(ASI) In una lunga intervista esclusiva per fatta a SkyTg24, il boss pentito dei Casalesi Carmine Schiavone, racconta del traffico di rifiuti tossici interrati negli anni nei territori del napoletano e del basso Lazio, nelle province di Latina e Frosinone. Carmine Schiavone è cugino del famoso Francesco Schiavone conosciuto come “Sandokan” in carcere da anni.
Nell’intervista ripercorre tutta la sua carriera di boss, intrisa di fatti ed episodi violenti, il tanto sangue versato, brutalità e tanto altro. Carmine Schiavone si è pentito nel 1993. Questa la lunga intervista: “Il mio guaio è stato proprio quello di essermi pentito veramente. Perché in Italia non c’era una giustizia, una legge, un politico che sappia capire questo. Chi me lo ha fatto fare di vivere in questo mondo di cani rognosi, perché è vero che noi abbiamo sparato, ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabili di me perché hanno permesso questo. Io ho sbagliato nella mia vita e ho cercato di rimediare quando la mia coscienza si è ribellata a certi soprusi commessi da altri. Tutti quanti hanno fatto facile carriera sulla mia pelle. Non lo farei più. Mi sono pentito di essermi pentito, perché le istituzioni mi hanno abbandonato. Quando non sono riusciti ad ammazzarmi materialmente, hanno cercato di distruggermi economicamente e moralmente”. Carmine Schiavone parla del traffico di rifiuti tossici in Campania e nel Lazio, in particolare il basso Lazio: “Il vero business era quello dei carichi che dal Nord Europa arrivavano al Sud. Rifiuti chimici, ospedalieri, farmaceutici e fanghi termonucleari. Avevamo capozona a Roma, ma anche a Milano, Modena, Reggio Emilia. E all’estero”. Nell’intervista il boss pentito ricorda che le ditte coinvolte non erano solo italiane, come Verona, Milano, Santa Croce sull’Arno, ma anche aziende austriache: “C’erano ditte anche a Castel Volturno, Santa Maria La Fossa”. Questi rifiuti venivano scaricati dai camion e gettati poi nei campi o nelle cave di sabbia: “Negli anni le cassette di piombo si saranno aperte. Ecco perché la gente sta morendo di cancro. Stanno morendo 5 milioni di persone. Mi sono ravveduto quando ho visto che avvelenavano la terra. E che si uccidevano i bambini prima che nascessero. Mantenevamo caserme, Carabinieri e Guardia di Finanza”. Ma il traffico non era solo quello dei rifiuti pericolosi interrati, ma anche altri traffici internazionali della camorra: “Compravamo armi dalla Moldavia, dalla Bulgaria, dalla Cecoslovacchia. Un business di centinaia di miliardi. Pagavo due miliardi e mezzo di benzina al mese. 500 milioni al mese andavano per la corruzione. Mantenavamo caserme, Carabinieri e Guardia di Finanza. Un totale di 3 miliardi di spese in 30 giorni”. Alla fine dell’intervista una macabra verità del boss Schiavone: “La camorra non sarà mai distrutta perché ci sono troppi interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale. L’organizzazione mafiosa non morirà mai. Spostavamo 70mila voti, cioè la differenza di un partito e l’altro”.
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