Il Segreto di Ettore: Storia di un agente del Controspionaggio nell' Egeo della Seconda Guerra Mondiale 

(ASI) Chieti - ​Ci sono storie di famiglia che sembrano romanzi di spionaggio, ma che sono scritte col sangue, col fuoco e sulla pelle di chi le ha vissute.

Questa è la storia di mio nonno paterno, Ettore Vignali, e del segreto che ha custodito per tutta la vita, persino grattando via il suo grado militare dal suo tesserino nel dopoguerra.

​Oggi, analizzando quel documento d'identità rimasto intatto, riemergono i tasselli di un'avventura drammatica ed eroica tra le isole del Dodecaneso e l'inferno del deserto egiziano.

 IL RAGAZZO DI SMIRNE RECLUTATO DAL "CS"

​Nato a Smirne nel 1919 e cresciuto a Rodi, educato dall'eccellenza scolastica dai Salesiani, mio nonno era il candidato perfetto per i servizi segreti. Poliglotta, colto e insospettabile. Venne arruolato giovanissimo nel CS (Controspionaggio) del SIM, sotto la Posta Militare 550 (il Comando Superiore delle Forze Armate dell'Egeo).

​Sul suo tesserino speciale riportato di seguito, firmato dal Maggiore Capo Sezione Niceto Trebbi, spicca un'autorizzazione rarissima per un militare: "È autorizzato a vestire l'abito civile". Nella foto, infatti, Ettore posa in giacca e cravatta. Era un'ombra: un giovane Sottotenente interprete che operava in borghese, muovendosi tra gli isolotti dell'Egeo per scovare spie britanniche e infiltrazioni nemiche.

​L'ISOLOTTO, LA VILLA DEL COMANDANTE E L'ARMISTIZIO

​Assegnato a un avamposto strategico su un isolotto sperduto, mio nonno alloggiava nella villa del comandante militare e divideva la tavola con lui. Un privilegio di rango e una necessità operativa: il Comandante aveva le armi, ma Ettore aveva le informazioni.

​Poi arrivò il caos dell'8 settembre 1943. I tedeschi scatenarono la caccia all'uomo. Il Comandante, consapevole del valore inestimabile del suo interprete, diede un ordine tassativo ai soldati: "Salvatelo costi quel che costi". Sotto il naso dei germanici, riuscirono a fuggire via mare, riparando nella neutrale Turchia.

​L'INGANNO IN TURCHIA E IL RIFIUTO DI PIEGARSI

​Sulla costa turca, il console locale diede a Ettore un avvertimento profetico: "Resta qui. Gli inglesi vi stanno promettendo il rimpatrio in Italia, ma vi stanno ingannando: vi porteranno in prigionia". Mio nonno, però, scelse di non abbandonare il suo gruppo e la speranza di riabbracciare la famiglia e soprattutto sua madre, fuggita a Roma da Rodi Egeo, dove suo padre, il bisnonno Giovanni Menotti Vignali, ingegnere del Genio, era stato praticamente sequestrato dai Tedeschi.

​La profezia del console si avverò. Caricati sulle navi britanniche, gli italiani vennero deportati nei durissimi campi di concentramento in Egitto. Lì, davanti al ricatto degli inglesi che chiedevano di firmare la cooperazione, il gruppo di mio nonno prese una decisione collegiale d'onore: nessuno avrebbe firmato. Diventarono i "Non Cooperatori".

 L'INFERNO DEL "KRIMINAL KAMP" E IL RITORNO A CASA

​La vendetta britannica per quel rifiuto fu feroce. Rinchiusi in tende logore nel deserto (mentre ai tedeschi venivano date le baracche), affamati con lenticchie piene di sabbia e pane bruciato, i prigionieri subirono violenze indicibili, con le guardie a cavallo che entravano nei reticolati colpendoli con le sciabole. Molti impazzirono. Un ufficiale della milizia si suicidò lanciandosi sul reticolato elettrificato. Mio nonno portò i segni di quell'inferno per sempre, comprese le ustioni a vita causate dal ribaltamento di un pentolone bollente su un piede.

​Eppure, fu l'arguzia a salvarlo nel 1946. Fingendosi pazzo dopo aver aggredito un sergente inglese con un mestolo da cucina, riuscì a farsi rimpatriare dalla Croce Rossa Internazionale, tornando finalmente a riabbracciare sua madre.

​Nel dopoguerra, Ettore prese una lametta e abrase il suo grado di Sottotenente dal tesserino. Il mondo stava cambiando, i servizi segreti venivano sciolti, e un ex agente del CS schedato dagli inglesi come "criminale non cooperante" rischiava troppo. Ha cancellato il grado per proteggere la sua nuova vita, ma non ha mai smesso di raccontare quell'inferno, ogni singolo giorno.

​Oggi quel tesserino graffiato e quella foto in giacca e cravatta testimoniano la storia di un uomo che, davanti all'inganno e alla violenza, ha preferito la prigionia nel deserto piuttosto che svendere la propria dignità. 

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

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