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Cinema

All’Italian Global Series Festival di Riccione sale sul palco il maestro Marco Bellocchio, intervistato da Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Di Redazione ASI 24 Giugno 2025 – 20:19 3 min di lettura

(ASI) La prima edizione di questo nuovo festival è incentrata sulla serialità italiana e straniera. Marco Bellocchio, dopo tantissimo cinema, ha realizzato anche prodotti televisivi, in primis Esterno notte e il prossimo in uscita, Portobello. Bellocchio non svela nulla del suo lavoro sul caso di Enzo Tortora, ma rivela solo che è una vicenda che lo ha appassionato e che “non sono serie ideologiche prevenute, ma neppure neutrali. Hanno tutta la grandezza dei personaggi”.

Lo stesso regista chiarisce che “la grande stagione dell’ideologia è scomparsa, senza parlare di destra e di sinistra. Ormai bisogna reinventare tutto, perché sta cambiando tutto. Queste storie sono importanti e io ho cercato di rispondere non a qualcosa di politico o ideologico. Anche se c’è ancora un popolo italiano che sente questa nostalgia e, quando gli proponi qualcosa di nostalgico, allora risponde”. Lo spiega con un aneddoto su I pugni in tasca, definito sessant’anni fa “anticlericale”; oggi è oggetto di un’intervista dell’Osservatore Romano, con il piacere dello stesso regista.

La serie è una nuova frontiera del cinema e Bellocchio non disdegna affatto di ricorrere a questo nuovo modo di raccontare. Ricorda gli esempi illustri de La meglio gioventù o Pinocchio di Luigi Comencini, che avevano una grande qualità estetica, superiore anche alle serie americane. Riconosce l’originalità in The Young Pope di Paolo Sorrentino e Dostoevskij dei fratelli D’Innocenzo. Pur non essendo un grande appassionato di serialità, riconosce che queste opere possono avere una grande presa sul pubblico e si stupisce anche di coloro che fanno delle vere e proprie maratone, rispetto a lui che guarda sempre un film fino alla fine, ma che non riesce a seguire interamente una serie, per quanto riconosca l’importanza nel vedere anche le serie straniere.

Incalzato dal pubblico, non si sbilancia su Portobello, ma si limita a elogiare Fabrizio Gifuni, in quanto è un attore che lavora molto sul testo e che, come altri, riesce a portare dei risultati. Ammette che avrebbe ancora voglia di raccontare la storia di Aldo Moro, poiché con Esterno notte gli ha permesso di raccontare dei personaggi "all’esterno" della vicenda, come Francesco Cossiga, Papa Paolo VI, e la famiglia, per poi tornare nella tragedia. Un nuovo capitolo, che non realizzerà, sarebbe quello sul “processo di beatificazione di Aldo Moro”, un ulteriore approfondimento sui risvolti di uno degli avvenimenti storico-politici più significativi del nostro tempo.

In sala era anche presente Michele Placido, elogiato da Bellocchio per la sua capacità di "recitare, parlando". Il regista-attore pugliese ha voluto anticipare qualcosa della sua prossima masterclass a Riccione sulla serialità, con particolare attenzione a Suburra, ed elogiando gli attori italiani che possono anche scrivere sceneggiature, perché hanno appreso dai maestri come Bellocchio. Sottolinea che nemmeno i grandissimi De Niro e Nicholson si sono mai dedicati alla scrittura, ma che in Italia si può fare. Su Suburra ha ricordato il grande lavoro sul testo di Kim Rossi Stuart e ha svelato che farà lo stesso in un prossimo lavoro con un’attrice scoperta proprio da Bellocchio.

Infine, l’Emilia Romagna Film Commission ha voluto omaggiare il suo illustre conterraneo, Marco Bellocchio, con un itinerario turistico dal titolo, scelto dal figlio Piergiorgio, “Bobbio è il mondo”, dove si ripercorrono le location in Emilia dei capolavori del maestro, da I pugni in tasca fino a Rapito.

Daniele Corvi – Agenzia Stampa Italia

 

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Nota della Redazione

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