Nordio: “Nessuna crisi di governo se vince il No”, ma lo scontro sul referendum resta

(ASI) - Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha più volte sottolineato pubblicamente che una vittoria del “No” al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, non comporterebbe una crisi di governo, smentendo così voci, analisi e commenti che lo collegano a possibili ripercussioni istituzionali sull'esecutivo targato Meloni.

Il referendum costituzionale in questione riguarda una serie di modifiche alla Costituzione approvate dal Parlamento italiano nel 2025, note come riforma Nordio, che puntano in particolare alla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, ossia l’eliminazione della possibilità di passare da giudice a pubblico ministero o viceversa, e alla revisione dell’organizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura. 

Il ministro Nordio ha evidenziato che l’obiettivo principale della riforma, è modernizzare e rendere più efficiente il sistema giudiziario italiano, obiettivo ribadito anche dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nelle stesse occasioni pubbliche. I due ministri hanno fermamente allontanato l'ipotesi che il voto referendario, possa essere in qualche modo trasformato in un giudizio sulla tenuta dell’esecutivo. 

Le critiche alla riforma e al modo in cui è stata condotta la campagna referendaria non si sono limitate all’opposizione politica, e hanno coinvolto anche la magistratura e giuristi. Secondo alcune associazioni di magistrati e parti dell’opposizione, la riforma potrebbe compromettere l’indipendenza della magistratura, ossia la capacità dei giudici di operare senza influenze esterne, favorendo un maggiore controllo politico sui magistrati stessi. In particolare il sorteggio per la scelta dei membri del CSM viene interpretato come un meccanismo che eliminerebbe la possibilità dei magistrati di eleggere liberamente i propri rappresentanti e la creazione di un’Alta Corte disciplinare, con compiti estesi nella gestione dei procedimenti disciplinari, viene vista come una potenziale leva di pressione su giudici e pubblici ministeri, soprattutto se non opportunamente bilanciata da garanzie di indipendenza.

In risposta, Nordio ha accusato l’opposizione di utilizzare il referendum come strumento per alimentare tensioni politiche e indebolire la stabilità dell’esecutivo, escludendo tuttavia che un eventuale risultato negativo possa costituire un motivo diretto per un ribaltamento della maggioranza di governo o delle sue politiche.

Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia

Foto AI Sora su input Carlo Armanni

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