(ASI) La valigia di cartone legata con lo spago, ma solo in senso virtuale perché in una vera non avrebbe saputo che mettere, non possedendo nulla, se non tantissimi sogni, molte speranze ed il classico “pezzo di carta”, il diploma di perito meccanico conseguito all’Istituto Tecnico Industriale di Vibo Valentia.


Cominciò così la carriera di Giorgio Nicola Pino, 68 anni, nato a Limbadi, paesino calabrese, ma residente a Caserta, industriale di successo, uno dei 25 nuovi Cavalieri del Lavoro nominati recentemente dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Un riconoscimento meritato che nessuno avrebbe potuto immaginare quando alla fine degli anni ‘60, Giorgio pensò che a diciott’anni, orfano di padre, non poteva pesare ancora sulle spalle della madre che aveva già fatto enormi sacrifici per mantenerlo agli studi, lui e gli altri quattro figli, e così dalla Calabria prese il treno per Torino, capitale dell’imprenditoria, con l’industria ed il fascino della Fiat. Per 7 mesi fu ospite di amici a Santena, poi si trasferì a Torino. Gli toccò una stanza con bagno, ma sul balcone, da dividere con quattro amici limbadesi che in Piemonte sbarcavano il lunario facendo i lavoretti più disparati, ma a lui andava bene così anche perché non aveva alternative. Tutte quelle industrie, però, non lo lasciavano indifferente: fantasticava, faceva progetti, pensava già in grande perché sapeva di poter contare sulla sua straordinaria tenacia e volontà, che, accompagnate alle indubbie capacità, da sempre sono gli ingredienti del successo. E così è stato. Il suo primo lavoro è stato in una fabbrica di Carmagnola come operaio, poi alla Gallino, la nota fabbrica di componentistica del gruppo Fiat. Qui trova la sua giusta dimensione, sale di qualifica e di considerazione, tanto che quando la società decide di creare una succursale a Caserta, per seguire la Fiat con lo stabilimento di Melfi, il management pensa subito a Pino, ma lui ormai si era innamorato di Torino (anche di Bruna, che ha poi sposato) e in un primo momento rifiuta il trasferimento, ma poi - si sa come vanno queste cose - si arrende e decide di trasferirsi a Caserta nella nuova fabbrica della Gallino, appunto la Gallino Sud, dove si occupa, in particolare, di programmazione. Dopo qualche anno comincia a pensare in proprio e nel 1980 costituisce una società, la S.T.L. con soli 5 dipendenti ed un capitale di 20 milioni di lire. Passano pochi anni, lascia la Gallino Sud e diventa imprenditore, costituendo un’altra società, la “Proma” S.p.A., headequarter finanziario a Caserta, cuore commerciale a Torino. E’ il decollo e il successo. Nel 2009 ha rilevato la ex Tibermec di Umbertide. Oggi è uno dei principali gruppi italiani della componentistica auto, con 2500 addetti e 20 stabilimenti produttivi (13 in Italia e 7 all’estero) in 10 Paesi e 5 Continenti e con un fatturato consolidato di più di 400 milioni di euro. Con il fiore all’occhiello per l’innovazione, con due centri ricerche e sviluppo. Ma l’attività di Giorgio Pino, e del figlio Luca, non si ferma qui: alla fine dello scorso anno, per rafforzare la propria struttura e per puntare su nuovi clienti (attualmente, nel portafoglio clienti, ci sono Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Maserati, Ferrari, Renault, Ford, Opel, Volkswagen, ecc.) e nuovi mercati, hanno concluso un aumento di capitale di 11 milioni di euro riservato a Simest, entrata con il 6,4 % nella compagine azionaria, la finanziaria della Cassa Depositi e Prestiti che promuove lo sviluppo delle imprese italiane nel mondo. Una significativa manifestazione di apprezzamento, fiducia e stima di cui andare orgogliosi.
“Il conferimento del titolo di Cavaliere del Lavoro a Giorgio Nicola Pino (dal 1800 solo 915 le personalità insignite della prestigiosa onorificenza, ndr) ha fatto molto piacere a tutti - ha detto il sindaco di Limbadi, Pino Morello - perché, non c’è alcun dubbio, che dia lustro alla nostra comunità”. E il consiglio comunale, facendosi interprete del desiderio generale, ha deciso di conferire a Pino, nel corso di una cerimonia ufficiale, a tratti commovente, con centinaia di invitati, la cittadinanza onoraria.


Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

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