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(ASI) Sesso, droga e soldi tantissimi soldi. The wolf of Wall Street, l’ultimo film di Martin Scorsese, candidato a 5 premi Oscar (miglior film, regia, miglior  sceneggiatura, miglior attore protagonista per Leonardo Di Caprio e miglior attore non protagonista con Johan Hill) ritorna nella jungla di Wall Street degli anni 80, dove tutto era, o meglio sembrava, possibile. La vicenda di Jordan Belfort, sprocedato yuppie di successo, ricorda molto il celebre personaggio interpretato da Micheal Douglas Gordon Gekko, solo che questa volta dietro c’è un persona. La vicenda è pazzesca di come questo stagista broker, in poco tempo riesce a scalare i vertici di Wall Street fondando una società di spregiudicati lestofanti, che con operazioni economiche straordinarie incassavano soldi all’infinito. Prima un uomo sobrio con una brava moglie che andava sui mezzi pubblici, poi un uomo ricchissimo con una moglie bellissima (Margot Robbie), una villa faraonica, uno yacht immenso, una Ferrari bianca, con un conto economico stratosferico e una dipendenza patologica da qualsiasi tipo di droga. Brillante, istrionico, spregiudicato, manipolatore Bedfort sembra essere arrivato in paradiso con la sua abilità di broker, ma si sa in terra arriva sempre qualcosa di inaspettato. La storia, ai limiti dell’inverosimile, per quanto ispirata alla biografia di Bedfort è la consacrazione di Leonardo Di Caprio (nella veste anche di produttore) che è assolutamente magnifico. L’ex orfanello di Genitori in blue jeans, comparso nel grande schermo con Buon compleanno Mr Grape e consacrato con Titanic è ormai un attore completo, cresciuto moltissimo negli ultimi anni con film come The departed, Shutter Island (il film doveva essere girato prima di quest’ultimo) guidato ancora una volta da Scorsese. Di Caprio, dopo aver vestito sempre nel 2013 i difficili e scomodi panni de Il grande Gatsby si muove invece con leggiadria e maestria in quelli di Jordan Bedfort, riuscendo a mettersi sulla scia dell’intramontabile Gordon Gekko, divendo il suo erede (nulla a che vedere il seguito di Wall Street – il denaro non dorme mai) e trasmettendo quello spirito folle da “super uomini” degli anni ‘80. Nonostante le tre ore il film si segue molto bene, grazie a una validissima sceneggiatura, coinvolge e sconvolge e c’è un attenta cura sugli interpreti, tra cui si distingue Johan Hill che prenota una statuetta per sé. Se l’Oscar per miglior regia e miglior film sembrano  poco probabili, visti i papabili 12 anni schiavo e Gravity, il premio a Di Caprio sembra una cosa scontata quanto meritata, che darebbe riconoscimento a quello che è a oggi uno dei migliori attori in circolazione. Insomma quando c’è Wall Street di mezzo, il successo è quasi assicurato.

Daniele Corvi –Agenzia Stampa Italia

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