(ASI) La libertà è un bene inviolabile. Ancora oggi esiste questo triste fenomeno, che fortunatamente si è ridotto nel tempo specialmente per il colore della pelle. “12 anno schiavo” racconta una storia vera di schiavitù. Ma non pensate al solito uomo di colore, nato schiavo e vissuto nelle piantagioni di cotone.
Il periodo è quello di metà Ottocento, ma l’uomo in questione era sì nero, Solomon Northup (Chivitel Ejiofor), ma libero. Un musicista stimato e con una sua famiglia. Purtroppo la sua vita cambierà attraverso un inganno, che farà in modo che venga scambiato per uno schiavo della Georgia, a cui viene dato il nome di Platt. Pensate che avrebbe potuto rivelare la sua identità? Mettersi in contatto con i suoi parenti? Facile a dirsi, ma la vita nelle piantagioni con un fucile sempre puntato non è affatto semplice e quello che conta in quel contesto è solamente sopravvivere come ci fa capire il film di Steve McQueen. La pellicola mostra con accuratezza le dinamiche delle piantagioni, dove i padroni si ergevano a divinità e, a seconda del loro umore, disponevano dei neri come cose; più crudeli ancora i sottoposti del padrone che godevano nel martoriare la manovalanza e rifarsi delle loro frustrazioni. La vicenda è amara, cruda eppure è stata una pagina della storia mondiale che ha ancora radici e germi di quell’odio insito ancora in molte persone. Solomon Northup è stato un esempio non solo di forza d’animo, ma di coraggio, perché anche quando era schiavo, il suo cuore era libero e dentro di lui, nonostante le atroci sofferenze di chi ha conosciuto la libertà e l’ha persa, c’era sempre la speranza. Il film è candidato a 9 Oscar ed è uno dei papabilissimi a quella del miglior film, visto la capacità di coinvolgere soprattutto nel finale tra favola e delusioni.
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