni fa, ha giudicato legittime solo 376 posizioni dirigenziali su 1.143. Gli stessi dirigenti sono stati di nuovo nominati a capo degli stessi uffici e di nuovo censurati dalla magistratura: l’Agenzia farà i concorsi, ma “fatti salvi gli incarichi già affidati”. « Dare a Befera il compito di riformare il catasto, – spiega il presidente Paccagnella-, significa interpretare il patrimonio immobiliare degli italiani solo alla luce del gettito che ne può derivare. Non si può dare nelle mani di un uomo solo tale e strategico potere, la politica non può semplicemente fare la parte di Ponzio Pilato. In tutto questo noi dobbiamo subire una Boldrini che parla di una Italia che da il buon esempio riaprendo i lavori a Montecitorio il 20 agosto, dimenticando che nessun altro Paese europeo ha le nostre questioni urgenti da trattare, le nostre ferite da curare. O di un Letta che invia minacce fiscali tutt’altro che velate in caso cada il governo? Di cosa dobbiamo sentirci fieri, di tanta irrispettosità delle leggi? Befera deve decadere per prassi, inoltre, prima della riforma del catasto, che temiamo possa ulteriormente minare la serenità delle famiglie italiane e alimentare nuovi abusi e ingiustizie, va riformato il sistema fiscale e il sistema bancario. Il nostro Stato non deve pensare di dare loro altra liquidità o garanzie, come usando il Cdp, ma, imporre loro di usare i soldi della BCE in favore di imprese e famiglie. Un’altra stupidaggine è dare fondi agli start up. Cosa serve dare soldi in prestito ai giovani che vogliono creare lavoro quando dopo appena un anno, con questo sistema fiscale, questi giovani son costretti a chiudere?». Una moria di imprese ingiustificata, causata non dalla crisi, non dai prodotti immessi sul mercato, ma da un’esagerata burocrazia, dall’assenza di una riforma incisiva e complessiva di tutto il mondo del lavoro, da un livello di tassazione a dir poco folle. Manca ogni incentivo alla produzione e all’assunzione, ma in compenso abbiamo l’Irap, cuneo fiscale e uno Stato che si pone in atteggiamento persecutorio nei confronti dei nostri imprenditori. Forse chi sta a Roma non capisce dove sta il problema. 14 AGOSTO, ORE 9 e 30. TOUR  DELLE AZIENDE IN CRISI, UN ANNO DOPO (II edizione). Un pulmino messo a disposizione da Federcontribuenti per mostrare il vero lato delle aziende in Veneto. Storie di imprenditori in trincea, che non vogliono mollare, ma che si trovano costretti nella morsa di una crisi economica aggravata da una scarsa capacità governativa di intervenire dove i problemi si fanno più insormontabili. L’appuntamento è per il 14 agosto, alle ore 9 e 30 davanti la sede di Federcontribuenti Veneto in via Galileo Galilei 129/A, Albignasego Padova.

Ufficio Stampa Federcontribuenti

 

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