Lunedì, 31 Agosto 2026
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Attualità

Festival di Sanremo 2026, riflessioni e prospettive di Salvo Nugnes

Di Redazione ASI 1 Marzo 2026 – 09:04 2 min di lettura

(ASI Penso sia difficile(ASI) trovare una figura come Carlo Conti, capace di dedicare dodici mesi all’ascolto e all’osservazione di ciò che si muove nel mondo discografico per arrivare poi a una selezione come quella presentata in questi giorni.

Se dovessi dargli un voto sarebbe di sicuro un 8.

L’edizione 2026 del Festival di Sanremo appare infatti come il risultato di un lavoro attento e continuo, costruito con metodo e con una visione complessiva del panorama musicale italiano. I festival, del resto, si realizzano anche in base a ciò che il mercato offre, chi li cura deve saper cogliere le opportunità e trasformarle in un progetto coerente.

La qualità delle canzoni, come spesso accade, si presenta disomogenea. È una condizione che non riguarda soltanto la musica, ma molti ambiti artistici contemporanei, nei quali convivono esperienze di valore accanto ad altre meno incisive. Non mancano brani interessanti, ma resta la sensazione che non tutte le proposte siano destinate a rimanere nella memoria collettiva.

Proprio per questo emerge una certa nostalgia per le melodie del passato, quelle capaci di trasformarsi in veri e propri classici. Le canzoni di ieri continuano a rappresentare un punto di riferimento importante, mentre oggi si fatica più spesso a individuare composizioni destinate a diventare “sempreverdi”. In questo senso il Festival rimane comunque uno specchio significativo del gusto degli italiani, spesso più raffinato di quanto si creda.

Nel frattempo è arrivata l’ufficialità sul prossimo volto alla conduzione del Festival 2027 che sarà Stefano De Martino. Una scelta che può rivelarsi convincente per la sua capacità di parlare a un pubblico trasversale e per un linguaggio televisivo contemporaneo e dinamico. Accanto a lui viene indicata la presenza di Antonella Clerici, garanzia di esperienza, empatia e profonda conoscenza del mezzo televisivo. Un tandem che potrebbe coniugare freschezza e solidità, offrendo al Festival una nuova fase nel segno della continuità e del rinnovamento.

La sfida delle prossime edizioni non sarà soltanto quella degli ascolti o dello spettacolo, ma quella di restituire alla canzone il tempo necessario per sedimentarsi nella memoria collettiva. Senza questa profondità, il rischio è che il Festival resti un evento di grande visibilità ma di incidenza sempre più breve, capace di accendere i riflettori per pochi giorni e di spegnersi con la stessa rapidità con cui cambia il gusto del momento.

Nota della Redazione

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