Martedì, 4 Agosto 2026
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Estera

Siria. La testimonianza di alcuni italiani: “Chi ha dato sostegno ai ribelli ha finanziato assassini inumani”

(ASI) “Viviamo in Siria da più di sette anni, amiamo questo Paese e il suo popolo. – si legge nella testimonianza di alcuni italiani che vivono in Siria raccolta mercoledì 11 aprile sul quotidiano Avvenire - sostenendo le sanzioni internazionali, una delle armi più inique che l’Occidente usa per tenersi le mani pulite e dirigere comunque la storia di altri popoli. Pulite fino a un certo punto: si moltiplicano le segnalazioni della presenza di personale militare inglese, francese (e di altri Paesi) a fianco degli insorti per organizzare le azioni di guerriglia, grave violazione internazionale che passa sotto silenzio”.

Di Redazione ASI 14 Aprile 2012 – 17:51 2 min di lettura

Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione

 Lo scritto del gruppo di italiani prosegue: “Ma chi ha dato – in perfetta buona fede – offerte e sostegno della “liberazione” della Siria deve sapere che ha finanziato assassini inumani, procurando loro armi, contribuito alla manipolazione dell’informazione, fomentato una instabilità civile che richiederà anni per essere risolta. Sconvolgendo l’equilibrio in un Paese dove la convivenza era pane quotidiano. Perché intervenendo senza conoscere la realtà non siamo più liberi, ma funzionali ad altri interessi che ci manipolano.

 La testimonianza non solo denuncia le barbarie dei ribelli ma racconta anche le problematiche relative all’aumento dei prezzi e alla difficoltà nel reperire “il latte per i bambini” e il “mangime per il bestiame”. E poi, ancora: “Mancano i medicinali specialistici, scarseggia l’elettricità perché i ribelli hanno fatto saltare più volte le centrali e le linee di conduzione. Non c’è gasolio (e l’inverno è stato molto freddo quest’anno), perché la Siria non può più esportare il suo greggio in cambio di petrolio raffinato. I trattori quindi sono fermi e non si può lavorare la terra. Sono bloccati perfino i camion che prelevano la spazzatura. Ci sono problemi con l’acqua perché le pompe funzionano col gasolio. Il nostro villaggio e quello vicino – che condividono lo stesso pozzo – hanno acqua un unico giorno alla settimana e solo per 3-4 ore. Si rischia una vera carestia per l’avvenire: presto mancherà il grano e quindi anche il pane, il solo alimento che, per ora, il governo riesce a distribuire a un prezzo calmierato, anche ai più poveri”.

 

Redazione Agenzia Stampa Italia

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