Riflessioni dalla III Assemblea Generale di Aristocrazia Europea tra spiritualità, identità e progettualità internazionale. La nobiltà come ponte tra tradizione e futuro
Cesare Vernarecci di Fossombrone, Presidente dell’associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea

(ASI) Nel cuore della pianura lombarda, tra le mura storiche della Viscontea Torre dei Gelsi di Cisliano, si è svolta sabato scorso la III Assemblea Generale dell’associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea, un evento che ha riunito esponenti nobiliari, istituzionali e spirituali da tutta Europa. Il titolo dell’incontro – “Aristocrazia: passato, presente e futuro della cavalleria cristiana e della nobiltà tradizionale in Italia e nel mondo” – ha tracciato il solco di una riflessione profonda sul ruolo della nobiltà nel XXI secolo.

Una guida per il futuro: Cesare Vernarecci di Fossombrone

Con 525 voti su 531, l’avvocato Cesare Vernarecci di Fossombrone è stato eletto nuovo presidente dell’associazione, raccogliendo il testimone dal conte Guido Farneti Merenda Salecchi, che ha voluto ricordare i due grandi ispiratori del progetto: il principe Sforza Ruspoli di Cerveteri e il marchese Luigi Coda Nunziante di San Ferdinando, esempi di fedeltà alla patria e alla tradizione.

Il nuovo presidente ha delineato le linee guida del suo mandato: “ custodia consapevole della tradizione, contaminazione culturale intelligente, apertura responsabile al confronto”, in sinergia con enti nobiliari internazionali come CILANE, IAGI e ICOC, e con la partecipazione al progetto identitario “Le 100 strade più belle d’Italia”, patrocinato da diversi Ministeri della Repubblica Italiana.

Nobiltà come vocazione spirituale

L’assemblea non è stata solo un momento elettivo, ma anche un laboratorio culturale e spirituale. Il prof. Giuseppe Manzoni di Chiosca e Poggiolo ha evocato le parole di Gustave Thibon e Henri de la Rochejaquelein, sottolineando come la vera nobiltà si misuri nella distanza tra l’io e il dovere, nella capacità di combattere anche quando tutto sembra perduto, nella fedeltà a valori superiori alla sopravvivenza.

Il poeta e patrizio ravennate Paolo Gambi ha parlato di “fase apocalittica” come disvelamento dell’identità aristocratica: “Scrivere con l’inchiostro della tradizione la storia del futuro è il compito di chi sente la chiamata ai sapori della nobiltà e della cavalleria oggi”.

Un’identità cristiana ed ecumenica

La vice presidente Lali Panchulidze, esponente ortodossa georgiana, ha ribadito la vocazione internazionale e cristiana ecumenica dell’associazione. Il collega Carlo Alberto Biggini, membro del CdA dell’Ordine Mauriziano, ha sottolineato l’importanza delle dimore storiche e delle auto d’epoca come patrimonio culturale da tutelare in collaborazione con le istituzioni.

Il primo cappellano cattolico dell’associazione, Mons. Paolo Cartolari di Papiano, ha centrato il suo intervento sulla fedeltà ai valori della civiltà cristiana. Altri relatori, come Alessio Tomasi Baldi e il maestro Edoardo Grecò, hanno evocato figure come Marcantonio Colonna, San Bernardo di Chiaravalle e San Benedetto, definendo la nobiltà “un seme antico che continua a produrre buoni frutti”.

Un’aristocrazia viva, tra storia e futuro

L’assemblea ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del mondo nobiliare e culturale europeo: dalla principessa Silvia Andronik Cantacuzino alla delegata georgiana Maya Bubashvili, dal sociologo Onelio Francioso di Arronches al principe Roberto Spreti Malmesi Griffo Focas di Cefalonia, fino al generale Roberto Vannacci, rappresentato da Luca Sforzini.

Non sono mancati i saluti ufficiali da parte delle case reali Asburgo, Borbone, Romanov, Karageorgevic, Petrovic Niegos, Savoia, e da movimenti monarchici e tradizionalisti di tutta Europa, a testimonianza di una rete viva e coesa.
In un’epoca segnata da smarrimento identitario e crisi dei valori, l’assemblea di Aristocrazia Europea ha riaffermato il ruolo della nobiltà come custode di una memoria spirituale e culturale, ma anche come attore consapevole del presente, capace di dialogare con la modernità senza rinunciare alla propria essenza.

La nobiltà, come ha ricordato Thibon, non è un privilegio, ma una responsabilità: quella di abitare il tempo con lo sguardo rivolto all’eterno.

 

 

Fonte foto: Floria Bottoli della Rovere di Montiglio.

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