202855437 4690591010958327 6349137045998478745 n(ASI) – Padova. Il nuovo libro di Vittorio Vetrano, Il tesoro di Equatoria, è un romanzo ucronico del tutto particolare. Esso infatti immagina un presente del tutto diverso, frutto di eventi storici che avrebbero condotto l’Italia e il suo Impero, quello Mediterraneo, ad un ruolo chiave nella e per la storia del mondo.


Il protagonista delle vicende delle pagine del romanzo è Giulio Dudovich, un trentanovenne romano (ma il lettore può capire tranquillamente quali siano le origini dell’eroe vetraninano) che deve recarsi, in una missione tecnico - agraria, per conto del Governo Italiano, naturalmente Fascista, nella regione di Equatoria, facente parte delle terre dell’Impero, ma mai completamente colonizzato in questi settant’anni. Quali eventi sarebbero accaduti quindi, in più di settant’anni di storia, per aver portato l’Italia fascista e le sue truppe ad essere uscite trionfali dal secondo conflitto mondiale?
Prima di tutto il Vetrano recupera il mai approfondito concetto di guerra mediterranea o piano Mediterraneo, caro al Duca d’Aosta. L’Italia fascista, tra il 1941 e il 1943, sapientemente armata e diretta, avrebbe battuto le forze alleate nel Mar Mediterraneo, in una salda alleanza con la Germania nazional – socialista, e la vittoriosa pace, si sarebbe firmata proprio a Roma (forse troppo ottimisticamente).
La vittoria delle forze dell’Asse avrebbe quindi imposto una visione del mondo completamente diversa, ossia, quella che il Vetrano definisce “il trionfo degli ideali sociali e nazionali”. La cartina geografica del mondo viene pertanto ridisegnata, lo strapotere angloamericano finisce, l’Italia si impegna a colonizzare un Impero dalle dimensioni territoriali sterminate, la Germania si dedica al cuore del continente europeo.
Proprio qui, inizia la vera avventura del romanzo. Il Vetrano ricostruisce, dal 1945, un ordine mondiale completamente diverso, prendendo in esame ogni spunto dello scibile umano. Per quanto concerne il Cattolicesimo, esso vede l’elezione di Pontefici completamente diversi, con l’istituzione di nuovi sacramenti (e non certo la crisi spirituale odierna), il liberalismo viene abolito o confinato solo ai territori gestiti dagli inglesi, i costumi e la morale divengono la massima espressione del consolidato Governo Fascista, guidato poi da due successori di Mussolini, sino al 2018.
Chi poteva succede al Duce del Fascismo, secondo la visione e fantasia del Vetrano? Dino Grandi il primo erede (proprio in risposta all’ordine del giorno che prende il suo nome della notte del 25 luglio del ’43), fautore di una visione di democrazia nazionale, e del superamento effettivo di ogni dicotomia fascistica – antifascistica. Il secondo, un Duce di origine corsa, a completamento di quell’unità nazionale che si lega ad ogni singolo lembo di Patria tutt’oggi irredento, che va dalla Dalmazia a Tien – Tsin.
L’esaltazione dei valori portanti della vittoria delle armi fasciste, è quella della triade racchiusa in Dio, Patria e Famiglia. Questi sono i gangli vitali del romanzo di Vetrano, nel quale, il protagonista di una numerosa famiglia stabilitasi a Roma, i Dudovich, partirà per conto del Governo Italiano alla volta della colonizzatore di quello che era il Sudan anglo – egiziano, conquistato e mirabilmente organizzato dal Governo dell’Impero nelle sue diramazioni. Il viaggio, che partirà da Tripoli, vedrà una serie di avventure che sveleranno a breve lo scopo della dipartita: non è tanto la visita ai territori, ove il Dudovich viene accompagnato da funzionari e militari, ma il tesoro nascosto ad Equatoria la vera ragione di ogni spostamento.
Nel romanzo, l’Impero di Vetrano è mirabilmente organizzato, ov’anche il più lontano lembo lontano migliaia di km da Roma è simbolo della potenza e dell’ordine fascista. L’ordine sociale e i costumi rappresentano l’opposto del mondo in cui viviamo, ed è qui che si situa il grande interrogativo del romanzo, al di là della storia vera e propria, capolavoro di geografia e di storiografia ucronica: immaginare un mondo diverso da quello attuale, liberal – democratico, è possibile? E’ plausibile effettuare una critica legittima ai disvalori che hanno penetrato sino al midollo la società attuale? Parimenti, una diversa attuazione degli accadimenti bellici, avrebbero davvero portato al proseguimento del ventennio mussoliniano, e alla perfetta osmosi del Fascismo con la Patria?
Questi interrogativi sono sicuramente di difficile risposta, eppure il Vetrano ci ha elegantemente provato con un’opera letteraria dallo stile impeccabile e sicuro. Fondamentalmente, se si dovesse rispondere con l’autore, le risposte sono affermative. Le attuali democrazie, seppure il frutto di importanti passi per il cammino dell’umanità e della storia mondiale, quando perdono i loro miti fondativi, rischiano di diventare contenitori vuoti. Al contrario, quando esse recuperano la loro matrice e il loro percorso, possono essere l’alternativa sicura a cui ognuno auspicherebbe.
Esse però devono rinnovarsi, altrimenti periscono, lentamente, sotto i colpi dei temi che il Vetrano tratta nell’opera, ossia: dalla distruzione della famiglia tradizionale al liberalismo sfrenato, dalla volgarizzazione dei costumi all’antipatriottismo, dalla degenerazione femminile e maschile, alla perdita d’identità.
Probabilmente, in certe parti il Vetrano è stato troppo generoso di fantasia, proprio nella visione bellica. La Germania non avrebbe mai goduto di un ruolo subalterno al nostro, e lo stato dei Falascià sarebbe rimasto, solo un’utopia africana. Malgrado ciò, Giulio Dudovich e gli eroi dell’Impero, protagonisti dell’opera, divengono gli anti – eroi di quest’epoca, dove i punti di riferimenti millenari sono scomparsi, in favore di un’atomizzazione delle persone, impazzite di fronte alla mancanza di valori imprescindibili e non negoziali.
Alla domanda se vi sarà un seguito di quest’opera, il Vetrano ha già risposto affermativamente. E la ragione è semplice: l’alternativa va comunque fornita, seppur fantasiosa. E ad immaginare, non si fa certo peccato, tutt’affatto.
In ultima, ad onor del vero, il libro non è un’esaltazione di regimi totalitari o di dittature brutali, ma l’esatto opposto. La libertà, quella conquistata con le armi, ha portato ad un periodo di prosperità e benessere ove la Nazione è progredita sotto ogni punto di vista. Proprio ciò che l’Italia, in un altro suo grande momento, ha realizzato tra il 1947 e il 1963, in una società composta da uomini cresciuti tra l’altro, durante la guerra mediterranea descritta dal Vetrano. Vita e libertà, amore e patria si intrecciano nelle sfuggevoli pagine del romanzo, dove ogni razza e popolazione dell’impero ha un ruolo, un’importanza, una grandezza. Un sogno? Se pensiamo alla Tripoli del 1939, non lo era. E le avventure, iniziano proprio lì, in una città, che nel 2021 è tutta da ricostruire. Anche questo, è uno spunto di riflessione.

Il Tesoro di Equatoria
di Vittorio Vetrano
Leone Editore
Pagine 192 – prezzo Euro 12,90
In tutte le librerie e nei negozi virtuali

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

 

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