(ASI) Città del Vaticano - In occasione del Giubileo dei ragazzi, il 24 aprile 2016, dopo la sorpresa inattesa di ieri ai giovani penitenti, che si sono visti confessare direttamente dal Santo Padre, quest’ultimo, durante l’omelia ed il Regina Coeli di oggi, è tornato con chiarezza e decisione sul tema dell’amore e dell’importanza di vivere aderendo a Cristo.

“Cari ragazzi e ragazze che grande responsabilità ci affida il Signore: ci dice che la gente riconosce i discepoli di Gesù dalla loro capacità di amare. L’amore è la carta d’identità del cristiano, l’unico documento valido per essere riconosciuti discepoli di Gesù. Se questo documento scade, o non si rinnova, non siamo più testimoni del Maestro”. Il Vescovo di Roma precisa e tranquillizza i giovani, l’iniziativa parte da Dio, che chiama ad una vita di amore, di gesti compiuti per il bene degli altri. “Volete accogliere l’invito di Gesù? Volete essere Suoi amici fedeli? Un vero amico di Gesù si distingue per l’amore concreto, non l’amore nelle nuvole. L’amore è sempre concreto: quello che non è concreto è una telenovela, un teleromanzo. Volete vivere questo amore che Lui ci dona? Volete o non volete?” Nelle parole del Pontefice i giovani hanno potuto scorgere il monito a non farsi traviare da forme astratte di romanticismo, che nulla hanno a che fare con l’amore. Il Papa sottolinea come imitare Gesù non può coincidere con una telenovela, ma è una strada meravigliosa ed impegnativa. “Cerchiamo di imparare ad amare, un lavoro di tutti i giorni... Amare è la via per essere felici; non è facile, è impegnativo e costa fatica. Quando riceviamo un regalo dalle persone, sappiamo che hanno dedicato tempo, impegno e hanno donato un po’ di loro stesse, qualcosa di cui hanno saputo privarsi. Pensiamo al dono che i vostri genitori vi hanno fatto per permettervi di venire, hanno organizzato e preparato tutto per voi e questo dava loro gioia anche se magari rinunciavano ad un viaggio per loro. Amare vuol dire donare non solo qualcosa di materiale ma qualcosa di se stessi, il proprio tempo, la propria amicizia, le proprie capacità. Per Papa Francesco l’amore passa per il dono, la rinuncia, il sacrificio, con la felicità di fare qualcosa di buono per l’altro. È dare la precedenza all’altro, segno di Dio nella nostra vita, l’inconoscibile che vuole entrare in amicizia con me e svelarsi. “Ogni giorno dovremmo ringraziare il Signore. Voi lo ringraziate ogni giorno? Anche se noi ci dimentichiamo, Lui non si scorda di farci ogni giorno un dono speciale, ci dona la sua amicizia fedele, è l’amico che non ci toglierà mai. Anche se tu Lo deludi e ti allontani, Gesù continua a volerti bene e a credere in te più di quanto creda tu in te stesso”. Qui Bergoglio svela ai ragazzi la fonte del dolore, dei problemi, delle ribellioni. “Questa è la concretezza dell’amore che ci insegna Gesù. La minaccia che impedisce di crescere bene è quando senti che vieni lasciato in disparte e a nessuno importa di te. Gesù ti guarda negli occhi e ti chiama a seguirlo, a mettere in gioco i tuoi talenti, senza avere paura. Gesù ti aspetta pazientemente, attende una risposta, attende il tuo sì. Emerge nella vostra età il desiderio di ricevere affetto. Il Signore vi metterà nel cuore un’intenzione buona: voler bene senza possedere, amare le persone senza volerle come proprie perché l’amore è libero, non c’è amore che non sia libero, quella libertà che il Signore ci lascia quando sia libero”. Con parole che sembrano apparentemente in contrasto tra di loro, Francesco spiega ai ragazzi che Gesù ama, chiama ed attende. A chi vuole ricevere affetto, dice di accettarlo da Dio e riversarlo sugli altri senza paura. “C’è sempre la tentazione di inquinare, con la tendenza di prendere e avere quello che piace, e questo è egoismo ed è colpa anche della cultura consumista... ma ogni cosa se la si stringe troppo, la si rovina, poi si rimane delusi con il vuoto dentro. Il Signore vi rivelerà il segreto di prendersi cura dell’altra persona: rispettarla, custodirla ed aspettarla e questa è la concretezza dell’amore. Voi avvertite anche un desiderio di libertà. Essere liberi è saper dire dei no. Se tu non sai dire dei no, non sei libero. Il libero è quello che sa dire sì e dire no. La libertà non è fare sempre quello che mi va, rende chiusi, la libertà è il dono di poter scegliere il bene. E’ libero chi sceglie il bene: è faticoso ma voi giovani non avete paura delle fatiche e siete bravi... ma solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Non accontentatevi della mediocrità e di vivacchiare stando comodi e seduti, non fidatevi di chi vi dice che la vita è bella solo se si hanno molte cose o quando vi mascherate da forti o portate abiti all’ultima moda. La felicità non è un’app, nemmeno la versione più aggiornata. La libertà è un’altra cosa perché l’amore è il dono libero di chi ha il cuore aperto, l’amore è una responsabilità ma bella, che dura tutta la vita, è l’impegno quotidiano di chi sogna. Se un giovane alla vostra età non è capace di sognare, già è andato in pensione”. Con queste forti parole il Pontefice ha sottolineato il cuore dell’amore, la libertà, senza la quale non è possibile ricevere e donare. “L’amore non è una dolce poesia da studiare a memoria, ma una scelta di vita da mettere in pratica. Il segreto per crescere nell’amore è ancora il Signore. Gesù ci offre il perdono e la pace nella confessione ed eucaristia e lì impariamo a metterlo in circolo. Quando amare sembra pesante, guardate la croce di Gesù e non lasciate la sua mano che vi risolleva quando cadete e riconduce verso l’alto. Nella vita sempre si cade perché siamo peccatori, siamo deboli, ma c’è la mano di Gesù che ci alza. Gesù ci vuole in piedi: “Alzati, Dio ci ha creato per essere in piedi”. C’è una bella canzone degli alpini che dice così: nell’arte di salire l’importante non è non cadere ma non rimanere caduto’. Avere il coraggio di alzarsi, di lasciarci alzare dalla mano di Gesù e tante volte viene dalla mano di quelli che ci accompagnano nella vita. Alzatevi, Dio vi vuole sempre in piedi. So che siete capaci di gesti di grande amicizia e bontà, siete chiamarti a costruire il futuro per gli altri e non contro, questa si chiama distruzione. Farete cose meravigliose se vi preparate bene già da ora. Fate come i campioni sportivi che raggiungono traguardi allenandosi con umiltà tutti i giorni. Allenatevi con entusiasmo nelle opere di misericordia per diventare campioni di vita e di amore così avrete la carta d’identità dei cristiani e vi assicuro la vostra gioia sarà piena”. Con questa esortazione di imitare i campioni dello sport, citazione del linguaggio paolino, il Papa esorta i ragazzi a costruire ogni giorno la loro vita, rispondendo all’invito di Gesù, che non si stanca mai di chiamarci e di esserci fedeli, in attesa del nostro sì, anche per tutta la vita, come il personaggio biblico di Sansone.
Ilaria Delicati – Agenzia Stampa Italia

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