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(ASI)E’ un verso famosissimo della canzone di Gino Paoli Sapore di mare, resa ancor più celebre dai due film dei fratelli Vanzina. Dopo trent’anni arriva il terzo e tanto atteso capitolo, per quanto sganciato dai precedenti film. Come sempre estate, Forte dei Marmi ma siamo nel 1984, che per la precisione sarebbe l’anno che segue al salto in avanti con cui terminano sia il film con protagonista Jerry Calà e Marina Suma e quello con Massimo Ciavarro ed Eleonora Giorgi.Purtroppo, come era prevedibile, il film non può reggere il confronto  con i Sapori di mare, che sono due mostri sacri del cinema italiana, ciò nonostante Sapore di te, qualcosa da dire ce l’ha. A sprazzi si rivede la spensieratezza degli anni ’80 sostenuto dalle sue musiche tipo Tropicana,  Se mi innamoro e soprattutto Una lunga storia d’amore, ovviamente di Gino Paoli, che ci regala una bella emozione con una bella ripresa su Kathy Sauders ed Eugenio Franceschini in una scena che ricorda proprio un po’ quello sguardo tra Marina Suma e Jerry Calà. Altra nota positiva e momento che emoziona e sorprende è la svolta nel finale della storia con protagonisti Giorgio Pasotti e Martina Stella. Da elogiare la prova della Stella, che ritorna sullo schermo ancor più bella e convince nel suo doppio ruolo da ragazza dall’innamoramento facile, in stile L’ultimo bacio, prima e poi in quello di mammina apprensiva. Emozioni e ovviamente risate, dove si erge il duetto Maurizio Mattioli e Vincenzo Salemme, che ricorda un po’ uno sceneggiato di successo con proprio Mattioli come protagonista dal titolo anni 60’. L’attore romano è un commerciante un po’ disonesto sposato con Nancy Brilli e la sua vita si legherà con Vincenzo Salemme, politico socialista con un debole per la bella show girl Serena Autieri. Non male anche i personaggi secondari :il bagnino Paolo Conticini, la bella Virginie Marsan, il buono e imbranato Matteo Leoni, l’impegnata e polemica Fiammetta Cicogna, che hanno tutti un senso e sono bravi nelle loro parti. Il film è complessivamente gradevole e rispetto ad altri remake di successo non sfigura dunque più di tanto con il suo illustre e innarrivabile passato. Certo la sceneggiatura su qualcosa pecca, certe riprese non funzionano, un po’ più di musica anni ’80 sarebbe stata gradita, ma sono apprezzate le citazioni e quel tocco di emozioni che ormai è assente nella commedia italiana. Quello che sorprende? E’ che il momento più bello è ambientato nel 2013, chissà forse i Vanzina ci vogliono insegnare che a prescindere che siamo negli anni ’60, ’80 od oggi, le emozione non hanno tempo? Beh… su questo hanno proprio ragione.

Daniele Corvi – Agenzia Stampa Italia

 

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