Da Pechino a Milano-Cortina: come le Olimpiadi alimentano turismo e sport invernali, ma non solo

1770192506781 452(ASI) Mancano soltanto due giorni alla cerimonia d’apertura dei Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026. Dopo aver viaggiato per settimane in tutta la Penisola, la Fiamma Olimpica sta per arrivare a destinazione in una Milano addobbata a gran festa per l’occasione, quattro anni dopo l'edizione di Pechino. Quale l'impatto? Quali le ricadute per l'Italia? Cosa avvenne in Cina a seguito di quell'evento? A questo riguardo, Andrea Fais, collaboratore di ASI, è intervenuto sulle "colonne" di Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica "In altre parole". Proponiamo qui di seguito la versione integrale dell'articolo.

Ci siamo. Mancano ormai soltanto due giorni alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, in programma venerdì sera allo Stadio Giuseppe Meazza, vero e proprio ‘tempio laico’ del calcio europeo, nel celebre quartiere meneghino di San Siro. In attesa del via alle competizioni tra le migliaia di atleti provenienti da tutto il mondo, in Italia già si parla delle ricadute economiche e degli effetti diretti e indiretti dell’evento sui territori ospitanti e sul Paese in generale.

Secondo i dati presentati di recente al Forum Internazionale del Turismo, l’impatto complessivo dei Giochi è quantificato in 5,3 miliardi di euro. Proprio sul fronte dell’ospitalità, la kermesse sportiva farà da traino per i flussi di visitatori in ingresso nel territorio nazionale lungo tutto il 2026, con arrivi internazionali in aumento del 9,3% e una spesa in crescita di circa 2,9 miliardi di euro rispetto all’anno scorso. Pochi giorni fa, Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina, ha sottolineato che per l’evento stanno lavorando 36.000 persone, prevedendo un gettito fiscale supplementare di oltre 600 milioni di euro.

I numeri premiano in particolare la strategia organizzativa italiana che, rispetto all’edizione di Torino 2006, vede due novità decisive: la prevalenza di impianti sportivi già esistenti o temporanei (ben 11 su 13) e la distribuzione policentrica delle gare in otto sedi principali, dislocate in tre regioni: Milano, Bormio e Livigno in Lombardia; Cortina d’Ampezzo e Verona in Veneto; Predazzo, Rasun-Anterselva e Tesero in Trentino-Alto Adige. Tutto ciò ha permesso di risparmiare circa 400 milioni di euro, evitare la cementificazione delle aree montane, scongiurare la congestione dei flussi turistici e, naturalmente, ampliare la platea dei territori che beneficeranno delle Olimpiadi.

Milano e Cortina, le due città che per sineddoche compaiono nel marchio della manifestazione, hanno raccolto il testimone da Pechino, chiamata ad ospitare l’edizione di quattro anni fa. Sebbene segnato dalle restrizioni per l’emergenza pandemica, quell’evento fu in grado di promuovere in mondovisione i territori coinvolti tra Pechino, Zhangjiakou e Yanqing, nonché alimentare nel Paese asiatico la cosiddetta ‘ice-and-snow economy’, o economia invernale, che include le stesse attività sportive, il turismo, la produzione e la vendita di attrezzature.

Già nel novembre 2024, ad oltre due anni e mezzo dalle Olimpiadi, il governo cinese aveva presentato un ambizioso piano per fare del comparto un nuovo motore di crescita. L’obiettivo è raggiungere entro il 2030 un valore di settore pari a 1.500 miliardi di yuan, cioè oltre 183 miliardi di euro. Stando alle stime, durante lo scorso anno, il dato ha già superato i 1.000 miliardi di yuan (€122,11 mld). Nella stagione invernale 2024-2025, il consumo totale ha oltrepassato quota 187,5 miliardi, con una spesa nelle località sciistiche che ha raggiunto i 78,61 miliardi. Le aree strategiche individuate per lo sviluppo di hub dedicati agli sport invernali sorgono tutte nella Cina Settentrionale: la municipalità di Pechino, la provincia dell’Heilongjiang, il cui capoluogo Harbin già da molti anni esibisce spettacolari sculture artistiche in ghiaccio, e le due regioni autonome della Mongolia Interna e dello Xinjiang.

Tuttavia, anche nelle aree più calde del Paese cresce la domanda per la realizzazione di impianti artificiali al chiuso, specie dopo il successo riscosso da parchi a tema di recente apertura come lo Yaoxue Ice and Snow World di Shanghai o lo Huafa Snow World di Shenzhen. Le province della Cina Meridionale hanno investito nel settore ben 30 miliardi di yuan soltanto nel 2025, come indica un rapporto dell’Accademia Cinese del Turismo, presentato in occasione dell’ultima edizione del Forum per lo Sviluppo del Turismo Invernale, svoltasi proprio a Harbin circa un mese fa.

“Ho sempre sostenuto che sarebbero esistiti sport invernali prima di Pechino 2022 e sport invernali dopo Pechino 2022, e ciò si è dimostrato vero”, ha affermato a dicembre Thomas Bach, presidente onorario del Comitato Olimpico Internazionale, in un’intervista rilasciata a margine di un evento a Budapest, sottolineando come la Cina sia riuscita sin qui a coinvolgere 365 milioni di persone in questo senso. All’ex schermidore tedesco ha fatto eco il vicepresidente Juan Antonio Samaranch Jr., spiegando che “le prestazioni e le medaglie non vengono da un giorno all’altro” e invitando i presenti a ricordare “dove si trovava la Cina nel 2008 e dove si trova oggi”, compresi gli sport invernali.

Agli atleti professionisti cinesi, che si stanno facendo strada in discipline un tempo appannaggio di europei e nordamericani, si aggiungono così un gran numero di amatori e appassionati. Si tratta di centinaia di milioni di persone che acquistano attrezzature sportive e frequentano regolarmente le località sciistiche di un Paese che, giocoforza, ha cominciato ad esplorare questo settore in tempi molto più recenti rispetto ai rinomati territori dell’Arco Alpino e delle Montagne Rocciose.

Assieme all’e-commerce, alla robotica, all’intelligenza artificiale e ad altri settori emergenti, questa improvvisa passione per le attività invernali sta contribuendo a plasmare le abitudini di consumo dei cinesi, aprendo le porte anche ad imprese e professionisti stranieri. Dai produttori di abbigliamento e attrezzature agli operatori turistici, dai consulenti tecnici agli istruttori sportivi, senza dimenticare la prospettiva di gemellaggi tra località invernali, l’Italia, erede del testimone di Pechino 2022, può cogliere numerose opportunità grazie ai suoi storici marchi manifatturieri e alle competenze acquisite nei diversi ambiti racchiusi all’interno dell’economia invernale.

Se quattro anni fa il mondo ha apprezzato le capacità organizzative e gli scenari montani della Cina, stavolta sarà la Cina ad osservare l’Italia: un’occasione unica per rilanciare l’immagine dello Stivale all’estero, inclusi ovviamente i mercati emergenti, dove una classe media in forte ascesa guarda ancora con trasognante ammirazione al nostro Paese, ai suoi beni di consumo e alle sue destinazioni turistiche, emblemi di uno stile di vita forse retrò ma sempre affascinante.

 

Andrea Fais - Radio Cina Internazionale (CGTN)

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