(ASI) Giappone- Questa volta la sfortuna è passata per una candela, in un’epoca dove la Formula Uno si regge sugli impianti elettronici delle vetture. Al Gran Premio del Giappone Sebastian Vettel ha avuto problemi meccanici già in griglia, di nuovo. Cinque giri prima di ritirarsi. L’ennesima delusione del tedesco in questa corsa potrebbe però valere il Mondiale. Raikkonen è arrivato alla fine, ma correndo come comparsa. Sceso fino alla quindicesima posizione è poi riuscito a risalire fino alla quinta. Troppo poco rispetto agli avversari.


Un’altra domenica nera per la Ferrari, lo si è visto dallo sguardo perso e dalla voce fioca di Maurizio Arrivabene durante le prime interviste a caldo. Tutto facile per le Mercedes di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas.
Le frecce d’argento hanno avuto problemi tecnici, sono andati complessivamente più lenti delle Redbull, ma hanno giocato di squadra portando l’inglese a trionfare persino a Suzuka, dove la vittoria sembrava insperata.
Sul gradino più alto del podio Hamilton, poi Verstappen e Ricciardo, confermando l’ottimo assetto delle Redbull. «Come mai ho avuto questa vibrazione alle gomme?», risponde Lewis ai tecnici Mercedes che si congratulavano con lui. Non occorre festeggiare le sfortune altrui, si può allungare in classifica e si avvicina la vittoria finale.
Le statistiche in un quattro ripetuto tre volte: manca solo la matematica, ma in casa Mercedes pregustano il quarto mondiale di fila, il quarto personale per Hamilton. Campionato chiuso quindi? All’inglese basteranno solo 16 punti ad Austin, a quattro gare dalla fine della stagione.
Il divario più grande riguarda la classifica costruttori. 503 per la Mercedes e 385 per la Ferrari è una differenza troppo grande per chi voleva competere per il titolo fino all’ultima gara. Le Rosse, nel complesso di una sfortuna che si è concentrata tutta alla fine, hanno avuto troppi problemi strutturali. Troppi per competere, dove le gare sono state decise già alla griglia di partenza o quasi, come è avvenuto a Singapore. Quell’affidabilità tanto inseguita non è stata mai raggiunta.
Dove Raikkonen e Vettel si sono incartati nelle difficoltà, Bottas e Hamilton hanno sommato i propri valori, come è avvenuto nell’ultima prestazione di Suzuka. Verstappen e Ricciardo sono stati più veloci, ma anche stati arginati dalla strategia Mercedes, dove Bottas si è sacrificato nel far passare Hamilton e chiudere la strada alle Redbull, prima di rienatrare nei box per il pit-stop.
Nello sconforto generale di Maranello, dove nessuno parla di resa ma tutti la pensano, si può solo confidare in una rivincita nel 2018. Al decimo anno con la bacheca dei trofei vuota. Il Mondiale non è finito, ma che Hamilton, con questo spirito di conservazione anche nelle gare più complicate, si divori il vantaggio ottenuto, davvero non lo si può credere. Il titolo 2017 può perderlo solo lui. Per le Ferrari prima serviva un’impresa, ora un miracolo.
Lorenzo Nicolao – Agenzia Stampa Asi

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