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Cinema

Film da vedere: "La battaglia di Hacksaw Ridge" di Mel Gibson

Di Alessandro Antoniacci 12 Aprile 2017 – 06:35 3 min di lettura

Haider al Abadi January 2015(ASI) Anno 1942. Il ventenne Desmond Doss viene arruolato, ma lui, cristiano avventista del settimo giorno, si rifiuta di impugnare le armi, diventando così il primo obiettore di coscienza. I soldati stanno per affrontare la Seconda Guerra Mondiale e i più rigidi rappresentanti delle istituzioni e della gerarchia militare considerano la decisione di Doss come diserzione e palesano l'intento di rimandarlo a casa. 

Lui, tenace e convinto più che mai, rivendica il diritto di dare il proprio contributo al paese senza dover necessariamente imbracciare un’arma. Riuscirà nel suo intento e partirà per la Guerra come medico, parteciperanno alla battaglia di Okinawa contro i Giapponesi, durante la quale riuscirà a mettere in campo le sue forze e tutto il suo valore nel salvataggio di oltre settanta commilitoni. A ben dieci anni da “Apocalypto” (2006), Mel Gibson torna dietro la macchina da presa per mettere in piedi un film meraviglioso, "La battaglia di Hacksaw Ridge", in cui  Andrew Garfield, astro nascente del cinema americano, sfoggia una prestazione sopra le righe prestando il volto al medico dell'esercito americano Desmond T. Moss, obiettore di coscienza in un war movie tratto da una storia vera. Doss infatti, è un personaggio realmente esistito, il quale venne insignito della citata Medaglia d'Onore dal Presidente Harry S. Truman per aver salvato da solo, con le proprie forze, oltre settantacinque compagni, senza utilizzare alcuna arma.“Buon Dio fammene trovare ancora uno”, queste erano le parole che furono pronunciate da Desmond Doss durante la battaglia di Hacksaw Ridge, parole che ogni volta gli davano la spinta per correre tra i corpi martoriati alla ricerca di sopravvissuti, compagni o nemici che fossero perché davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali. La pellicola è suddivisa in tre parti, dopo l’incipit, fase nella quale conosciamo Desmond Doss e le vicende della sua vita che lo portarono a compiere una scelta così importante, passiamo alla guerra. E qui Mel Gibson si esalta. Ritorna il Maestro assoluto che già avevamo amato in “Apocalypto” e “La passione di Cristo”.. Desmond e compagni finiscono catapultati sul campo di battaglia e il film si trasforma in puro spettacolo in una spirale di violenza inaudita, esplosioni, virtuosismi, macelleria e sangue che scorre a fiumi. La guerra nei film come non si vedeva da anni, uno spettacolo hollywoodiano, volutamente esasperato, che tiene incollato lo spettatore e lo coinvolge talmente tanto da renderlo parte integrante di quel momento storico.L'aspetto che ci ha sorpreso maggiormente è la volontà del regista di addentrarsi nel profondo dell’individuo, nell’animo di Desmond Doss, che lo ha colpito al punto di confezionargli attorno questa straordinaria pellicola. Queste le sue parole: "Quando ho sentito la storia di Desmond Doss, il primo obiettore di coscienza a ricevere la Medaglia d'Onore degli Stati Uniti, sono rimasto stupito dalla portata del suo sacrificio. Era un uomo che, nel modo più puro, disinteressato, e quasi inconsapevole, aveva più volte rischiato la propria vita per salvare quella dei suoi fratelli. Desmond era un uomo del tutto ordinario che ha fatto cose straordinarie. Quando è scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e i giovani sono corsi ad arruolarsi, Desmond ha dovuto affrontare una situazione difficile - era ansioso di servire la patria, come qualsiasi uomo, ma la violenza andava in conflitto con le sue convinzioni religiose e morali. Si è categoricamente rifiutato di toccare una sola arma".A fronte di ben sei nomination, La pellicola ha ricevuto “soltanto” due premi Oscar. Le statuette sono andate a John Gilbert per il Miglior Montaggio e a Kevin O’ Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace per il Miglior Sonoro. Probabilmente la prestazione di Andrew Garfield e l’opera maestosa di Mel Gibson avrebbero meritato un riconoscimento in più, ma il successo di pubblico e l'unanime apprezzamento della critica, ha attribuito ulteriore valore a quello che si è distinto come uno dei film di guerra più belli dell'ultimo decennio.

Alessandro Antoniacci - Agenzia Stampa Italia

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