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Economia

Mencaroni (Presidente Confcommercio prov. Pg) “Le imprese hanno bisogno di certezze e non di proclami”

Di Redazione ASI 28 Giugno 2014 – 14:41 3 min di lettura

(ASI) Se l’Italia, nel suo complesso, impiegherà circa 11 anni per recuperare la crisi, l’Umbria dovrà aspettarne addirittura 16 perché i consumi pro-capite tornino ai valori del 2007.

 

Quanto al Pil pro capite, per tornare ai valori pre crisi del 2007 saranno necessari in Umbria oltre 17 anni, contro gli 11 della media nazionale.

E’ partita ricordando questo scenario a dir poco pesante la relazione del presidente Giorgio Mencaroni in occasione della annuale assemblea della Confcommercio della provincia di Perugia, e con i dati relativi agli effetti della crisi sulle imprese del terziario: in Umbria, nel corso del 2013, hanno chiuso  812 aziende, 491 nel commercio, 178 tra alberghi e ristoranti, 143 nei servizi.

 “Una situazione economica e sociale di eccezionale emergenza  – ha detto Mencaroni –  che richiede al Governo Renzi chiarezza sul quadro delle riforme, sulla loro reale portata ed efficacia, e alle istituzioni locali segni di discontinuità rispetto al passato e il coraggio di  scelte di forte impatto. Al di là dei proclami e delle iniziative “ad effetto”, pur apprezzabili negli intenti  – ha aggiunto – ad oggi le nostre imprese continuano a subire una persistente e drammatica stagnazione dei consumi, una pressione fiscale incompatibile con la ripresa e mille altri freni che non consentono loro di ripartire.  Il nodo della tassazione resta  centrale:  lo stesso ministro Padoan lo ha ammesso qualche giorno fa, ma occorre passare con urgenza dalle parole ai fatti. Per ora, invece, le cose sono diventate solo più complicate e il peso economico dei vari balzelli sempre più pesante. Le nostre aziende, ad esempio, si trovano ora a pagare anche una percentuale sul monte salari per  finanziare la cassa integrazione”.

Gli imprenditori del terziario chiedono risposte concrete a chi  governa anche in ambito locale, e di superare quei limiti  che gli elettori hanno dimostrato di non tollerare più: autoreferenzialità, scarso ascolto, pregiudizi duri a scalfire.  Mencaroni ha portato alcuni esempi: “Oggi tutti si sono accorti che se muoiono i centri storici muoiono le città, ma quando lo dicevamo noi ci accusavano di essere corporativi. E voglio citare anche le nostre battaglie per avere regole uguali per tutti, o contro l’abusivismo. Tutti d’accordo in teoria, ma poche azioni concrete e risolutive”.  

Se le istituzioni sono chiamate a cambiare passo, Mencaroni non ha fatto sconti neppure alla sua associazione e alla rappresentanza di impresa in genere: “Confcommercio – ha evidenziato – è impegnata in un lavoro di razionalizzazione interna  imposto dai tempi, dalla crisi generalizzata della rappresentanza, dalle esigenze delle imprese”.

E in questa forte urgenza di rinnovamento il presidente provinciale Confcommercio Perugia ha “lanciato il cuore oltre l’ostacolo”:  “Credo sia necessario  non solo collaborare sempre più tra le diverse organizzazioni di categoria, specie nelle funzioni,  nei servizi, nei progetti che ci accomunano, cosa che peraltro già in buona parte si fa, ma addirittura cominciare a ragionare in un’ottica interassociativa”.

Insomma, nessuno può sottrarsi – secondo Mencaroni – alla necessità di cambiare, neppure le imprese, per le quali ha indicato alcune  strade maestre per uscire dall’empasse: le reti d’impresa – “invito sempre più gli imprenditori, anche di settori diversi, a fare sistema, perché  nelle reti si possono trovare migliori possibilità di sviluppo e realizzare un più alto livello di competitività” –   l’approccio ai mercati esteri, sotto  varie forme – “perché i consumi del territorio non soddisfano più le esigenze delle nostre imprese” – le opportunità offerte dal digitale – “le nuove tecnologie servono a crescere, fidelizzare i clienti, aprirsi a nuovi mercati”.
Redazione Agenzia Stampa Italia

   

 

Nota della Redazione

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