(ASI) L’ultima ondata di maltempo con mezza Italia sott’acqua fa salire il conto dei danni in un ottobre segnato da una media di cinque eventi estremi al giorno sul territorio nazionale con l’arrivo anticipato della neve insieme a nubifragi, grandinate, tornado, tempeste di fulmini e bombe d’acqua che hanno provocato frane, esondazioni con oltre 300 milioni di euro di danni all’agricoltura, tra mancati raccolti e strutture.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’allerta arancione della protezione civile in cinque regioni su dati dell’European Severe Weather Database (Eswd). La nuova perturbazione si abbatte a macchia di leopardo sulle campagne dove – sottolinea la Coldiretti – è in pieno svolgimento la vendemmia ma anche la raccolta di mele, pere ed è iniziata quella delle olive e del riso. Siamo di fronte – continua la Coldiretti – alle conseguenze dei cambiamenti climatici con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con grandine di maggiori dimensioni, una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo.

Le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua si abbattono su un territorio reso fragile dalla cementificazione e dall’abbandono con più di nove comuni su dieci a rischio per frane o alluvioni. Sono infatti saliti a 7275 i comuni – sottolinea la Coldiretti – con parte del territorio in pericolo di dissesto idrogeologico, pari a 91,3% del totale sulla base dei dati Ispra. A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che il territorio è stato reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono che negli ultimi 25 anni ha fatto sparire oltre ¼ della terra coltivata (-28%) con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari. 

Per questo – conclude la Coldiretti – l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne. Il Recovery Fund è una opportunità per intervenire e realizzare una grande rete di bacini di accumulo capace di garantire una costante disponibilità di acqua per l’agricoltura e la produzione di energia rinnovabile.

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