Borghese e Skorzeny uniti nel dopoguerra nella lotta al Comunismo

(ASI) Roma - In questo speciale ci occuperemo del rapporto nel secondo dopoguerra tra il "Principe Nero" Junio Valerio Borghese (Comandante della X Flottiglia Mas) e l'ex ufficiale delle Waffen-SS Otto Skorzeny (l'artefice di tante azioni militari, tra cui la liberazione di Mussolini a Campo Imperatore sul Gran Sasso) che tocca una delle pagine più fitte di mistero, spionaggio e geopolitica sotterranea della Guerra Fredda.

​Nel labirinto della Guerra Fredda italiana, dove i confini tra servizi segreti, eversione nera e alleanze internazionali sfumano nella nebbia della strategia della lotta anticomunista, spicca il legame sotterraneo tra due dei militari più carismatici e controversi della Seconda Guerra Mondiale, ossia Borghese e Skorzeny.

​Se durante il conflitto i loro percorsi si erano incrociati all'ombra dell'Asse italo-tedesco, è nel secondo dopoguerra che il loro rapporto si trasforma in un asse strategico cruciale per comprendere il mondo dell'eversione neofascista europea fra gli anni Cinquanta e i Settanta del Novecento.

​Se Junio Valerio Borghese, dopo la fine della guerra e la scarcerazione (il Comandante italiano evitò una dura condanna grazie anche all'intervento dei servizi segreti americani guidati da James Angleton), non abbandonò mai l'attivismo politico e paramilitare in Italia, Skorzeny dovette andare via dall'Austria, suo paese natale, stabilendosi nella Spagna franchista.

​A Madrid, Skorzeny non era solo un esule protetto da Francisco Franco; era diventato un uomo chiave dell'Organizzazione Gehlen, la rete di intelligence formata da ex militari tedeschi sotto l'egida della CIA per contrastare l'influenza dell'Unione Sovietica in Europa occidentale.

​È in questo contesto che il rapporto tra i due ufficiali si consolida, in quanto entrambi consideravano l'avanzata dei partiti comunisti in Europa come una minaccia esistenziale da scongiurare a ogni costo. A tal proposito, Skorzeny offriva consulenza logistica e militare attraverso organizzazioni come il Paladin Group (un'agenzia di sicurezza e mercenari da lui fondata), fornendo coperture, addestramento e armi ai gruppi della destra radicale in tutto il Vecchio Continente e non solo. In questo ambito, Borghese era uno dei maggiori interlocutori, in quanto anche lui gravitava attorno alle prime strutture clandestine paramilitari anticomuniste collegate alla NATO (quelle che in Italia avrebbero preso il nome di Organizzazione Gladio), pronte a scattare in caso di invasione sovietica o di clamorosa affermazione elettorale delle sinistre.

​Il culmine operativo di questo legame si sarebbe manifestato alla fine degli anni Sessanta del Novecento, durante la preparazione del famigerato Golpe Borghese (noto anche come Golpe dell'Immacolata), tentato nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970, su cui ci sono ancora molti coni d'ombra e per cui l'iter giudiziario successivo si è concluso con l'assoluzione dei principali imputati.

​Le inchieste giudiziarie successive e le memorie dei protagonisti hanno rivelato che Skorzeny avrebbe svolto un ruolo di regista internazionale per conto di Borghese. Infatti, secondo le risultanze investigative, sarebbe stato proprio l'ufficiale austriaco a fare da garante e da tramite tra Borghese, gli ambienti della Rete Gehlen per l'Europa del Sud e determinati settori della CIA.

​Il piano prevedeva il benestare degli Stati Uniti al colpo di Stato in Italia, ma a precise condizioni geopolitiche che Skorzeny si incaricò di trasmettere. Gli americani avrebbero garantito il supporto logistico e il riconoscimento del nuovo governo autoritario guidato da Borghese solo se l'operazione avesse incluso figure politiche civili di stampo chiaramente filo-atlantico (tra i nomi ventilati dai congiurati figurava persino quello di Giulio Andreotti, che si è sempre dichiarato del tutto estraneo alla vicenda).

​Come noto, il golpe sarebbe stato misteriosamente annullato da Borghese stesso a pochissime ore dall'attuazione, quando alcuni commando erano già penetrati nei ministeri chiave a Roma. L'ordine di ritirata impose il silenzio, ma fece saltare le coperture.

​Braccato dalla magistratura italiana, Borghese scelse l'unica via di fuga sicura possibile: l'esilio in Spagna. Lì riabbracciò la rete di protezione di Skorzeny, trascorrendo i suoi ultimi anni a Cadice.

​Il destino volle che i due noti militari uscissero di scena quasi contemporaneamente: Junio Valerio Borghese morì in circostanze ritenute da alcuni sospette a Cadice nell'agosto del 1974; Otto Skorzeny si spense a Madrid meno di un anno dopo, nel luglio del 1975. Con la loro scomparsa si chiuse uno dei capitoli più misteriosi e densi di trame del secondo dopoguerra europeo.

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

 

Fonti:

  • Adriano Monti, Il golpe Borghese. Nel racconto di un protagonista, Luni Editrice, 2020 (Riedizione aggiornata del saggio uscito originariamente nel 2006). ​Nota per l'articolo: È il memoriale in cui il medico Adriano Monti, intermediario di Borghese, descrive i suoi colloqui a Madrid con Otto Skorzeny per ottenere il placet della CIA al colpo di Stato.
  • Giacomo Pacini, Il cuore occulto dello Stato. Storia dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale (1919-1984), Nutrimenti, 2010. ​ Nota per l'articolo: Documenta storicamente l'operazione del Counter Intelligence Corps (CIC) americano guidata da James Angleton per salvare Borghese alla fine della guerra in funzione anticomunista.
  • Stuart Christie, Stefano Delle Chiaie: Portrait of a Black Terrorist, Anarchy Magazine, 1984. ​ Nota per l'articolo: Studio storico-giornalistico internazionale che ricostruisce i legami operativi a Madrid tra l'eversione nera italiana (legata a Borghese), la Spagna franchista e le attività dell'agenzia di mercenari Paladin Group fondata da Skorzeny.
  • Richard Breitman e Norman J.W. Goda, Hitler's Shadow: Nazi War Criminals, U.S. Intelligence, and the Cold War, National Archives (USA), 2011. ​ Nota per l'articolo: Rapporto ufficiale del governo statunitense basato sui documenti declassificati della CIA che attesta l'uso di ex ufficiali tedeschi (inclusi Gehlen e Skorzeny) nelle reti informative della Guerra Fredda.

Foto creata da I.A. Gemini

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