(ASI) Egeo - Quando ero piccolo, mio nonno, reduce della Seconda Guerra Mondiale, mi raccontava spesso le sue storie. Storie di un mondo lontano, di prigionia in Africa e della campagna di Grecia.
Un giorno, mi parlò di qu ando era un giovane sottotenente del Contro Spionaggio su un'isoletta dell'Egeo. Tornava a casa in auto una sera, quando due partigiani greci gli spararono contro. Non lo presero. Mio nonno rispose lanciando una bomba a mano.
"E poi cosa è successo, nonno?", chiedevo io, bambino delle elementari, con gli occhi sgranati.
Lui mi diceva solo: "Dopo lo scoppio, erano a terra. Non si muovevano più."
"Ma nonno, erano morti?", insistevo.
Lui mi guardava in silenzio. Poi ripeteva: "Non si muovevano più. Non so se fossero vivi o morti."
Solo da adulto ho capito il peso di quel silenzio. Mio nonno non aveva il coraggio di dire al suo nipotino di aver ucciso due uomini in guerra. Voleva lasciarmi un dubbio, forse anche per alleviare un rimorso che non lo aveva mai abbandonato.
Una verità troppo grande per un bambino, detta con la delicatezza di un uomo che aveva conosciuto l'orrore. Una storia di sopravvivenza, ma anche di grande umanità.
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
*La foto è stata generata dalla intelligenza artificiale Gemini.



