(ASI) Dall’antica Roma abbiamo ricevuto in eredità molto più di strade, leggi e monumenti. Abbiamo ereditato un modo di pensare. Tra i principi che guidavano la vita pubblica e privata dei Romani, uno mi ha colpito in modo particolare: Vis mentis imperat, che letteralmente significa “la forza della mente governa”.I
Non si tratta di una frase attribuibile con certezza a un singolo autore, ma di un principio coerente con la cultura romana e con il pensiero stoico diffuso tra senatori, generali e uomini di potere. Per i Romani, il vero comando non nasceva dalla forza fisica, ma dalla mens: la mente capace di disciplina, controllo, visione. Virtù come la constantia e la gravitas erano considerate essenziali per chiunque dovesse guidare altri uomini, soprattutto in contesti instabili come la guerra o la politica.
Questo principio veniva applicato soprattutto nei momenti di crisi. Un generale che perdeva il controllo emotivo metteva a rischio l’esercito; un senatore che si lasciava travolgere dall’ira perdeva autorevolezza. Governare significava, prima di tutto, governare se stessi.
Ed è sorprendente quanto questa idea sia attuale.
Anche oggi, nelle relazioni umane, non prevale chi ostenta sicurezza o alza la voce, ma chi mantiene lucidità mentre gli altri reagiscono, si agitano o cercano di influenzare. La vera forza non è l’imposizione, ma la capacità di restare centrati.
La mente che non si lascia deviare diventa un punto fermo. Un asse attorno al quale gli altri iniziano, lentamente e spesso inconsapevolmente, ad allinearsi. L’essere umano segue spontaneamente chi appare stabile quando il contesto non lo è.
Vis mentis imperat ci ricorda proprio questo: il potere autentico non ha bisogno di essere dimostrato. Si manifesta nel silenzio di una mente chiara, capace di pensare quando tutto intorno sembra cedere al caos.
Elisa Fossati
*immagine generata con intelligenza artificiale chat Gemini di Google,



