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(ASI) La rivoluzione digitale e la fissità Fede. Due sfere così lontane, quasi antitetiche, che però possono trovare una "connessione". All'hotel Brufani Palace di Perugia, in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo 2013, Antonio Spadaro, direttore di La Civiltà Cattolica e Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, dialogano su questo delicatissimo tema.

La posizione della Chiesa è mutata moltissimo dal 1996 quando monsignor Navarro Valls disse che “non bisogna utilizzare internet per salvaguardare le parrocchie”. Il World Wilde Web non è più una chimera, anticlericale, quasi diabolica, ma una realtà della Fede; sia perché è maturato internet e perché si è evoluta la Chiesa stessa.

Alla luce di quanto esposto dai relatori, emerge che il rapporto tra queste due sfere, così agli antipodi in superficie, poggia sull’ecumenismo, sul tema del "dono" e sulla "sostanza" comune, che la rete è il messaggio attraverso la testimonianza.

L’ecumenismo, inteso come movimento che tende a riavvicinare e riunire tutti i fedeli cristiani e quelli delle diverse Chiese, è un tema, a giudizio di Spadaro, ordinario, che però ci svela che, attraverso la rete, avere relazioni aumenta la possibilità di avere messaggi e informazioni, ma nello stesso tempo le stesse relazioni sono il contenuto essenziale, dal momento che per cercare informazioni noi interagiamo.

Il “dono” non è quello inteso in senso francescano di dare senza pretendere nulla in cambio, ma risponde alla metafora dell’amicizia “interessata". Agiamo, infatti, per essere gratificati, per ottenere un like, o un’amicizia, se pensiamo ai più noti social network. Il rischio però, sempre secondo Spadaro, è insito nel concetto del gratuito che, a lungo andare, può svuotare i contenuti stessi del dono.

La rete perciò, deve essere considerata come una struttura comunicativa, un mezzo, che trova la sua espressione nella testimonianza e dove la testimonianza stessa è il messaggio.

Non a caso Tilghe ha ribadito che, agendo con tali modalità, gli utenti riescono a trasmettere le proprie tradizioni culturali e religiose, nell’ottica di un rapporto simile a quello tra docente e discente.

Benedetto XVI su Twitter e il numero sempre crescente di associazioni religiose che si avvalgono di Facebook, testimoniano che la rete non è vista più, come una decina di anni fa, quale strumento del male, ma è diventata anch’essa un mezzo di evangelizzazione del messaggio del Dio, come se la stessa rete fosse le tavole e i papiri d’un tempo.

Metodi e mezzi di relazionarci evolvono, ma alla fine ciò che rimane come epicentro è sempre il messaggio; il contenuto che, a sua volta, si modifica nella forma, ma non nella sostanza, grazie alla rivoluzione digitale.

 

Gloria Panfili – Agenzia Stampa Italia

 

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