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Cinema

Festival Internazionale del Film di Roma, Clamoroso al Festival.

Di Daniele Corvi 19 Novembre 2012 – 19:01 4 min di lettura

(ASI) Vince il sesso al discusso Festival di Roma. Il miglior film è Marfa girl di Larry Clark, che ripresenta dieci anni dopo lo scandaloso e vietato  in Australia Ben Park, un’altra storia di adolescenti tormentati avvezzi al sesso estremo. A Marfa, in Texas, vige il coprifuoco per i ragazzi e a scuola sono ancora in voga le punizioni corporali. Il sedicenne Adam metà bianco e per metà ispanico, esprime le due anime della cittadina, quella bianca e quella messicana, ma quello che più gli interessa e punto focale della sua vita, come è normale che sia, è il sesso. Lo sperimenta con la fidanzatina Inez, con la vicina di casa più grande, Donna, ma diventerà ancor più audace e disinibito una ragazza disinibita, che si trova lì per un progetto di una locale fondazione d’arte. A parte questa sfrenata ed eccessiva libertà sessuale, c’è, però, un problema che affligge Adam e sua madre Mary: Tom, un poliziotto razzista e disturbato, con un pesante bagaglio psicologico alle spalle, che non perde occasione di dar loro il tormento.

Una storia di adolescenti, che tocca il tema del razzismo e della scoperta del sesso, ma forse Clark è troppo audace e la sua visione sui giovani non molto profonda nell’anima e nella psicologia, ma incentrata sulla fisicità. Un film interessante, perché il regista presenta sempre colpi innovativi di regia, ma da qui a premiarlo come miglior film pare decisamente eccessivo. Il sesso estremo è stata la linea vincente, cui ha coinvolto l’affossata E la chiamano estate. D’accordo la sperimentazione, l’audacia, ma i bei film sono altri e ce ne erano come Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi, vincitore del premio speciale della giuria; The Motel life dei fratelli Polsky, vincitore del premio Bnl e della miglior sceneggiatura e Morire, premiato solo con la fotografia. Per la cronaca il miglior documentario è stato Pezzi di Luca Ferrari, miglior corto Il gatto del Maine, mentre Cosimo e Nicole, con Scamarcio ha vinto il premio Prospettive Italia. Vincono due attori francesi i premi maschili per l’interpretazione Jérémie Elkaïm per "Main dans la main" l’emergente Marilyne Fontaine per Un enfant de to

Generalmente la giuria ci aveva abituati a scelte condivise l’anno scorso con l’indiscutibile Un cuento chino e l’anno prima con la rivelazione, Oscar per il miglior film straniero Haeven, ma Marfa girl è ben lontano dai due menzionati. Si vuole innalzare a capolavori esperimenti mal riusciti sul sesso e la critica si è anche ironicamente interrogata se i giurati abbiano o meno delle frustrazioni sessuali o problemi analoghi.

A parte gli scherzi, il contestatissimo Festival chiude proprio male, con le attenuanti che Muller ha avuto poco per organizzare la kermesse romana e che ha dovuto gestire le “sole” di Jude Law, Sean Penn e Bill Murray, accontentandosi del vecchio Stallone e dell’impegnato James Franco, che non ha entusiasmato. Da notare, che, comunque, il livello generale dei film era buono, aumentato grazie al trittico delle meraviglie Le 5 leggende della Dreamworks, Ralph Spaccatutto della Disney e Breaking dawn part 2. Accreditati in leggero calo, sale mai del tutto riempite, ma un’organizzazione sicuramente più efficiente, rispetto alle passate edizioni con tanti giornalisti, una sala stampa efficiente, una sala adibita alle conferenze, buona gestione delle file. Negativo il fatto che stampa (relegata in una sala con mxi schermo) e pubblico siano stati tagliati fuori dalla sala della cerimonia finale, che, comunque ha molto deluso.

Le premesse per un grande festival ci possono essere, perché la selezione dei film non era male, Muller è un valido organizzatore ed è stato invitato agli Oscar per rinsaldare i legami con Hollywood e che dovrà necessariamente curare. A nostro giudizio dovrà scegliere meglio i giurati, perché non è possibile, rovinare un Festival, che prima sembrava forse ingiustamente sottotono, visto che è stato fatto in cinque mesi, ma dare il segnale: puntate sul sesso estremo pornografico per vincere non va proprio bene. Ripartirei dalla linea seguita nella sezione Alice, forse un po’ messa da parte, ma che ha premiato un grandissimo, sensibile e acuto film, L’albero delle arance dolci, incentrato sull’infanzia con tanti risvolti. Quello sì che è vero cinema, la pornografia, spacciata per arte, lasciamola in altri posti. Assolto Muller momentaneamente, perché lo reputiamo una persona capace e intelligente, ma il prossimo anno, deve mantenere la promessa di un grande Festival degno di Roma. Tra un anno la sentenza.

Daniele Corvi – Agenzia Stampa Italia
Nota della Redazione

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