(ASI) L’Istat rivede le stime sul PIL, che balza al +0,4% nel primo trimestre e +1,2% sull’anno. Un andamento incoraggiante, ma che necessita del sostegno deciso da parte del Governo, attraverso un piano per lo sviluppo. 

 

In assenza di tale intervento, infatti, gli indicatori economici continueranno ad essere un balia di un andamento tentennante ed incerto.

È fondamentale cogliere questi segnali di ripresa per lanciare un messaggio chiaro all’insegna della crescita, per allontanare una volta per tutte lo spettro della crisi.

La via maestra per aprire questa nuova fase è quella di intervenire sulla domanda interna e sulla redistribuzione dei redditi, attraverso una intervento teso a rimettere in moto il mercato occupazionale. Ci lascia perplessi, in tal senso, l’analisi dell’Istat, che sostiene una ripresa della spesa delle famiglie che a noi non risulta affatto e che, anzi, dovrebbe essere sostenuta.

I benefici sarebbero molteplici:

-          Prima di tutto, restituendo un’opportunità di lavoro ai numerosi disoccupati nel nostro Paese, si determinerebbe una redistribuzione dei redditi con un conseguente incremento della domanda interna;

-          Inoltre, le ripresa del mercato del lavoro farebbe venir meno la necessità, per molte famiglie, di sostenere figli, nipoti e parenti disoccupati, provvedendo al loro sostentamento. Ciò determinerebbe una ulteriore spinta alla crescita della domanda di mercato;

-          L’aumento dei consumi, infine, porterebbe ad un incremento della produzione e, quindi, all’aumento della domanda occupazionale.

Un meccanismo virtuoso che aspetta solo di essere avviato.

L’urgenza di tale operazione è sottolineata anche dall’aumento dell’inflazione che, come non ci stanchiamo di sottolineare da mesi, cresce non sulla base di un aumento della domanda interna, bensì sull’onda della crescita dei costi dell’energia e dei servizi di trasporto. In tal modo non fa altro che riportare conseguenze sempre più gravi sui bilanci familiari, specialmente quelli dei redditi medio-bassi.

È evidente, quindi, l’urgenza di mettere in atto concrete politiche per il Lavoro, attraverso una ripresa degli investimenti per lo sviluppo e la ricerca, nonché per la modernizzazione e realizzazione di infrastrutture.

Rivolgiamo un appello particolare per l’avvio di un serio piano di ricostruzione delle aree terremotate, troppo spesso ancora abbandonate a loro stesse.

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