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(ASI) Lettere in Redazione - La sezione di Agrigento dell’OIPA Italia ha inviato una richiesta ufficiale al Comune di Agrigento affinché vengano presi urgenti provvedimenti per arginare il drammatico livello raggiunto dal randagismo. I volontari si trovano infatti a gestire quotidianamente numerose telefonate di cittadini che segnalano la presenza di intere cucciolate di cani e gatti ai margini delle strade, in posizioni pericolose sia per la loro incolumità che per quella delle auto in transito, ma anche di animali vaganti in evidente stato di malessere e con patologie manifeste.



L’OIPA Agrigento e altre associazioni locali accudiscono i randagi prevedendo postazioni di cibo e acqua, recuperando quelli malati per curarli e trovando adozioni: di fatto sopperendo quindi alla latitanza del Comune.
La mancanza di un’efficace politica di gestione del randagismo ha portato il fenomeno a uno stato esplosivo e non sono solo le associazioni a denunciarlo, sono sempre di più i cittadini esasperati dal vedere animali sofferenti in ogni angolo tra l’indifferenza generale.



A fronte delle continue risposte negative ricevute dalle autorità comunali interpellate perché intervenissero in supporto delle associazioni impegnate ad arginare il proliferare di cucciolate sterilizzando e prelevando dalla strada gli animali malati o feriti, l’OIPA chiede ufficialmente che il Comune di Agrigento inserisca la gestione del randagismo tra le priorità in agenda convocando d’urgenza un tavolo di confronto con le associazioni attive sul territorio per stabilire un piano di intervento immediato ed efficace.



“Nelle ultime settimane le segnalazioni di cucciolate da recuperare dalla strada sono state quotidiane e siamo allo stremo dal punto di vista fisico, emotivo ed economico – spiega Laura Samaritano, delegata dell’OIPA Agrigento e provincia – Il benessere di questi animali è una precisa responsabilità del primo cittadino del comune in cui si trovano, quindi chiediamo che l’amministrazione comunale non si nasconda davanti a quanto prescrive la legge regionale 15/2000 e la legge nazionale 281/91”.

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