(ASI) Roma - L’accordo firmato con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, rappresenta un ulteriore, significativo passo verso l’integrazione ed il dialogo interreligioso, riconoscendo al cittadino di fede islamica piena dignità anche in una situazione obiettivamente difficile come quella carceraria,

“Siamo molto orgogliosi di questo importante accordo” afferma il Presidente, Mustapha Hajraoui “che consente alla CII articolata sull’intero territorio nazionale, di poter proporre murshidat e imam in tutti gli istituti penitenziari d’Italia”.

L’accordo, che nei giorni scorsi era stato già preannunciato dal Ministro di Giustizia, Alfonso Bonafede, rappresenta un altro decisivo passo nel quadro dell’impegno di responsabilità e di concretezza assunto dalla CII, rivolto a migliorare l’offerta di opportunità per l’esercizio della libertà religiosa alle detenute e ai detenuti di fede islamica.

Il protocollo d’intesa stipulato con il  Dipartimento Amministrazione Penitenziaria,

dal dott. Bernardo Petralia, e insieme, dalla CII e dal Centro Islamico Culturale d’Italia – Grande Moschea di Roma unico ente islamico riconosciuto dallo Stato italiano, va inquadrato nell’impegno di collaborazione assunto dalle due organizzazioni islamiche per la formazione degli imam e avverso il preoccupante fenomeno del radicalismo.

L’accordo per poter garantire l’assistenza spirituale e religiosa ai detenuti, si inserisce nel quadro di un percorso di reinserimento nella società civile, ai sensi dell’Art. 27 della Costituzione della Repubblica, e disciplinata dalla legge n. 345 del 1975 e del DPR n. 230 del 2000 – Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.

In tema, proprio l’art. 1 dell’ordinamento penitenziario stabilisce che il “trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona. Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e credenze religiose [...]”

“La procedura prevede nel dettaglio”, ha spiegato il segretario generale, AbdAllah Cozzolino “che la CII fornisca alla direzione generale dei detenuti un elenco di nominativi di imam che dovranno ricevere il nulla osta dalla Direzione Centrale degli Affari dei Culti dell’Interno. La lista dei nominativi dovrà contenere indicazioni della Moschea ove ogni imam esercita stabilmente l’attività di culto, nonché la scelta della provincia, in numero massimo di 3, nell’ambito della quale gli imam intendano prestare la propria assistenza”

Nonostante la mancanza di un’intesa con le comunità islamiche e l’assenza di una legge generale sulla libertà religiosa, l’impegno della CII è orientato nella tutela dei diritti fondamentali attraverso le opportune forme di collaborazione con le Istituzioni.

“Intendo rivolgere il mio ringraziamento al Ministro Bonafede”, ha aggiunto il presidente

“e a tutti i funzionari e dirigenti del DAP, per la fiducia che ci hanno accordato con la firma del Protocollo. Queste sono le testimonianze concrete e tangibili di come l’intero Governo sostenga il percorso di collaborazione e integrazione fra le associazioni islamiche e lo Stato”. Così iconclude la nota la CII - Conferenza Islamica Italiana.

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